Luca Vanni e la sua favola senza lieto fine

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Luca Vanni

Luca Vanni serve per il match ma è sconfitto in finale del torneo di San Paolo dall’argentino Cuevas

Luca Vanni
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Chi l’ha detto che le favole pretendono il lieto fine? La favola di Luca Vanni rimane splendida nonostante l’epilogo non abbia sorriso al nostro portacolori che si è scoperto campione alla soglia dei trent’anni. Il tennista azzurro non aveva mai vinto un match nel circuito professionistico dell’Atp ma nel torneo di San Paolo è avanzato dalle qualificazioni sino alle finali con quel coraggio e l’incoscienza di chi vuol riscrivere la propria storia sportiva quando gli altri pensano che  non ci siano più pagine da aggiungere. E anche opposto all’argentino Cuevas, Luca Vanni ha lottato con la solita grinta: ha vinto il secondo set e si è presentato sul 5-4 del terzo a servire per il match. Sarebbe bastato tenere quel maledetto turno di battuta per portare in bacheca un torneo che vale una carriera. Ma un pò l’emozione e un pò la reazione del quotato sudamericano hanno frenato l’azzurro in dirittura d’arrivo. Cuevas ha recuperato il break e ha chiuso per 7-6 tra l’ovazione del pubblico.

Ma come si dice, i sogni dei bambini non muoiono mai ma si tramandano ai bambini delle generazioni future. E’ il sogno di Luca Vanni è di quelli che merita di essere raccontato. E’ il sogno di chi si ostina a lottare per il proprio momento di gloria nonostante gli infortuni e la logica suggeriscano il contrario. Di uno che non era mai riuscito a sfondare, che ha magari anche pensato di smettere e a cui era stato consigliato di appendere la racchetta al chiodo dopo l’ennesimo infortunio. Che senso può avere sottoporsi a un intervento sapendo che le possibilità di emergere sono ridotte al lumicino  e che in passato le delusioni hanno superato di gran lunga le gioie? Beh, Oscar Wilde diceva che l’uomo è scettico sul difficile mentre può credere all’impossibile. E così non solo è tornato in grande stile ma in questo torneo di San Paolo ha conosciuto il suo quarto d’ora di celebrità profetizzata da Andy Warhol e passo dopo passo ha costruito il suo capolavoro sbarazzandosi di avversari abituati a ben altri palcoscenici. E’ mancata una sola pennellata, quella che gli avrebbe consentito di chiudere la partita ma la mano ha tremato. Una sbavatura che fa male ma che non può far dimenticare ciò che Luca Vanni ha insegnato.

In uno degli sport più scientifici, glamour e milionari (ma che sa anche regalare storie pazzesche) si è armato della sua racchetta come un novello Don Chisciotte e si è conquistato il proprio spazio centimetro dopo centimetro senza arretrare neppure al cospetto del beniamino di casa Sousa, superato dopo una battaglia campale. Farà un balzo enorme in classifica proiettandosi alla posizione 107 (in caso di vittoria sarebbe planato al numero 8o) e potrà giocare i prossimi mesi senza l’assillo delle qualificazioni. Ripenserà al titolo sfiorato ma col sorriso di chi sa di non avere nulla da rimproverarsi e con la convinzioni che ci sarà un’altra occasione per scrivere un’altra favola. E non è detta che questa non porti con sè anche il lieto fine,

Luca Vanni perde la finale del torneo di San Paolo contro l’argentino Cuevas con il punteggio di 6-4,3-6,7-6

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