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L’intervista della Ginsburg va in scena a Urbino

Mercoledì 18 marzo il Teatro Sanzio ospita L’intervista scritta da Natalia Ginzburg per il teatro e interpretata da Maria Paiato, attrice di grande sensibilità e talento, insignita di numerosi premi, e da Valerio Binasco, regista e attore tra i più apprezzati del panorama teatrale italiano, che firma anche la regia.

Marco Rozzi (Valerio Binasco) cerca di ottenere un’intervista con l’economista Gianni Tiraboschi attraverso Ilaria (Maria Paiato), la compagna dell’uomo. Tutte le occasioni, però, andranno perdute e i due si incontreranno molto tempo dopo, quando le loro esistenze saranno molto diverse.

Scrive la Ginzburg a proposito de L’intervista: “Da un po’ di tempo avevo l’idea di fare una commedia dove una persona, uomo o donna, arrivava in una casa per intervistare qualcuno, uomo o donna, non sapevo bene. Poi l’idea che avevo mi si è precisata. I personaggi dell’intervista erano una donna e un uomo, però l’intervista era una sorta di intervista-fantasma, e reale era soltanto il rapporto che si creava fra quella donna e quell’uomo, l’intimità casuale e involontaria che nasceva fra loro, involontaria e impreveduta sia dall’una, sia dall’altro. Avevo in testa il luogo, una casa di campagna piuttosto vecchia, cadente e in disordine, e dopo alcune false partenze, la commedia è venuta fuori”.

[oblo_image id=”1″]L’intervista è un’intervista-fantasma e forse diventerà reale quando chi l’ha chiesta non la desidera più e, anzi, ne ha spavento. Natalia Ginsburg non ha voluto per nulla illuminare il mondo del giornalismo di oggi, ma piuttosto voleva che apparisse in qualche modo l’Italia di oggi, dove tutto si dissipa e muore e ciò che resta è il desiderio confuso di mettere in salvo qualcosa che è stato bello e nobile, qualcosa che è degno di sopravvivere alla dissipazione e alla distruzione. Il personaggio di Ilaria è nella commedia la figura che si rifiuta di accettare la distruzione. È un essere che sa conoscere la forza del dolore, del sacrificio e della dedizione. Il giornalista Marco è un essere ingenuo, maldestro, con ambizioni ingenue, destinate a venir deluse sul nascere, ma è anche un essere dotato di pietà e all’ultimo anche capace di conoscenza adulta, sincera e veritiera della vita. Le figure che non compaiono mai sulla scena ma sono evocate di continuo – un uomo politico, le sue donne e le loro vicende – sono figure di sconfitti. L’intervista è una storia di sconfitti. Li salva e manda luce quello che ciascuno ha cercato di fare, anche se non può in alcun modo chiamarsi una vittoria.

L’ultima commedia scritta dall’autrice nel 1989 fu messa in scena da Laurence Olivier, a Londra, e da Luchino Visconti, in Italia. La Ginzburg, nell’introduzione alle proprie commedie per Einaudi, dice a proposito di questo testo: “L’intervista l’ho scritta perché la recitasse Giulia Lazzarini, attrice che ammiro e stimo e amo. Ho pensato a Giulia Lazzarini cercando di ridisegnare dentro di me il suo profilo, i suoi occhi, il suo modo di stare al mondo. La vedevo piccola, mite, delicata e fragile, e cercavo di intrecciare una vicenda intorno alla sua fragilità. In questa commedia ci sono tre personaggi sulla scena e tre di cui si parla soltanto. Gli uni e gli altri sono essenziali. Nelle mie commedie, in tutte, ci sono quei personaggi di cui si parla molto e che non compaiono mai. Tacciono, essendo assenti. Così finalmente c’è qualcuno che tace.”

Dopo Urbino, L’intervista sarà in scena domenica 29 marzo al Teatro Spontini di Maiolati.

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