(Adnkronos) – L'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap) chiede l'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "nella sua qualità di tutore e garante della Costituzione, affinché si faccia chiarezza sui fondi erogati alle farmacie e sulla palese violazione dell'art. 78 del Regio Decreto n. 1265/1934, che prevede espressamente l'incompatibilità della professione sanitaria con quella di commerciante. E si chiede se alla luce di questi interventi normativi – che equiparano le farmacie alle strutture sanitarie – si possa allora desumere di conseguenza che anche le strutture sanitarie private possono erogare servizi sanitari senza il rispetto dei 420 requisiti richiesti dal D.Lgs. n. 502/1992, senza dover subordinare l'esercizio della propria attività a preventive autorizzazioni regionali e se possono vendere farmaci, creme e pantofole". Il nodo è la possibilità che con la 'farmacia dei servizi' quest'ultime possano fare esami e visite, come accade negli ambulatori e poliambulatori privati accreditati.  Il presidente dell'Uap, Mariastella Giorlandino, ricorda che, "in particolare, il D.Lgs. n. 502/1992 (norma avente vigore di legge in tutto il territorio nazionale) stabilisce inequivocabilmente che i servizi sanitari possono essere erogati solo presso strutture che possiedono determinati requisiti (ben 420) e che hanno ottenuto il rilascio di autorizzazioni regionali. A tal riguardo, occorre sottolineare che le farmacie non possiedono i requisiti richiesti dalla citata normativa, ma – rimarca – agiscono in virtù di una mera autorizzazione comunale (prevista ai sensi della L. n. 153/2009) che gli riconosce la possibilità di eseguire esami di autocontrollo, tipo pungidito, che non forniscono una diagnosi esatta e che, soprattutto, non individuano alcun responsabile civile e penale di chi ha eseguito l'esame nei casi di eventuale errore diagnostico". "Pertanto, riconoscere alle farmacie la possibilità di erogare vere e proprie prestazioni sanitarie significa andare contro il disposto normativo di cui al citato D.Lgs. n. 502/1992, e quindi non garantire più qualità dei servizi, spacciandolo ai cittadini come un provvedimento di convenienza economica che invece non c'è", evidenzia. "Faccio un esempio: un elettrocardiogramma eseguito da un farmacista (che non è un medico) e refertato in telemedicina viene rimborsato alle farmacie 30 euro; di contro, un elettrocardiogramma eseguito e refertato da un medico viene rimborsato alle strutture sanitarie soli 12 euro. E' scandaloso – incalza Giorlandino – constatare che per le farmacie sono previsti fondi maggiori rispetto a quelli erogati alle strutture sanitarie e agli ospedali pubblici, mentre solo qualche mese fa era previsto un taglio dell'80% dei rimborsi previsti alle strutture ospedaliere e alle strutture accreditate convenzionate nelle Regioni in piano di rientro, in forza di una presunta mancanza di fondi per finanziare la sanità pubblica italiana". "Tutto ciò – osserva la presidente Uap – avrebbe comportato un sicuro rischio di chiusura delle strutture sanitarie pubbliche ed un fallimento certo di quelle private, oltre ad un macroscopico danno erariale, passibile di giudizio dinanzi la Corte dei Conti, colpendo così solo il Sud Italia in piano di rientro. Nonostante non sia stato approvato il D.L. Zangrillo ed il cosidetto Decreto 'Taglia Code', si chiede alle Regioni come sia possibile che le stesse stanno autodeliberando alle farmacie la possibilità di eseguire screening con fondi nazionali senza il rispetto della citata normativa nazionale di cui al D.Lgs. n. 502/1992, mettendo a serio rischio la salute dei cittadini e così creando due distinte categorie di erogatori delle strutture sanitarie: le farmacie libere da requisiti e tetti di spesa e le strutture sanitarie che invece devono sottostare ai 420 requisiti ed autorizzazioni regionali".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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