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Svizzera leader nei camion elettrici: un quarto dei nuovi mezzi è a zero emissioni

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Mentre in Italia il gasolio resta saldamente oltre i due euro al litro e l’Ue resta pesantemente dipendente dal diesel per alimentare il trasporto merci, in Svizzera un nuovo camion su quattro immatricolati è ora dotato di una propulsione alternativa, un record assoluto che colloca la Confederazione al primo posto in Europa per l’elettrificazione del trasporto pesante. Lo ha riferito oggi l’Agefi, quotidiano elvetico francofono. 

Secondo i dati del primo semestre del 2026, i mezzi a zero o basse emissioni rappresentano il 25% delle nuove immatricolazioni, superando nazioni pioniere come i Paesi scandinavi, l’Olanda e l’Austria. Sebbene i camion elettrici rappresentino ancora meno del 4% della flotta totale di circa 50mila veicoli circolanti, la crescita è costante e inarrestabile dal 2022. Il motore principale di questa rapida transizione, spiega il periodico finanziario romando, è l’esenzione dalla tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (Ttpcp), un tributo calcolato in base ai chilometri percorsi, al peso e alla categoria di emissioni del veicolo.  

Per i trasportatori, l’esenzione si traduce in un risparmio enorme, tanto che anche i costruttori ne fanno un argomento di vendita: Volvo ha calcolato che un suo e-truck può far risparmiare oltre 550mila franchi fino al 2035, ipotizzando 100mila chilometri annui. 

L’attrattiva dell’esenzione è amplificata dalla certezza normativa. Secondo un portavoce dell’International Road Transport Union (Iru), l’associazione con sede a Ginevra che rappresenta gli interessi dei trasportatori, la Ttpcp è una delle tasse al chilometro più elevate in Europa, ma la Svizzera ha saputo mettere in atto un sistema che consente una transizione in un arco di tempo sufficientemente lungo, permettendo alle imprese di pianificare con sicurezza il rinnovo della flotta.  

In dichiarazioni rilasciate al giornale ginevrino il rappresentante dell’Iru sottolinea altresì che un fattore chiave è anche la struttura del mercato nazionale elvetico: grazie a decenni di politiche mirate a trasferire il traffico transalpino dalla gomma alla rotaia, il 66% dei tragitti avviene all’interno dei confini, un profilo ideale per i veicoli elettrici. 

Tra i giganti del settore, la società lucernese Galliker Transport traccia una chiara rotta verso il futuro. “Con oltre 1.300 veicoli, siamo in grado di giocare un ruolo motore e pionieristico per l’intero settore”, spiega all’Agefi il responsabile per la Svizzera romanda, Peter Ballmer. L’azienda ha già messo in strada 109 camion elettrici nel 2025 e prevede di raggiungere quota 214 mezzi a propulsione alternativa entro il 2027, con l’obiettivo dichiarato di elettrificare 650 camion nei prossimi dieci anni, corrispondenti a una riduzione di 48mila tonnellate di Co2 all’anno. La ditta investirà oltre 120 milioni di franchi tra il 2026 e il 2030 solo per le infrastrutture di ricarica. 

Anche la società argoviese Schoeni Transport ha avviato la transizione, utilizzando 15 camion elettrici su 250 veicoli impiegati nel traffico nazionale, alimentati da un parco di ricarica servito da pannelli fotovoltaici.  

Sulla stessa strada si muovono pure le imprese di medie dimensioni, sebbene il capitolo dei costi non vada trascurato: un operatore fa presente che un camion elettrico costa nettamente di più all’acquisto, con un prezzo che varia tra 280mila e 320mila franchi, “quasi il doppio di un termico”, e che l’installazione delle colonnine comporta un ulteriore esborso di 60mila-80mila franchi, per un sovraccosto complessivo di oltre 200mila franchi. 

Non tutte le realtà del ramo sono peraltro pronte a lanciarsi. Contattato dal periodico, Florian Barras, patron di Swisscar Barras, ha dichiarato che per la sua azienda, attiva soprattutto a livello internazionale per il recupero di veicoli, l’elettrico non è ancora una soluzione interessante dal punto di vista pratico ed economico, a causa della mancanza di infrastrutture di ricarica all’estero. 

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