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Quando il Presepe diventa grande arte

Tanti presepi, ma unici nel genere. Ivan Dimitrov prende ispirazione dai grandi pittori del passato, rielabora alcune loro opere e ne fa omaggi unici. Il risultato è originalissimo.

L’avventura nella Storia dell’arte parte, per il pittore bulgaro trapiantato in Italia, a Bologna, dal 1976, da Duhrer, precisamente dalla sua “Adorazione dei magi”. La tecnica è semplice, prendere alcuni dipinti di uno stesso autore, e farne delle composizioni scultoree. Dei presepi, appunto. Così, l’opera ispirata al pittore tedesco, fonde una natura mediterranea con una spazialità tridimensionale del tutto nordica. E una capanna tradizionale di paglia si accosta ad uno sfondo romantico di rovine antiche.

C’è poi l’ “Omaggio a Rembrandt”: una statuina modellata sull’ “Autoritratto”, la scena ombrosa e profonda dal dipinto “Studioso in meditazione”, e personaggi particolari come i due di colore, dal ritratto “Due negri”. Qui dunque Dimitrov riprende un’inquietudine metafisica e la calda atmosfera, unite alla raffinata invenzione compositiva, dai tagli caravaggeschi.

Nell’ “Omaggio a Rubens”, invece, usa uno stile pienamente barocco, come il capostipite del genere. La composizione si fa complessa, policentrica, intrecciata di motivi. In un sesto di porticato, una folla di personaggi si muove attorno alla Natività. Il movimento armonico e ondulatorio dell’ “Adorazione dei magi” di Rubens qui diviene originale compattezza.

[oblo_image id=”1″] Tra gli altri, è presente l’ “Omaggio a Leonardo da Vinci”, tratto dall’ “Adorazione dei magi”. Il turbine dei personaggi, che crea un movimento ruotante è ripreso nel presepe. L’inquieta massa dei protagonisti crea un balletto armonico fermato in un fotogramma. Ma nella folla, ogni personaggio è un’emozione a se stante.

Oppure, ancora, il presepe ispirato da Bruegel il Vecchio. Un mondo nordico umano e grottesco che esplora se stesso nei suoi aspetti più popolari, caricandoli di valori simbolici.

Inframmezzati, fra le scene delle Natività, un omaggio a Bologna. Bassorilievi in terracotta policroma per scoprire una nuova città, un centro storico fatto di magia e calore, pieno di sfumature di rossi e gialli. Una forma d’arte ormai poco usata, ma che ha sempre il suo fascino di materialità, di visione del particolare, di lavoro dell’artigiano.

“Sbaglierebbe chi cercasse nella Bologna di Dimitrov solo gli incanti e la poesia del passato. La stessa struttura del bassorilievo consente di leggere questi angoli di casa nostra quasi a camminarci dentro” E i portici, le vie strette, gli scorci, il canale escono allo scoperto. “Una Bologna sempre nuova e rivista, le cui inquadrature assumono i toni del magico così come Fellini, in cinema, reinventa la sua Rimini” (Valerio Grimaldi). [oblo_image id=”3″]

Il fuoco è il centro storico. Ma le periferie? “Alla periferia è altrettanto possibile rendere la bellezza, ma è una questione sia dei quartieri, che del comune, per valorizzarla. Non è possibile fare certe opere con la periferia. E’ compito dell’arte contemporanea, dalla fotografia ai graffiti, valorizzare la contemporaneità. Per l’antico, invece, le forme antiche restano da vedere con l’occhio della tradizione, della serenità”, dice Dimitrov. Perché il passato è passato, e non crea inquietudine, ma solo nostalgia.

Ivan Dimitrov, Omaggio a Bologna
Sale museali del Baraccano, via S.Stefano 119, ingresso gratuito
dall’8/12/07 al 6/1/08

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