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Nato, ex portavoce israeliano Levy: “Turchia cavallo di Troia, vendita F-35 comprometterebbe equilibri Mediterraneo”

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“La Turchia è un cavallo di Troia all’interno della Nato che fa il doppio gioco”. Così Eylon Levy, ex portavoce del governo israeliano, descrive ad Adnkronos il ruolo di Ankara nel giorno di apertura del vertice Nato. Secondo Levy, la Turchia “chiede gli F-35 mentre utilizza sistemi di difesa missilistici russi”, “afferma di far parte dell’Occidente mentre ospita Hamas e agisce come uno dei suoi principali sostenitori” e, fatto “ancora più preoccupante”, “la leadership turca ha lanciato minacce genocidarie contro Israele sempre più deliranti”. “Il fatto che la Turchia sia diventata un pilastro così importante della Nato, in conseguenza della debolezza di altri eserciti europei e della loro incapacità di contare sulle proprie forze, sta sicuramente causando allarme – aggiunge – Si tratta di un regime che sta diventando sempre più aggressivo nei confronti dei suoi vicini”.

Tra i temi più caldi del vertice di Ankara c’è sicuramente l’apertura statunitense alla vendita di caccia F-35 alla Turchia, alla quale il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha anche recentemente ribadito la propria contrarietà. “Israele ritiene che la vendita degli F-35 alla Turchia comprometterebbe l’equilibrio di potere nel Mediterraneo orientale”, afferma Levy, spiegando che tale equilibrio “si fonda non solo su Israele, ma in particolare sull’alleanza di difesa tra Israele, Cipro e Grecia, che si sentono anch’esse minacciate dalla vendita degli F-35″. Consegnare questa tecnologia “a un regime islamista che parla apertamente del suo desiderio di conquistare Gerusalemme sarebbe uno sviluppo molto pericoloso”. Levy ricorda inoltre che “al momento gli Stati Uniti non possono vendere questi aerei alla Turchia perché Ankara continua a utilizzare i sistemi S-400 russi” e che “esiste una fortissima opposizione al Congresso alla vendita del più avanzato caccia della Nato a un regime che continua a utilizzare tecnologia militare russa avanzata”.

Quanto alla buona salute del rapporto tra Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, ribadita dal tycoon in apertura del vertice, Levy osserva che “la Turchia fa parte della Nato, ma l’intera alleanza dovrebbe essere molto preoccupata per il modo in cui minaccia altri membri dell’Alleanza”. Allo stesso tempo sottolinea che “il presidente Trump è stato naturalmente un grande sostenitore di Israele“, ma precisa che “l’alleanza tra Israele e Stati Uniti è molto più profonda di qualsiasi singolo presidente”. Per questo, aggiunge, “Israele è comprensibilmente preoccupato che il desiderio di vendere la costosa tecnologia alla Turchia finisca per compromettere l’attuale assetto strategico in Medio Oriente, che ha garantito la stabilità nella regione, e finisca per rafforzare un regime che minaccia apertamente i propri vicini”.

Dopo il vertice Nato, l’attenzione si potrà spostare sulla visita prevista di Netanyahu a Washington, la cui data è ancora da definire. Ma dal processo negoziale tra Israele e Libano, alla guerra a Gaza e il dossier iraniano, “sono molte le questioni all’ordine del giorno – osserva – Il regime iraniano farà tutto ciò che è in suo potere per sabotare l’accordo di pace tra Israele e Libano, perché non vuole che il Libano sia uno Stato libero, indipendente e sovrano in pace con i suoi vicini”. Sul fronte iraniano, aggiunge, “ci sono ancora molte questioni aperte in Medio Oriente” e “la domanda sarà come preservare i risultati della recente guerra con l’Iran, impedendo al regime di Teheran di ricostruire la propria macchina bellica invece di consentirgli di farlo alimentando le sue fantasie di vendetta”.

“Il mondo intero ha visto le immagini dei funerali di Ali Khamenei, con migliaia di persone che marciavano sventolando la bandiera rossa della vendetta, invocando vendetta contro gli Stati Uniti, e striscioni che minacciavano apertamente di morte Trump – sottolinea Levy – Si tratta di un regime che, in violazione del memorandum d’intesa, continua i lavori presso l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain, è determinato a investire fondi nei propri missili balistici e continua ad attaccare le navi nello Stretto di Hormuz.”

L’ex portavoce guarda infine con favore al nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, che sarà ospitato da Roma il prossimo 15 e 16 luglio. “Israele vuole raggiungere un accordo di pace completo con il Libano – afferma – Stiamo dicendo a Beirut: non abbiamo alcuna ambizione territoriale sul vostro Paese. Il nostro unico interesse è impedire all’esercito per procura iraniano, chiamato Hezbollah, di usare il vostro territorio per lanciare razzi e droni contro le nostre comunità”. Per questa ragione, Israele “restituirà il Libano meridionale a un governo libanese capace di mantenere un confine pacifico. Non lo restituiremo a Hezbollah“. L’obiettivo finale, conclude Levy, è “una pace piena e una piena normalizzazione” con il vicino a nord: “Israele e Libano hanno oggi un interesse comune a vedere Hezbollah disarmato, così da poter costruire un accordo di pace completo tra due Paesi che non avrebbero mai dovuto entrare in conflitto”.

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