
Si può aggiungere qualcosa alla storia di un mito? E’ stata la scommessa raccolta da Stelle Nere che nella puntata di Sabato 1 Marzo ha raccontato i lati più oscuri della vita di Marlon Brando. Se non conoscessimo lo stile della voce narrante Marco Marra, i disegni di Chiara Fazi e il fascino delle atmosfere create dal programma di Rai 3, avremmo pensato a una becera speculazione sulle debolezze di un divo. E invece, ancora una volta Stelle Nere fa centro: non nasconde nulla, ma conduce lo spettatore con garbo. Come quei narratori che la sanno lunga e che ti svelano un particolare alla volta rendendo le loro divagazioni irresistibili.
Brando è stato tutto e il contrario di tutto. Violento e fragilissimo, simbolo di virilità e ambiguamente vicino al mondo gay, geniale e rozzo, vittima e carnefice: dove finisse il personaggio e dove iniziasse l’uomo, non si è mai capito. Troppo ingombrante per gli altri ma anche per se stesso: si sapeva che avrebbe fatto guai e che sarebbe finito male. Eppure come dice una canzone di Ligabue in uno dei titoli più indovinati della storia della musica: ” Marlon Brando è sempre lui “. Il racconto che è stato fatto da Stelle Nere è delizioso: misurato e trasgressivo, rivelatore senza essere morboso. Il quarto appuntamento con un format che si è meritato l’apprezzamento di pubblico e critica grazie ad un’idea originale seguita con coerenza. Ogni puntata va gustata come si fa con una bevanda pregiata: un sorso alla volta, lentamente ma con la certezza che si arriverà al fondo del bicchiere. Rimanendo con un retrogusto profondo e intenso, con le labbra che avidamente cercano un altro sorso. La conferma che si può ancora creare un programma innovativo puntando sulla qualità. Perchè è vero che dal giallo alla cronaca, dal fumetto al blues, gli ingredienti di Stelle Nere sono tanti: ma la classe sta nel fonderli in modo così armonioso