C’è chi arriva al Lido per il cinema, chi per il red carpet, chi solo per accaparrarsi un gadget o provare a scroccare un drink al bar dell’Excelsior. E poi ci siamo noi che, armate di taccuino e ironia, vi raccontiamo quello che non entra nelle conferenze stampa: gli applausi oceanici e i silenzi glaciali, gli outfit che sfidano la fisica, i gossip che si materializzano più velocemente delle barche-taxi e quei mostri della Laguna che puntualmente riemergono tra un photocall e un party segreto. Perché la Mostra del Cinema di Venezia è così: un palcoscenico dove il sublime convive con l’assurdo.
Ed eccoci al secondo giorno della kermesse che, puntuale, non ha mancato di regalarci le sue immancabili croci e delizie. La prima, cocente delusione della giornata ha un nome e un cognome: Orlando Bloom. Sotto un sole impietoso, fan e fotografi si erano preparati al rito: l’arrivo trionfale in barca alla darsena del Palazzo del Casinò. L’attesa era spasmodica, l’acqua luccicava, le macchine fotografiche erano pronte. Peccato che l’iconico pirata dei Caraibi abbia tradito l’acqua per l’asfalto, scegliendo di arrivare in auto ed entrare da un ingresso laterale. Un vero affronto alla tradizione veneziana. E se pensate che si sia fatto perdonare in conferenza stampa, vi sbagliate. Lì, il nostro Bloom ha deciso di onorare un’altra antica tradizione del Lido, inaugurata ieri da Claire Foy: quella delle star “stitiche di parole”, dispensando poche battute con la parsimonia di un re che concede udienza.
A 81 anni, non si può certo dire la stessa cosa del regista Gianni Amelio. Una passione torrenziale che ha travolto la conferenza stampa, dove il regista ha generosamente monopolizzato il microfono, lasciando agli altri protagonisti della pellicola giusto il tempo per un cenno d’assenso. E se fosse stata tutta una raffinata strategia? Una mossa preventiva per evitare che Valeria Golino condividesse con il pubblico la sua principale fonte d’ispirazione sul set, una ‘perla’ motivazionale del regista stesso: “Non me ne frega niente che sei brava, ti voglio bella”. E fu così che, in pochi secondi, anni e anni di lotte femministe vennero elegantemente archiviate tra gli aneddoti del Lido.
Ma il Leone d’Oro per la gloria (e la simpatia) del giorno va senza dubbio a lui: l’italianissimo Alessandro Borghi. Sorridente, disponibile, gentile, ha quell’aria da amico di sempre che ti fa venire voglia di offrirgli uno spritz, dimenticando per un attimo che è una star internazionale. È il nostro supereroe di quartiere, lo Spiderman de Roma in trasferta al Lido. Chiusa la parentesi patriottica (e doverosa), passiamo oltre.
La menzione d’onore del giorno è tutta per loro: gli instancabili fotografi. Con la loro divisa d’ordinanza total black, così precisa da renderli pronti per ogni evenienza – da un party esclusivo a una celebrazione funebre fino alla cover band dei ‘Neri per caso’ – sono la vera colonna sonora del red carpet. Mentre le star sfilano, loro, armati di macchine fotografiche e di una potenza vocale invidiabile (Stefano De Martino facci un pensierino per il tuo Sanremo), le dirigono con appelli accorati. È così che Jack O’Connell cambia nome e diventa “Jooosh”, un semplice “Orlando” si trasforma in un lamento da dieci secondi (“Orlandoooooo”) e le distinte Kate e Rooney Mara diventano un pratico nome collettivo: “Sistersssss”. Senza di loro, il red carpet sarebbe solo una sfilata silenziosa. E molto più noiosa.
Ma il meglio, si sa, arriva sempre alla fine. A pochi passi dal tappeto rosso, c’è qualcuno che ha scelto di lasciare un paio di boxer…appesi ad un palo. Perché, come diceva l’iconica Coco Chanel: “Prima di uscire guardarsi allo specchio e togliere un accessorio superfluo”. Ed è stata presa in parola!