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Serenità fotografica: filosofare non basta (terza parte)

Riprende dalla seconda parte

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Come abbiamo visto fin qui, per favorire uno stato di serenità fotografica è importante che la scelta degli strumenti di ripresa rimanga su un piano di equilibrio, libera da dogmi e da presunte strade obbligate. La scelta – ovvero l’esercizio del discernimento – può essere compiuta con la massima serenità operativa, senza remore né rimpianti. Ciò che conta, in definitiva, non è l’adesione a un sistema o a un’ortodossia tecnica, bensì la consapevolezza con cui si decide.

Supporti attivi

In ogni caso, la scelta degli strumenti può essere influenzata da numerosi fattori, tra cui, non ultimo, il passaparola. Ogni giorno riceviamo consigli per gli acquisti attraverso internet, i social network, la pubblicità e i suggerimenti di amici appassionati di fotografia.

Molto spesso ci affidiamo a tutorial e ai canali di fotografi di ogni genere che oggi popolano il web in grande quantità. Queste fonti rappresentano un prezioso punto di riferimento per orientarsi tra le numerose proposte del mercato, anche se è sempre opportuno valutarne i contenuti con spirito critico e confrontare opinioni diverse prima di prendere una decisione.

Scelta degli strumenti - ©Colin Lloyd
©Colin Lloyd
Dati ottici

Il mio approccio alla scelta degli strumenti è molto razionale. In effetti è quello che seguono molti progettisti e appassionati di ottica più che di semplice fotografia. Lo schema ottico racconta spesso più del marketing. Se vogliamo dare un ordine gerarchico di priorità, potrei suggerire il seguente:

  • Schema ottico
    • Numero di elementi e gruppi.
    • Distribuzione delle lenti (ad esempio doppietti cementati, gruppi flottanti, retrofocus, telephoto).
    • Tipologia dei vetri (ED, Super ED, fluorite, elementi asferici stampati o molati, vetri ad alto indice).
    • Curvatura delle superfici, che permette di intuire come il progettista abbia affrontato aberrazione sferica, coma, astigmatismo e curvatura di campo.
    • Trattamenti antiriflesso (ogni produttore ha il proprio) determinanti per contrasto.
  • Costruzione meccanica
    • Materiali del barilotto.
    • Precisione delle guide di messa a fuoco.
    • Eventuali gruppi flottanti.
    • Tropicalizzazione e tolleranze costruttive.
  • Diaframma
    • Numero e forma delle lamelle.
    • Apertura effettivamente circolare alle aperture intermedie.
    • Influenza sul bokeh e sulla forma delle stelle di diffrazione.
La Volta Rossa ©Marco-Baracco
La Volta Rossa ©Marco Baracco

Questa impostazione ha anche un vantaggio: consente di formulare un’ipotesi sul comportamento dell’obiettivo prima di guardare i grafici dei test MTF o le recensioni. Ad esempio:

  • un doppio Gauss molto simmetrico lascia prevedere una buona correzione della distorsione;
  • la presenza di superfici asferiche suggerisce un’elevata correzione alle grandi aperture, ma può far pensare alla possibile comparsa di deformazioni nel bokeh;
  • l’impiego di fluorite o elementi ED fa prevedere un’eccellente correzione dell’aberrazione cromatica longitudinale;
  • un elevato numero di gruppi e superfici aria-vetro rende i rivestimenti antiriflesso fondamentali per mantenere contrasto e resistenza al controluce.

Un altro dato importante: la curvatura delle superfici. È un aspetto raramente considerato dagli acquirenti, perché richiede di leggere i disegni brevettuali o gli schemi tecnici. Tuttavia può fornire indicazioni sul livello di correzione per determinate aberrazioni. Infine aggiungerei a questa analisi il tipo di messa a fuoco. Sapere se l’obiettivo utilizza messa a fuoco interna, gruppi flottanti o sistemi a doppio gruppo permette di prevedere:

  • la variazione delle prestazioni alle brevi distanze;
  • il focus breathing;
  • il mantenimento della correzione delle aberrazioni lungo tutto il campo di messa a fuoco.

In sostanza, il mio metodo di scelta degli strumenti è quello di chi considera un obiettivo come un sistema ottico da comprendere, piuttosto che un prodotto da valutare esclusivamente tramite immagini di prova o punteggi di laboratorio. È un approccio che permette spesso di interpretare correttamente anche risultati apparentemente contraddittori delle recensioni, perché si riesce a collegare il comportamento osservato alle scelte progettuali.

Prossimamente alcuni esempi di esperienza pratica e fonti autorevoli per approfondire.

Continua con la quarta parte

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