Con il ritorno di “logiche di rapporti di forza imperiali”, l’allargamento dell’Unione europea equivale a “estendere la sua stabilità” al resto del continente. Lo sottolinea Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario del Partito democratico europeo, a margine della plenaria di Strasburgo. Parlando ai microfoni di “Voci dal Parlamento” dell’Adnkronos dopo una serie di voti sui progressi di Moldova, Serbia e Ucraina, Gozi descrive l’espansione dell’Ue come una grande sfida geopolitica e una straordinaria opportunità economica: ogni allargamento passato ha infatti espanso il mercato interno, permettendo a nuovi Paesi di crescere con un vantaggio reciproco per tutti gli Stati membri, ricorda.
I Paesi alle porte dell’Unione, spiega l’eurodeputato e relatore di un rapporto sul tema, non se ne andranno altrove. Di conseguenza occorre lavorare per aumentare la prosperità dei vicini, altrimenti “le loro difficoltà e la loro instabilità verranno a bussare e sfonderanno le nostre porte”. Del resto, la stessa Ue fu concepita sin dalle origini come un progetto continentale volto a irradiare pace e crescita: tesi che si rafforza nell’attuale contesto storico, segnato dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, dalla crescente assertività cinese, dalle posizioni “molto aggressive” di Donald Trump e dal generale ritorno di logiche imperiali.
Di fronte a queste minacce occorre “aumentare il peso territoriale e demografico dell’Ue ed estenderne la stabilità attraverso l’adesione”, ma a patto che l’Europa si adegui. L’Unione a 27 Stati membri si dimostra già oggi inefficace, rallentata dai veti, priva di un bilancio adeguato o di strumenti di investimento e in ritardo sulla costruzione di una difesa europea, afferma Gozi. Tutti questi aspetti vanno dunque riformati, “a maggior ragione perché proviamo ad allargarci”: un allargamento condotto senza riforme susciterebbe in lui per primo forti dubbi, motivo per cui la formula imprescindibile resta quella di allargare e riformare.
Proprio il processo di adesione di Kiev rappresenta “la cartina di tornasole sulla serietà dell’Europa di unificarsi e di riformarsi”. Commentando il voto sul rapporto dedicato all’Ucraina, Gozi ha spiegato che l’apertura dei prossimi capitoli negoziali costituirà una prova “molto concreta” della serietà europea. L’apertura del primo capitolo, quello dei fondamentali, è un risultato cruciale, poiché la battaglia ucraina per la democrazia, la libertà e l’indipendenza è a tutti gli effetti anche una battaglia per l’Ue e va accompagnata con prove di serietà: non si può continuare a promettere un futuro europeo all’Ucraina per poi “rimandare alle calende greche” il momento in cui iniziare a costruirlo.
Dal punto di vista della difesa, l’integrazione sarà estremamente vantaggiosa, dato che l’Ucraina vanta oggi uno degli eserciti più avanzati al mondo, continua l’eurodeputato. Tuttavia, l’adesione di un Paese con 40 milioni di abitanti, una forte politica agricola e regioni sottosviluppate comporterà sfide immense per l’agricoltura e lo sviluppo. “Aprire all’Ucraina senza riformare l’Ue vuol dire andare verso la paralisi e verso un rigetto”, avverte Gozi, immaginando la reazione dei settori agricoli e delle regioni meno sviluppate costretti a condividere la stessa “torta” con un nuovo, ingombrante ospite. Kiev diventa così il caso “più lampante” della necessità di riformare il funzionamento del bilancio comunitario, a partire dalla politica agricola comune e quella di coesione.
Sul fronte orientale, anche la Moldova assume un ruolo “assolutamente fondamentale” nello scacchiere europeo, e l’Unione ha tutto l’interesse ad accelerarne l’adesione secondo l’eurodeputato liberale. Pur trattandosi di un Paese di dimensioni minori rispetto all’Ucraina, vale il medesimo discorso relativo all’estensione della stabilità e della prosperità del progetto europeo. Le implicazioni e l’impatto di questa adesione sono inferiori, ma a Chisinau si combatte semplicemente un tipo di guerra diversa rispetto a quella condotta in Ucraina con carri armati e truppe sul terreno.
Il rapporto adottato dall’Eurocamera parla esplicitamente del progresso moldavo nelle riforme a fronte di una vasta operazione di ingerenza russa. Quella in corso in Moldova è “una battaglia di influenza, di ingerenze democratiche, di forti interferenze russe”, che offre uno spaccato preciso della nuova lotta tra sfere di influenza in Europa e oltre, spiega Gozi. La Russia e la Cina cercano costantemente di espandere la propria influenza a spese degli europei, e proprio questa minaccia costituisce una delle ragioni geopolitiche fondamentali per cui l’Ue deve stringere i tempi e accogliere il Paese nella propria orbita.
Completamente diverso è lo scenario nei Balcani, dove il Parlamento europeo ha adottato un rapporto che invita Belgrado a impegnarsi seriamente nel processo di riforme per l’adesione. Gli eurodeputati si mostrano molto critici, chiarendo però che il problema più grande della Serbia è il presidente serbo, Alexander Vucic, e non il popolo stesso o le sue giuste aspirazioni europee, come sottolinea Gozi. L’eurodeputato denuncia il ricorso delle autorità a metodi repressivi e a tratti violenti contro gli studenti, unito a pratiche di manipolazione dei media e delle leggi elettorali. Tutto ciò viola le norme fondamentali del gioco democratico, impedendo la costruzione di alternative politiche, in un’inaccettabile contraddizione per cui Belgrado “vuole i fondi europei ma viola i valori europei”.
In passato si è chiuso un occhio sulle azioni di Vucic in nome della stabilità regionale, ma oggi il presidente serbo non garantisce la democrazia ed è diventato egli stesso un fattore di instabilità, prosegue l’eurodeputato. Inoltre, sebbene la Serbia si sia candidata liberamente all’Ue assumendosi precisi obblighi, Vucic sta “disallineando” il Paese dalla politica estera comune dell’Ue che dovrebbe seguire, avvicinandolo a due grandi concorrenti come la Russia di Vladimir Putin e la Cina. Gozi auspica che le diplomazie nazionali trovino il coraggio di prendere atto che il loro interlocutore non può essere Vucic, ma i liberi cittadini che chiedono democrazia ed Europa.
L’eurodeputato ricorda di essere stato attaccato personalmente da Vucic per le sue posizioni: “Io l’ho sfidato pubblicamente a un dibattito televisivo, che prima aveva accettato”, e non si è mai concretizzato, spiega, ribadendo la sua volontà di dibattere con il presidente serbo “dove vuole lui: a Belgrado, a Parigi, a Bruxelles, a Roma. Da allora è sparito. Il punto è che è un po’ allergico alla critica perché non è abituato”, chiosa. (di Otto Lanzavecchia)