Michelangelo Iacopi da Serravezza ai misteri d’India

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Michelangelo Iacopi
Michelangelo Iacopi
MONSIGNOR MICHELANGELO IACOPI, PRIMO ARCIVESCOVO DELL’ARCIDIOCESI TOSCANA A LUCCA

Monsignor Michelangelo Iacopi, nato a Serravezza in provincia di Lucca il 16 dicembre 1812 da Gaspare Jacopi e Stella Garfagnin, nel battesimo ebbe il nome di Luigi. Inclinato a pieta’ ed altruismo nella sua giovinezza, ebbe presto piena consapevolezza delle sue vocazioni consacrandosi completamente a Dio e vestendo i sacramenti nel convento di Montepulciano in Toscana il 17 giugno 1831 e ratificando solennemente e con fierezza la sua scelta in data 16 dicembre 1836. L’anno successivo, dopo una sua proficua applicazione, divento’ sacerdote (5 febbraio 1837) ed inizio’ la sua devota ed illuminante opera. Nel corso degli anni egli senti’ piu’ volte la spinta apostolica del Signore e nei primi giorni del 1841 gia’ era in viaggio con altri 5 compagni alla volta dell’India misteriosa, che una volta conosciuta ed imparata ad amare, egli avrebbe trattato come sua seconda patria, al punto di preferire di terminare qui i suoi ultimi giorni di vita. Ammalatosi quasi subito non appena giunto a Bombay (6 febbraio 1841) si aggravo’ al punto di far temere della sua salute i suoi collaboratori. L’aiuto fraterno di Monsignor Fortini, allora Vicario nella grandissima citta’ indiana, fu di vitale importanza per Michelangelo che ricevette cure fino a che non fu completamente ristabilito. Tornato in salute si incammino’ verso Agra dove arrivo’ dopo 40 giorni di duro cammino e dove incontro’ Monsignor Borghi, cappuccino toscano, intento a dar vita alla missione ancora agli inizi ed irta di difficolta’ e di pericoli. Il compito di Michelangelo fu lungo e molto complicato, ma col passare del tempo egli raccolse i suoi frutti: da Agra, luogo della sua educazione fino a Sardhana, dove egli inizio’ attivamente la sua opera con l’incoraggiamento al lavoro e l’introduzione delle diverse arti da cui i nativi ne trassero insegnamenti ed utili lezioni di vita. Fu in pratica la consacrazione del suo apostolato e qui vi rimase fino a che non giunse l’ordine di recarsi nel Punjab come pro-vicario apostolico. Giunti in questa regione sconosciuta, Lahore divento’ la sua residenza ed ivi continuo’ la sua opera con estrema prudenza e zelo. Data la particolare situazione in cui versava l’India in quell’epoca si immedesimo’ subito nella rivoluzione degli indiani contro gli inglesi colonizzatori nel maggio 1857 e in situazioni pressoche’ difficili, fu impossibilitato a comunicare coi suoi superiori e costretto a nascondersi e vivere quasi clandestinamente per parecchio tempo. Cio’ nonostante riusci’ a portare a termine la Chiesa (attualmente la Cattedrale di Lahore) e all’Orfanotrofio femminile di Simla, a cui diede grande passione e umanita’. Dopo la morte di Monsignor Bedenick avvenuta nel 1865, Michelangelo fu nominato Superiore e Provicario di tutta la missione ad Agra. Tre anni dopo, nel giugno del 1868, insieme al suo Confratello Mons. Tosi, ricevette la nuova consacrazione nella Cattedrale di Agra dalle mani di Mons. Stein, Vescovo di Calcutta. Tutto sembrava tranquillo e in piena normalita’ quando da Roma arrivo’ l’invito solenne a recarsi nella capitale pontificia al futuro concilio vaticano: Michelangelo chiese, vanamente, di venire dispensato e come da copione si dovette recare forzatamente a Roma. Incamminatosi in viaggio mesi prima, vi giunse nel 1869 (un anno prima della Breccia di Porta Pia). Durante la sua assenza in India, l’ordine perentorio del governo inglese di sospendere l’ingente sovvenzione che la principessa indiana Zoboolnissa aveva lasciato a beneficio della colonia cristiana, giunse su tutta la comunita’ indiana come un fulmine a ciel sereno. Tale decisione, ordita da Lady Forester sua legittima erede, metteva a serio rischio la sopravvivenza della comunita’ di Sardhana e fino al marzo 1871, data del rientro di Michelangelo dall’Italia, la situazione fu convulsa e difficoltosa: nei successivi venti anni infatti, trascorsi con passione e grande spirito di sacrificio nel raggiungere l’agognata meta,furono anni di grande sofferenza fino a che la causa non venne decisa dal tribunale di Calcutta nel 1890 a favore del Vescovo e di tutta la comunita’ cristiana che poteva finalmente riappropriarsi di cio’ che competeva loro. In tutti questi anni difficili e perigliosi, Michelangelo fu colto da grave malattia a Vallandour, si ristabili’ e parti’ per Mussoorie, luogo importante per lui dove si concretizzo’ la terza tappa fondamentale del suo viaggio dopo Agra e Sardhana. L’idea di poter consacrare un Convento in quella zona impervia sembro’ utopica ma col passare degli anni si realizzo’ e nel 1881 poteva considerarsi compiuta, oltre che canonicamente, anche con l’aver eretto il noviziato. Fu Mussoorie il luogo prediletto del Venerando Michelangelo ed ivi continuo’ la sua lunga opera cristiana di purificazione del corpo e dello spirito. Spesso faceva ritorno a Sardhana e nei 50 anni di sacerdozio che apparivano come meritato traguardo, egli ricevette un grande riconoscimento con una festa solenne di tutta l’Arcidiocesi di Agra e di tutta la maggiore gerarchia ecclesiastica indiana. Festa di grande affetto e devozione che commosse non poco Michelangelo al punto di ringraziare Dio per questa immensa gioia. La manifestazione avvenne solennemente nella Cattedrale di Allahabad il 24 febbraio 1887 ed essendo Agri elevata ad Arcidiocesi, Michelangelo fu eletto primo arcivescovo con nomina di Papa SS. Leone XIII . Successivamente ebbe inizio il primo sinodo diocesano e la partecipazione missionaria fu notevole nella Cattedrale di Agra nei giorni 7, 8 e 9 gennaio 1890. Il risultato del sinodo fu straordinario ed il plauso di Papa Leone XIII coincise con la nomina di suo Prelato e Stente al soglio pontificio. Mentre la comunita’ era sempre piu’ affezionata e unita intorno al suo grande benefattore, Michelangelo cedette alle conseguenze di un attacco di polmonite e passo’ a miglior vita il 14 settembre 1891 tra l’affezione di figli e fratelli, le premure assidue di tutti i cattolici che lo circondavano e lo assistettero fino al fatale momento. Dopo aver ricevuto l’ultimo sacramento e tutti i grandi onori di chi ha consacrato la propria vita, la quotidianita’ continuo’ nel suo ricordo e dopo le solenni esequie il suo corpo venne trasportato in Agra dove vi arrivo’ il 22 ottobre; dalla stazione ferroviaria fino in Cattedrale il trasporto del feretro fu fatto con solennita’ e grande partecipazione in mezzo ad una folla composta di gente di ogni genere e di ogni religiosita’, di ogni colore ed ogni credenza, che seguivano il feretro con rispetto e profonda venerazione. Prima di passare a miglior vita benedicette tutti di vero cuore dichiarando di voler morire da vero figlio di San Francesco e chiedendo perdono dei propri peccati. Dopo le solennissime esequie, il corpo di Michelangelo fu sepolto accanto al suo predecessore Monsignor Bedenick , ai piedi di quella cattedra dove spesso lo stesso Michelangelo aveva spesso parlato ai suoi amatissimi fedeli. Serravezza di Lucca puo’ cosi’ vantare un suo figlio al mondo intero e tenere alto il nome del Monsignor Michelangelo Iacopi, benefattore artefice di una nuova e profonda voce di cristianita’ non solo in India ma nell’intero mondo, nel rispetto di tutte le rekigioni e credenze esistenti.

 

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