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Ucraina, il politologo Bortnik: “Caso Fedorov può diventare catalizzatore del malcontento contro Zelensky”

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Il cambio ai vertici delle Forze armate ucraine e la crisi politica seguita alla rimozione dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, aprono una nuova fase per Kiev. In un’intervista ad Adnkronos, Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto ucraino di Politica di Kiev, analizza le conseguenze della scelta del presidente, Volodymyr Zelensky, di nominare Mykhailo Drapatyi nuovo comandante in capo dell’esercito e il crescente malcontento emerso nella società ucraina. Secondo Bortnik, la vicenda Fedorov rischia di trasformarsi da semplice scontro istituzionale in un nuovo fattore di pressione sul presidente: l’ex ministro, associato alla modernizzazione tecnologica della difesa,potrebbe diventare un nuovo polo politico indipendente. Il politologo avverte che il rischio di proteste su larga scala è reale, anche se al momento non si profila una nuova rivoluzione: la crisi potrebbe però aggravarsi se si sommasse ad altre fonti di insoddisfazione, come corruzione, difficoltà nella mobilitazione o problemi sul fronte. Nell’intervista Bortnik affronta anche il significato strategico della nomina di Drapatyi, il futuro delle riforme militari ucraine, l’impatto dei cambiamenti sulla linea del fronte e il modo in cui la Russia potrebbe sfruttare le divisioni interne a Kyiv.

Come interpreta la decisione di Zelensky di cambiare la leadership militare e nominare Mykhailo Drapatyi nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine? Quali potrebbero essere le conseguenze strategiche di questo cambiamento?

La nomina di Mykhailo Drapaty dovrebbe essere interpretata principalmente come un compromesso politico, ma un compromesso che potrebbe produrre importanti conseguenze militari nel medio termine. Inizialmente, il presidente Zelensky aveva rimosso il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, mantenendo però il comandante in capo Oleksandr Syrsky, scegliendo così di puntare su una gerarchia militare più leale e tradizionale. Tuttavia, la rimozione di Fedorov il 16 luglio ha provocato proteste a Kiev e in altre città ucraine. La richiesta dell’opinione pubblica è rapidamente passata dalla difesa di Fedorov alla richiesta delle dimissioni di Syrsky. Sotto la pressione della società, di alcuni settori delle Forze armate e dei partner occidentali, Zelensky ha quindi rimosso Syrsky e il capo di Stato maggiore Andriy Hnatov il 21 luglio. Drapaty, 43 anni, rappresenta una generazione più giovane di comandanti. Il suo nome è associato a un processo decisionale decentralizzato, alla digitalizzazione, ai sistemi senza equipaggio e a un approccio più attento nella gestione del personale. La sua nomina trasferisce in parte il controllo dell’esercito all’ala giovane e tecnologica legata a Fedorov. Allo stesso tempo, non si tratta di una rottura completa con il sistema precedente. La nomina di Ihor Skybiuk, già vice capo di Stato maggiore, garantisce continuità istituzionale e preserva una parte della precedente struttura verticale militare. Zelensky cerca quindi di combinare riforma e controllo: soddisfare la richiesta di cambiamento senza perdere il controllo politico sulle Forze armate.

Fedorov è associato all’innovazione e alla modernizzazione del settore della difesa ucraino. Quanto del suo modello può sopravvivere dopo la sua uscita e questa crisi politica potrebbe rallentare le riforme militari?

Il modello di Fedorov probabilmente sopravviverà, ma la sua portata e la sua velocità dipenderanno da chi diventerà il ministro della Difesa permanente e dal livello di autonomia politica che gli verrà garantito. La trasformazione tecnologica della guerra è ormai troppo profondamente istituzionalizzata per poter essere completamente invertita. La produzione di droni, i sistemi digitali di comando, gli attacchi in profondità, la robotizzazione e l’integrazione delle tecnologie civili nell’apparato militare non sono più esperimenti personali condotti da un singolo ministro. Sono diventati una necessità, perché l’Ucraina non può competere con la Russia sul piano convenzionale in termini di uomini e risorse. Drapaty è vicino a questa impostazione. Ha sostenuto pubblicamente Fedorov e ha promosso la logistica digitale, i sistemi senza equipaggio, la riforma dei centri di addestramento e una cultura del comando più decentralizzata. La sua nomina offre quindi l’opportunità di preservare la componente militare della strategia di Fedorov. Resta però vulnerabile la componente politica e amministrativa. Il ministro della Difesa ad interim, Yevhen Khmara, controlla gli appalti e i flussi finanziari del ministero, mentre la nomina di un ministro permanente resta ancora irrisolta. Secondo quanto riferito, Fedorov avrebbe rifiutato incarichi alternativi nel governo e insistito sul fatto di essere disposto a tornare solo come ministro della Difesa. Le riforme difficilmente verranno abbandonate, ma la crisi potrebbe rallentarne l’attuazione e dividere le responsabilità tra ministero della Difesa, Stato maggiore e Ufficio del presidente. La tecnologia non può compensare un conflitto istituzionale se i leader politici e militari continuano a competere su priorità, risorse e autorità.

I recenti sondaggi e le reazioni dell’opinione pubblica indicano una crescente frustrazione in parte della società ucraina. Quanto è significativo questo cambiamento di clima e cosa significa per il futuro politico di Zelensky?

Si tratta di un cambiamento significativo perché le proteste non sono guidate da gruppi tradizionalmente filorussi o anti-statali, ma da veterani, volontari, famiglie di militari, giovani e settori della società civile che in precedenza sostenevano il governo e lo sforzo di difesa dell’Ucraina. Il sondaggio del Rating Group condotto il 20 e 21 luglio, ancora prima che la destituzione di Syrsky diventasse pubblica, mostrava che il 72% degli intervistati era contrario alla rimozione di Fedorov, mentre solo il 5% la sosteneva. Allo stesso tempo, il 55% era favorevole alla destituzione di Syrsky e solo il 15% contrario. La fiducia in Fedorov è aumentata dal 35% al 65% in una sola settimana, mentre quella in Syrsky è scesa dal 39% al 23%. Fedorov è ora la seconda figura con il maggior livello di fiducia nell’opinione pubblica, dietro Valerii Zaluzhnyi, che raggiunge il 70%, ma davanti a Kyrylo Budanov con il 62% e a Zelensky con il 59%. Fedorov è inoltre emerso come un potenziale candidato alla presidenza, raccogliendo il 13,4% tra tutti gli intervistati, contro il 22,3% di Zelensky e il 14,9% di Zaluzhnyi. Il paradosso politico è che Zelensky, nel tentativo di ridurre l’autonomia di Fedorov, potrebbe averlo trasformato in un nuovo centro politico indipendente. Il presidente ora deve scegliere se reintegrarlo nella propria struttura di potere oppure accettare il rischio che Fedorov costruisca una propria piattaforma politica basata sulla lotta alla corruzione e sulla modernizzazione militare.

Quanto è realistico il rischio di un grande movimento di protesta o di una crisi politica in Ucraina?

Il rischio è reale, ma un movimento rivoluzionario su larga scala non è ancora lo scenario più probabile. Queste manifestazioni devono essere considerate più come un segnale d’allarme – un ‘Maidan di cartone 2.0’ – che come un tentativo di rovesciare lo Stato. Le proteste hanno alcuni vantaggi: un leader popolare, il sostegno di veterani e volontari, una richiesta chiara e una notevole simpatia da parte dei partner occidentali. Tuttavia, mancano ancora di una struttura politica unitaria, di un’organizzazione nazionale e di un ampio programma socioeconomico. Inoltre, la legge marziale garantisce al governo importanti strumenti amministrativi e di sicurezza per contenere eventuali destabilizzazioni. La decisione di Zelensky di rimuovere Syrsky e nominare Drapaty ha già soddisfatto una delle principali richieste dei manifestanti e potrebbe ridurre la mobilitazione nelle strade. Ma la seconda richiesta – il ritorno di Fedorov al ministero della Difesa – non è stata soddisfatta. Il conflitto è quindi stato contenuto, ma non risolto. Il rischio aumenterà se la questione Fedorov si unirà ad altre fonti di malcontento: pratiche di mobilitazione impopolari, scandali di corruzione, disuguaglianze sociali, battute d’arresto militari o un peggioramento delle condizioni di vita. Un singolo conflitto legato a una nomina non può generare da solo una crisi politica nazionale. Può però diventare il catalizzatore capace di unire gruppi precedentemente separati e insoddisfatti del sistema presidenziale.

Dal punto di vista militare, quale impatto potrebbero avere questi cambiamenti politici e istituzionali sul fronte? Possono rafforzare la posizione dell’Ucraina o creare temporanee vulnerabilità?

Nel breve periodo, questi cambiamenti comportano più rischi che vantaggi. Nel medio termine, tuttavia, potrebbero rafforzare l’Ucraina se Drapaty avrà sufficiente autonomia per riformare il sistema di comando. Il controllo operativo immediato resta nelle mani dello Stato maggiore e la nomina di Skybiuk garantisce continuità. Le unità al fronte, quindi, non dovrebbero subire improvvise interruzioni nella catena di comando o nel sostegno logistico. Tuttavia, ogni grande riorganizzazione del personale genera inevitabilmente incertezza, competizione interna e possibili rallentamenti decisionali. Alcuni generali vicini a Syrsky, secondo alcune fonti, considerano la sua rimozione una scelta motivata politicamente e potrebbero opporsi a ulteriori cambiamenti. Anche il quadro istituzionale resta incompleto. L’Ucraina ha ancora un ministro della Difesa ad interim, mentre il futuro assetto della leadership militare dipenderà dalla nomina di un ministro permanente e dal completamento delle procedure necessarie. La prossima seduta ordinaria del Parlamento è prevista per il 18 agosto, anche se potrebbe essere convocata una riunione anticipata. La fase decisiva inizierà quando Drapaty comincerà eventualmente a sostituire comandanti di corpo e altri ufficiali di alto livello. Se riuscirà a introdurre maggiore decentralizzazione, migliorare la tutela del personale, riformare l’addestramento e integrare meglio operazioni convenzionali, droni e attacchi in profondità, l’efficacia militare ucraina potrebbe aumentare. Se invece la transizione si trasformerà in una lotta tra gruppi di potere per incarichi e risorse finanziarie, la Russia potrebbe sfruttare una temporanea fase di vulnerabilità.

La Russia sta osservando attentamente le divisioni interne dell’Ucraina. Come potrebbe Mosca sfruttare questi sviluppi a proprio vantaggio strategico?

Mosca cercherà di sfruttare la crisi su tre livelli: informativo, militare e diplomatico. Sul piano informativo, la Russia presenterà le proteste e le destituzioni come la prova che lo Stato ucraino sta perdendo coesione interna e che Zelensky non controlla più pienamente né la società né le Forze armate. Mosca cercherà di alimentare la sfiducia tra leader politici, comandanti militari, veterani e partner occidentali. Cercherà inoltre di presentare ogni battuta d’arresto militare come il risultato di conflitti interni. Sul piano militare, la Russia potrebbe aumentare la pressione durante il periodo di transizione, mettendo alla prova l’eventuale indebolimento del coordinamento ucraino dopo i cambiamenti al comando. Gli obiettivi più interessanti resteranno la logistica, le infrastrutture energetiche, la produzione della difesa e le riserve necessarie per stabilizzare il fronte. Mosca potrebbe inoltre cercare di spingere il nuovo comandante in capo verso azioni offensive premature per ottenere un successo politico visibile. Sul piano diplomatico, la Russia utilizzerà l’instabilità interna ucraina per convincere Stati Uniti e governi europei che Kiev sta diventando un partner meno prevedibile e che una soluzione dovrebbe essere negoziata direttamente tra le grandi potenze. Tuttavia, la Russia non può creare dal nulla una profonda crisi ucraina. Può soltanto aggravare contraddizioni già esistenti. Per questo ritengo che la migliore difesa contro lo sfruttamento russo non sia reprimere le critiche, ma completare rapidamente la transizione militare, definire chiaramente ruoli e responsabilità e ricostruire la fiducia tra leadership politica, esercito e società.

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