Maglie ionizzate, nuova frontiera del doping?

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[oblo_image id=”1″]Se non fosse stata lanciata dall’autorevole Daily Mail, la notizia di maglie ionizzate capaci di migliorare le prestazioni degli atleti probabilmente farebbe sorridere. Invece, il tabloid inglese assicura come le divise del Portsmouth, squadra nella zona alta della Premier League, contengano un campo elettromagnetico a carica negativa. Ciò consentirebbe una migliore circolazione ed ossigenazione del sangue con un evidente beneficio per i giocatori che la indossano.

In Inghilterra la polemica è tutt’altro che sterile e già ci si interroga sulla regolarità delle nuove maglie chiedendo ulteriori controlli per evitare disparità tali anche da condizionare i risultati del campionato. Sono stati proprio gli altri club a volerci vedere chiaro ventilando l’ipotesi di doping.

Tuttavia, la mancanza di pubblicazioni scientifiche e studi attendibili ha fatto cadere immediatamente le accuse, almeno in attesa di nuovi sviluppi. Vi è poi un interessante precedente. Già nello scorso settembre si era parlato di magliette dai prodigiosi effetti durante i mondiali di rugby svolti in Francia.

Nell’occhio del ciclone era finito il Sudafrica – poi laureatosi campione iridato – tacciato di trarre giovamento da particolari casacche. Il Portsmouth, che vanta tra le sue fila alcune vecchie conoscenze del nostro calcio come il ghanese Sulley Muntari e l’ex nerazzurro Nwanku Kanu, ha conquistato i titoli dei giornali d’oltre Manica anche per un altro e meno edificante caso. Si tratta della clamorosa inchiesta sulla corruzione del calcio inglese.

L’indagine ha portato al temporaneo arresto dell’allenatore Harry Redknapp – rilasciato dopo poche ore di fermo – del direttore generale Peter Storrie e dell’ex proprietario Milan Mandaric. Il tecnico è stato riconosciuto estraneo ai fatti ma il polverone che si è alzato lo ha costretto a ritirare la propria candidatura per divenire la nuova guida della nazionale inglese dopo il traumatico addio di Steve McLaren.

Certo che ritrovando inchieste giudiziarie affini a quelle che hanno sconvolto il nostro calcio non più tardi di diciotto mesi fa, le indagini sulle magliette “speciali” fanno quasi tornare il buonumore.