HomeSpettacoloIl ritorno di Cechov e la sua passione per il teatro

Il ritorno di Cechov e la sua passione per il teatro

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[oblo_image id=”2″]Cechov al Carcano e nei teatri nazionali. Il Gabbiano, uno dei più famosi testi teatrali del grande scrittore russo, è andato in scena in queste settimane nel teatro meneghino, raccogliendo un ottimo successo di pubblico, che sottolinea come la “gente” di Milano rimanga sempre affezionata alla drammaturgia classica, di oltre frontiera.Il capolavoro del grande maestro russo, ha già debuttato a inizio novembre, a Bolzano, in anteprima nazionale, per la regia di Marco Bernardi; e calcate le scene del Carcano, arriverà presto a Bergamo, all’Eliseo di Roma e poi, via via, nei più importanti teatri italiani. Per il regista si tratta comunque del secondo incontro con Cechov, dopo Il Giardino dei Ciliegi, di 8 anni fa.

La sinossi dell’opera spazia tra diversi temi: la passione per l’arte, il divario generazionale, l’amore necessario e l’amore passionale, la vita di paese e le insidie della capitale.

[oblo_image id=”3″]Siamo nella Russia di fine ‘800, e il fuoco sacro per la scrittura e per il teatro fa da filo rosso nella vita dei protagonisti, che si inseguono, si amano, si uccidono psicologicamente, si ritrovano per poi perdersi nuovamente, fallendo la sfida con loro stessi e con la serenità, necessaria per dar vera voce al talento. Nel testo di Cechov, infatti, primeggiano sugli altri, paradossalmente, coloro che non hanno osato fare delle scelte di cuore, e che, in un certo senso, si sono lasciati vivere nella atmosfera decadente e monotona della vita di paese.

[oblo_image id=”4″]La scena, molto raffinata, giocata sul richiamo a un bianco strategico, quasi da quadro impressionista, catapulta nel dramma romantico e pessimista della Russia dei grandi scrittori del passato. Anche la dimensione del viaggio è presente nella narrazione e territori così vasti, risultano ridotti grazie all’artificio della scrittura e del teatro. Si tratta di una borghesia inquieta e passionale, quasi estrema. L’amore descritto nelle sue tinte forte, come la dicotomia della veste della giovane e fiduciosa Nina, (Gaia Insegna), bianca e leggera nell’innocenza dell’amore e nera e pesante nella delusione dell’abbandono, del freddo e del dolore per il fallimento.

Il gabbiano
Teatro Stabile di Bolzano
Patrizia Milani Carlo Simoni
Maurizio Donadoni

IL GABBIANO di Anton Cechov. Traduzione Fausto Malcovati
Con Massimo Nicolini, Gaia Insenga, Libero Sansavini, Gianna Coletti, Iolanda Piazza,
Riccardo Zini, Fabrizio Martorelli, Maurizio Ranieri
Scene Gisbert Jaekel
Costumi Roberto Banci
Luci Lorenzo Carlucci
Ambientazione sonora Franco Maurina
Regia Marco Bernardi

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