Kimera, la bici che vale 1 milione di dollari

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[oblo_image id=”1″] C’erano una volta le Olimpiadi dei dilettanti. Guadagnare per fare sport era un’onta, un’offesa allo spirito dei Giochi. Il denaro era bandito: il professionismo una piaga da debellare. Ma i tempi cambiano e così non sorprende neanche più di tanto sapere che per la prossima rassegna a cinque cerchi è stata realizzata una rivoluzionaria bicicletta dal modico costo di 1 milione di dollari. Si chiama Kimera e fedele al suo nome ha richiesto anni di progettazione prima di vedere la luce. Ma quali sono le caratteristiche la rendono così straordinaria? Innanzi tutto, è stata realizzata pensando ad un solo corridore. L’ideatore, il giapponese Koga Miyata, si è dedicato completamente al velocista olandese Theo Bos, uno dei mostri sacri del ciclismo in pista. Mesi di intenso studio sulla pedalata e sulla posizione in bici del “tulipano” hanno indicato quali accorgimenti fossero necessari per costruire questo prodigio di tecnica applicata allo sport. Kimera non dispone nè del cambio nè dei freni, si propone di eccellere per aerodinamica e resistenza. La ruota anteriore prevede appena quattro raggi, quella posteriore garantisce stabilità a tutto l’assetto. Il vantaggio maggiore è costituito dalla rapidità con cui raggiunge la velocità di 75 km/h.

Sia chiaro: il ciclismo su pista ha da sempre attirato l’attenzione di tecnici ed ingegneri nella ricerca di soluzioni innovative. Le medaglie si giocano sul filo dei centesimi ed ogni accorgimento sul mezzo meccanico può risultare decisivo. Stavolta, però, siamo di fronte ad un cambiamento più radicale con il rischio di avere un corridore nettamente avvantaggiato rispetto ai rivali. Insomma, sembra che anche nello sport si sia imboccata una nuova strada. Se per decenni la ricerca scientifica verso la velocità si rivolgeva esclusivamente verso le discipline a motore, ora l’attenzione si sta concentrando su come esaltare la forza muscolare. Non è un caso che anche nel nuoto si siano scatenate polemiche sulla presenza dei costumi di ultima generazione Speedo. La preoccupazione è che gli atleti si presentino al via in condizioni impari. Un pò quello che succede in F1 o nel motociclismo dove in ogni successo è difficile separare i meriti del pilota da quelli delle rispettive monoposto. Senza dubbio il progresso è un fenomeno inarrestabile, più difficile capire se sia anche equo e democratico.