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Gianni Colombo e la ceramica ritrovata: a Milano la prima mostra dedicata alle opere in argilla

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Una stanza segreta, finalmente aperta. Dal 6 novembre 2026 al 27 febbraio 2027, GióMarconi ospita Vocale con accento, la prima mostra interamente dedicata alla produzione ceramica di Gianni Colombo. Curata da Marco Scotini, l’esposizione porta alla luce oltre venti opere in argilla — terrecotte, superfici ingobbiate e smaltate — realizzate tra il 1953 e la fondazione del Gruppo T: un corpus quasi interamente inedito, mai oggetto di una ricognizione espositiva sistematica.

Il paradosso è noto agli studiosi: dal 1995 in poi, quasi nessuna mostra o pubblicazione su Colombo ha ignorato del tutto le ceramiche. Eppure questo capitolo è rimasto ai margini, trattato come un prologo separato piuttosto che come parte integrante di una ricerca coerente. Vocale con accento rovescia questa prospettiva e propone una rilettura dell’intero percorso dell’artista a partire da una materia che ne anticipa alcune delle intuizioni fondamentali.

Argilla come laboratorio: Colombo e la ceramica del dopoguerra

Colombo comincia a lavorare l’argilla negli anni Cinquanta, nel pieno della stagione d’oro della ceramica italiana del dopoguerra. Il 1954 è l’anno dell’Incontro Internazionale della Ceramica di Albisola, che riunisce una costellazione eterogenea di artisti: gli ex CoBrA Asger Jorn, Karel Appel e Corneille, i pittori nucleari Enrico Baj e Sergio Dangelo, Lucio Fontana per lo Spazialismo, Roberto Matta e Emilio Scanavino. Poco dopo, Joe Colombo, fratello di Gianni, firma l’allestimento delle opere di questi artisti alla X Triennale di Milano.

Le prime partecipazioni espositive di Colombo, tra il 1955 e il 1959, avvengono nei Concorsi Nazionali della Ceramica di Faenza e nelle edizioni del Premio Gubbio. Ma è il 1958 a segnare una svolta: una mostra a Bellinzona, poi a Lugano, lo vede esporre ceramiche accanto a Gabriele Devecchi, Davide Boriani e Carlo Berta — un nucleo che di lì a poco darà vita al Gruppo T.

Le ceramiche di quel periodo non assomigliano a nulla di quanto si produceva allora nel settore. Vicine a un certo Fontana, si presentano come quadranti mutabili o dischi dentati sovrapposti che possono essere ruotati sul proprio asse. L’osservatore non è spettatore passivo: può manipolare l’opera, partecipare alla sua trasformazione. Una postura che il pubblico dell’epoca non si aspettava dalla ceramica, e che valse a quei lavori più critiche che consensi.

Dal disco dentato alle Strutturazioni Pulsanti: il filo che unisce tutto

Il collegamento con la produzione cinetica successiva è diretto. Superficie variabile del 1959 — mattoni in terracotta montati come un abaco — e Colonna Intermutabile del 1960 anticipano con chiarezza le Strutturazioni Pulsanti in polistirolo e le Strutturazioni Acentriche in plexiglass del 1962, opere che avrebbero segnato un passaggio decisivo nell’arte cinetica internazionale.

La ceramica, in questo senso, non è un capitolo a parte. È il luogo in cui Colombo sperimenta per la prima volta l’idea che la forma non sia mai conclusa, che si offra alla variazione e chieda la partecipazione diretta di chi guarda. La tattilità, la corporeità, la dimensione performativa che attraversano tutta la sua ricerca successiva trovano qui una prima formulazione concreta.

Se la terracotta non tornerà più nel suo lavoro, e la policromia cederà il posto al bianco monocromo, il principio che governa quelle ceramiche non scomparirà mai.

La mostra e il catalogo

Vocale con accento è realizzata in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo, con l’assistenza curatoriale di Alberto Navilli. Accompagna la mostra un catalogo pubblicato da Dario Cimorelli Editore, con contributi di Marcella Beccaria, Lisa Hockemeyer e Marco Scotini, oltre a materiali inediti e fotografie d’archivio sull’intera produzione ceramica dell’artista.

L’inaugurazione è giovedì 5 novembre 2026, dalle 18 alle 21. La mostra resta aperta fino al 27 febbraio 2027 negli spazi di GióMarconi in via Tadino 15 a Milano. Informazioni su www.giomarconi.com.

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