HomeSpettacoloTelevisionePatrick Swayze , la fenomenologia dell'eterno Dirty Dancing

Patrick Swayze , la fenomenologia dell’eterno Dirty Dancing

Patrick Swayze con la moglie
Patrick Swayze con la moglie

Patrick Swayze è morto quasi cinque anni fa, Dirty Dancing è una pellicola degli anni Ottanta. Eppure le sue immagini non stancano e di Swayze si sente la mancanza ancora oggi. Cosa c’è di così speciale in quest’attore rimasto nell’immaginario collettivo il seduttore irresistibile che conquistava con lo sguardo e con il ballo?

La verità è che l’attore è sempre apparso coerente con se stesso nonostante le contraddizioni di una carriera che ha detto tutto e il contrario di tutto. I ruoli che gli hanno dato maggiore successo sono quelli del tenebroso dall’animo romantico. Dei passi proibiti con Jennifer Grey si è scritto di tutto, ma appartengono allo stesso clichè anche l’incantevole fantasma che fa sognare Demi Moore e non solo Demi Moore in Ghost; più ribelle ma altrettanto penetrante il surfista con la rapina di Point Break.

La vera originalità di Patrick Swayze è stata quella di aver voluto seguire un suo percorso quando gli sarebbe bastato seguire il canovaccio per vivere di rendita. Lo avevano eletto uomo più sexy del pianeta, aveva vergato contratti pubblicitari a tanti zeri ed era richiestissimo per produzioni che sapevano di andare a colpo sicuro puntando su di lui. E invece si è defilato cercando film meno commerciali, scegliendo ruoli lontani da quelli che gli avevano regalato la celebrità. Paradossalmente se il pubblico lo continua a rimpiangere ora è perchè non ha inflazionato la propria immagine quando era all’apice ripetendo uno schema già visto.

E anche nella vita privata ha avuto tutto e tutto gli è stato tolto. Un’unica compagna per la vita, l’inquietudine per le perdite familiari (il padre per un arresto cardiaco, la sorella per suicidio) e la tentazione di cercare nell’alcol un anestetico ai dolori della vita. Non se ne separerà mai del tutto, avrà scatti d’ira come quello che lo portò a devastare un albergo, ma amava la vita. E la amava anche quando un film non incassava o quando un brutto giorno gli hanno comunicato che era gravemente malato con un tumore al pancreas particolarmente aggressivo. Ha cercato di combattere, ha sperimentato tecniche ancora non consolidate e ha avuto il coraggio di farsi fotografare anche quando il cancro lo aveva ridotto a 47 kg. Un divo umano, umanissimo: bello ma non impossibile o almeno mai borioso, spocchioso, arrogante.

Per questo è ancora credibile oggi e il successo della riproposizione di Dirty Dancing conferma come quel film e il suo protagonista avessero qualcosa di speciale: mantenevano il legame con la realtà anche se facevano sognare. Siamo fatti della stessa materia dei sogni chiosava il poeta, per fortuna qualcuno sa ricordarcelo anche n carne ed ossa.

Patrick Swayze e il successo di Dirty Dancing a distanza di 25 anni
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