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Una generazione di fenomeni fa crescere il paese

[oblo_image id=”2″]Dal 2000 ad oggi tanti sono stati i successi, ed in varie discipline, di squadre e atleti spagnoli. Il trionfo di Rafael Nadal a Wimbledon di domenica scorsa è solo l’ultimo di una lunga serie che vede coinvolti un po’ tutti gli sport. Lo stesso Nadal in questi primi anni del terzo millennio aveva già conquistato ben 4 Roland Garros (1005, 2006, 2007, 2008), aiutando anche la squadra spagnola a vincere per 2 volte la Coppa Davis (2000, 2004).

Mantenendoci fra gli sport più comuni come dimenticare il doppio successo (consecutivo, 2005, 2006) nel mondiale di Formula 1 di Fernando Alonso che ha fatto diventare popolare nel suo paese, uno sport fino ad allora per nulla seguito (la tv di Stato non aveva nemmeno i diritti per la trasmissione delle immagini prima del suo avvento).

Nelle moto il vivaio è ricco è punta su tre elementi in particolare: Daniel Pedrosa campione del mondo 125 (nel 2003), e 250 (2004, 2005) che da due anni è in lotta per il titolo di MotoGp; Jorge Lorenzo anche lui due volte campione del mondo 250 (2006, 2007) e anche lui da quest’anno in MotoGp dove, senza i guai fisici, sarebbe molto più avanti in classifica; infine Alvaro Bautista campione del mondo 125 nel 2006.

Passando dai motori agli sport con la palla troviamo 1 vittoria al mondiale di basket nel 2006, 2 argenti europei (2003, 2007) e 1 eurolega per club vinta dal Barcellona nel 2003.

[oblo_image id=”3″]Nel calcio è recentissimo il successo nell’Europeo di calcio della squadra di Aragones dopo 44 anni da quello vinto con Luisito Suarez in campo. Ma si contano anche 3 Champions League finite nelle mani di Real Madrid (2000, 2002) e Barcellona (2006).

A settembre dello scorso anno è arrivato pure il titolo europeo di pallavolo per la nazionale iberica, che fino ad allora non aveva mai vinto nulla, pur se guidata però, dall’attuale CT azzurro Andrea Anastasi.

Nella pallamano la Spagna si è laureata campione del mondo nel 2005, spinta dai suoi tanti talenti che hanno portato in patria ben 5 Champions League con le maglie di Barcellona (2000, 2005), San Antonio (2001) e Ciudad Real (2006, 2008).

Nella pallanuoto si contano invece 1 titolo mondiale nel 2001 e 1 argento agli europei nel 2006.

Rimanendo in acqua sono davvero tanti i trionfi di atleti spagnoli. Per quanto riguarda il nuoto infatti, troviamo i 3 ori di Nina Zhivanevskaya, uno mondiale (2003), gli altri due europei (2000, 2002) nei 50 dorso, più un oro europeo nei 100 (2000) e un altro nei 200 (2000) dorso conquistati sempre dalla stessa atleta. David Ortega si è fermato invece a un solo oro europeo nei 100 dorso (2000) cosi come Erika Villaecija negli 800 sl (2004) e Mireia Belmonte Garcia nei 200 misti (2008). Infine c’è un oro europeo (2004) nei 4×200 sl.

[oblo_image id=”1″]A questo già lungo elenco vanno aggiunti tutta una serie di disparati successi nelle più varie discipline. E allora ricordiamo l’oro olimpico nel C1 1000 di David Cal nella canoa, il doppio oro olimpico al volteggio (2000, 2004) di Gervasio Deffer nella ginnastica, l’oro olimpico di Isabel Fernandez nel judo, l’oro olimpico di Iker e Xavier Fernandez nei 49er di vela, e i 3 titoli di campione del mondo a squadre di hockey su pista conquistati nel 2001, nel 2005 e nel 2007.

A causa della vicenda Operaction Puerto, abbiamo lasciato in ultimo la lunga serie di successi di atleti iberici nel ciclismo. Se una delle più grandi inchieste antidoping lascia ancora oggi molti dubbi su tanti di questi trionfi, è comunque doveroso riportarne il tanto affollato elenco. E allora, cominciamo: 3 titoli mondiali con Oscar Freire (2001, 2004) e Igor Astarloa (2003), 2 Tour de France con Alberto Contador (2007) e Oscar Pereiro (2006), 1 Giro d’Italia ancora con Alberto Contador (2008), 4 Vuelta con Angel Casero (2001), Aitor Gonzalez (2002) e Roberto Heras (2003, 2004), 1 vittoria nell’inseguimento con Escobar Roure nel 2004 e, infine, un oro olimpico (2000) e un mondiale corsa a punti (2007) con Joan Llaneras.

Ma da dove provengono questi infiniti trionfi? Potrà sembrare strano, anche se non lo è poi così tanto, ma questi successi derivano dalla Costituzione. Nella carta fondamentale entrata in vigore nel ’78, nella sezione dedicata ai diritti e ai doveri [oblo_image id=”4″]dei cittadini, c’è un articolo molto importante, che spiega tutto. È l’articolo 43, che impone ai pubblici poteri di incoraggiare e sostenere lo sport. Un riferimento normativo di cui, nel nostro paese, non c’è traccia, purtroppo. Si dice che la Costituzione è lo specchio di un paese. Beh, ecco spiegati allora i successi della Spagna in campo sportivo. Spagna che in soli 30 anni (dal ’78, anno di entrata in vigore della costituzione con relativo articolo 43 appunto) si è trasformata in una vera e propria superpotenza sportiva. Questo perché gli spagnoli hanno compreso un semplicissimo meccanismo che a noi, così come il fatidico articolo 43, è sfuggito: i successi dello sport accompagnano e aiutano i successi nella vita, nell’economia e nel sociale. Questo perché lo sport è un grande affare, un potente strumento mediatico e di immagine, non solo di puro divertimento. Ad esempio il turismo può alimentarsi attraverso circuiti di golf; l’America’s Cup di vela fa scivolare tanto denaro nelle tasche di chi vive nella città che accoglie l’evento (Valencia); ospitare le Olimpiadi è sicuramente un privilegio ma anche un’occasione per modernizzare una città, come accadde nel 1992 per Barcellona, e per dare impulso decisivo alla pratica sportiva. Se poi nello stesso anno si organizza l’Esposizione Universale a Siviglia e si realizza un bombardamento pubblicitario sul ritorno di Maradona al calcio giocato proprio con la maglia della squadra andalusa, il gioco è fatto. Ecco spiegati allora gli interminabili successi spagnoli nelle più disparate discipline sportive i cui sopra.

Sicuramente lo sport avrà beneficiato della crescita straordinaria che il Paese ha avuto nell’ultimo decennio (la media è del 3% all’anno). È proprio di 15 giorni fa la notizia, come certificato da Eurostat, che la Spagna ci ha superato nel Pil. Insomma, lo sport è cresciuto e il paese pure. Ora quale dei due abbia iniziato per primo e abbia trascinato l’altro non ci è dato saperlo. Ma questo è uno di quei casi in cui è lecito chiedersi: viene prima l’uovo o la gallina?

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