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Schiavitù: Amore & Lavoro in mostra a Roma

Sarà il mercato romano di Piazza Vittorio ad ospitare la performance artistica e sociale di Alexander Jakhnagiev e Riccardo Girini sul tema delle forme di schiavitù moderne: prostituzione e lavoro nero degli immigrati.

[oblo_image id=”1″]La mostra dal titolo: Schiavitù. Amore&Lavoro, verrà inaugurata il 16 gennaio alle ore 12 e fino al 2 febbraio si potranno ammirare dieci grandi opere su tela, fotografie e video. La mostra si divide in due parti: l’Amore è curata dell’artista Alexander Jakhnagiev: ha tagliato i vestiti di alcune prostitute durante la simulazione di violenze. Con questi brandelli, l’artista ha realizzato vere opere d’arte visto che, ognuna di loro porta la scritta su cuori di cartone sul significato delle parola “Amore”.

L’intervento con le forbici rappresenta la violenza a cui le schiave del sesso devono sottostare continuamente mentre il biglietto rappresenta il mezzo per il quale le donne devono fare l’amore violento per vivere. Le donne che hanno preso parte all’opera di Jakhnagiev, non sono state riprese in volto sia per la privacy sia per sottolineare il rapporto: donna- corpo-oggetto.

La sezione dedicata al “Lavoro” è curata dal presidente dell’associazione Soqquadro, Riccardo Girini e è composta da interviste a sei lavoratori precari (commesso di alimentari, colf, muratore, commerciante ambulante, lavavetri, benzinaio) con immagini elaborate da sei artisti contemporanei: Marco Barucco , Giovanni Mangiacapra, Caterina Morelli, Gloria Tranchida, Lavinia Tucciarelli e Angela Scappaticci. Tutto il progetto è promosso dall’Associazione Culturale Soqquadro, dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio e dal I Municipio del Comune di Roma.

La scelta del mercato coperto di via Ricasoli, a due passi dalla Stazione Termini è di per sé simbolico: al mercato gli schiavi venivano comprati oggi invece al mercato vengono comprati parecchi prodotti etnici e i proprietari dei banchi stessi sono stranieri. La scelta è anche alternativa: è possibile con il lavoro onesto, riuscire a non incrementare il lavoro nero e così il cosiddetto “circolo dei nuovi schiavi”.

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