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Espiazione: una riflessione su verità e scrittura

[oblo_image id=”2″]Atonement (Espiazione) di Joe Wright , che vince il Golden Globe come miglior film drammatico, è un tributo alla scrittura, al suo rapporto con la realtà, recuperando il meraviglioso suono dei tasti di una macchina da scrivere.
Se lo stile della regia è tutto inglese quello della colonna sonora è tutto italiano, sia per la musica composta da Dario Marianelli, che riceve anch’egli il tributo del Golden Globe, sia per il riferimento operistico alla Boheme, tutt’altro che vezzoso. In una delle scene più suggestive del film si vede, infatti, l’alternanza dei due giovani amanti e si ascoltano le note dell’opera di Puccini. Le due trame (film e melodramma) si echeggiano per quel sentimento struggente che va palesandosi, ma che fatica a rivelarsi. Anche il tema di un’attrazione che valica la differente condizione sociale fa da collante sommerso, così come quello dell’inganno, che capovolgerà tragicamente le storie. Un inganno che sia nell’opera sia nel film portano a una separazione degli amanti, i quali, se pure riusciranno a ritrovarsi, non potranno vivere il proprio amore a causa di una malattia mortale.

Tutto per un errore di valutazione, che può rivelarsi dirompente, sia nello svelare la verità, come per le ardite parole del biglietto che inaspettatamente permettono ai due amanti di riconoscersi, sia nel celarla ancora di più, facendo insorgere il malinteso, come per l’interpretazione scandalizzata di Briony che taccia Robbie di perversione.
L’evento di svolta narrativa è preparato con molti indizi e lo spettatore lo attende ansiosamente, fino al suo impetuoso irrompere, visivamente e musicalmente. La pesante accusa di violenza sessuale è il nodo dell’intera vicenda e Wright la presenta in una scena che culmina con il primissimo piano del profilo di Briony; la semioscurità e il taglio di luce radente esaltano la sua crudeltà ma è il sonoro a completare l’opera.

Infatti, al ritmo delle percussioni si sovrappongono in alternanza, ma rispettandone il tempo, i colpi sull’auto della disperata madre di Robbie, che grida: bugiardi! La tensione della storia, sottesa dall’evidente menzogna della bambina e sottolineata dall’incalzante melodia degli archi, finisce per fondersi con il dramma di chi reclama la verità, nella stessa maniera in cui la musica si fonde gradualmente col suono dei tasti della macchina da scrivere, quasi a rappresentare la drammatica con-fusione della realtà con la fantasia, la prova visiva con quella immaginata, il sospetto con la certezza.

[oblo_image id=”3″]La scrittura diventa il simbolo dell’espiazione, che ricorda il potere catartico delle tragedie greche. Non a caso Briony, quando diventa infermiera, porta con sé la sua macchina da scrivere e la usa nell’oscurità, quasi per sottolineare, con quell’assenza di luce, la verità compromessa a cui tenta di porre rimedio. La potenza del legame di questa negazione con l’inquietudine indelebile che ne consegue, è descritta perfettamente dalla musica, che ingloba ormai quel battere dei tasti come fosse uno strumento, rimarcando il passo delle infermiere, che appare rigido e preciso quanto quello militare. Il suono della “battitura”, quello capace di creare arte letteraria, si trasfigura in una ritmica incalzante e aritmetica instaurando una singolare interazione sincronica con l’immagine, nello spegnersi e accendersi delle luci (ci si riferisce alla scena in cui Briony attraversa il corridoio mentre le luci si accendono al suo passaggio insieme al suono dei tasti e poi nella scena della metropolitana, in cui il suono gioca con la sincronia alternata della luce). È la degradazione della finzione in calunnia, le cui conseguenze scivolano facilmente verso drammi incolmabili come la guerra.

Si apre così una riflessione sulle modalità della comunicazione: il “mezzo” cambia il contenuto veicolato e pertanto una storia narrata è ben diversa da una notizia pubblicata. La verità richiesta a Briony è «senza abbellimenti, senza rime e senza aggettivi», come quel monito di “asciuttezza” richiesto al giornalista. Eppure nel resoconto finale, quella verità la vecchia Briony decide di presentarla con un romanzo, con la sua voglia di narrare che quasi cancella quel limite troppo netto tra i generi ma soprattutto non nega alla letteratura di essere più reale di altre comunicazioni. Forse è anche questo il motivo per cui un premio con giornalisti in giuria ha preferito assegnare a Espiazione il primo premio: per amore di verità!

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