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Luci della burlesque: chapliniana a Ferrara

Al cinema Boldini di Ferrara, una rassegna d’essai ricorda con cinque proiezioni il trentennale della morte del grande genio del muto. Ad inaugurare il ciclo di proiezioni è stato “Il grande dittatore” il 6 novembre, a cui sono seguiti “Luci della ribalta” il 15 novembre, “Il signor Verdoux” il 22 novembre e lo scorso giovedì 29 è stata la volta di “Luci della città”. L’evento, che si colloca nella maestosa celebrazione voluta dalla Cineteca di Bologna e dal progetto Fronte del Pubblico (http://www.chapliniana.com/site/home), si concluderà il prossimo giovedì 6 dicembre con “Tempi Moderni”. “Chapliniana”, questo il titolo dell’intera retrospettiva, sarà in tour per tutta l’Emilia Romagna fino al febbraio del prossimo anno, toccando, con proiezioni e concerti, anche Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Imola, Forlì, Cesena e Rimini.

I film scelti per la sala ferrarese sono tutti lavori del periodo maturo di Chaplin, in cui emerge il confronto con il nuovo cinema sonoro che costituisce, per opinione dello stesso regista, una minaccia per la sua pantomima. Infatti egli gioca con gli spazi, entra in un’auto per liberarsi dall’ingorgo del traffico, nel film “Luci della città”, oppure si misura con il complesso statuario, interagendo con le pose stilizzate. È il cinema che recupera magistralmente la mimica teatrale e sfrutta a pieno la versatilità delle angolazione della cinepresa. [oblo_image id=”1″]

La comicità di Chaplin scaturisce dalle azioni che mettono a confronto, come afferma Deleuze, forme attigue che hanno tuttavia significati opposti. Ne è un esempio emblematico la scena in cui il falso Charlot ricco tiene la matassa e si confonde con quello povero che concede, dalla scucitura, il filo dei suoi indumenti intimi.
In questa vicinanza di forme l’azione commovente, proprio per questa somiglianza equivoca con qualcosa di opposto, non viene assecondata ma rafforza l’inevitabile effetto di ilarità. Il tutto sul filo di una perfetta sincronizzazione dei movimenti, che nel caso specifico di “Luci della città” richiesero, per raggiungere la perfezione meditata dal regista, ben tre anni di lavorazione.

Chaplin, che all’inizio non voleva cimentarsi nel cinema sonoro, non era tuttavia avverso alla musica, di cui anzi era grande appassionato, a tal punto da esserne l’autore in molti suoi film, tra cui “Il Monello” (1921), “La febbre dell’oro” (1925), “Il circo” (1928), “Luci della città” (1931), “Tempi moderni” (1936), “Monsieur Verdoux” (1947), e “Luci della ribalta” (1952). Una musica che è puro accompagnamento, fatto per sorreggere e rafforzare le azioni della sua burlesque ma che con i suoi toni romantici si presta a dialogare in contrappunto con il clima di giocosità.

In quanto al parlato Chaplin prima lo snobba e ridicolizza, nel film del 1931, trasformandolo nel ciarlare incomprensibile dei cerimonieri che inaugurano il monumento, ma in seguito è costretto a cedervi.

È doverosa inoltre una riflessione sulla “visione”, l’atto del vedere, che sembra essere l’obiettivo fondamentale per raggiungere la verità, come dimostra la vicenda della fioraia, sempre in “Luci della città”, la cui cecità spinge il vagabondo Charlot a lottare con ogni mezzo per assicurarle una guarigione. Eppure il ritmo della comicità chapliniana rimanda di più a un’essenza sonora che, se pur fatta di immagini, danza come se fosse musica inudibile. Il messaggio finale del film sembra essere proprio questo: non contare troppo su quel “vedere” che ci appiattisce nella morsa sociale, ma abbandonarsi alla melodia della passione per “vedere davvero”.

Chapliniana
Circolo Louise Brooks – Sale Boldini
Contrada della Rosa, 14 44100 – Ferrara

tel. 0532 241419

http://www.arciferrara.org/index.phtml?id=292

8 novembre 2007: Il grande dittatore
15 novembre 2007: Luci della ribalta
22 novembre 2007: Monsieur Verdoux
29 novembre 2007: Luci della città
6 dicembre 2007: Tempi moderni

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