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E se l’energia elettrica arrivasse dai vigneti?

[oblo_image id=”3″]I vigneti possono essere una fonte di energia. C’è molta partecipazione nel mettere in campo nuovi strumenti che producano elettricità. Le aziende propongono soluzioni. Da valutare. Da ponderare. Da esaminare per innovativi sviluppi economici. A proporre nuove frontiere dell’energia è l’azienda Lungarotti di Torgiano, vicino Perugia, con il primo progetto italiano per produrre energia termica dalle potature dei vigneti. Per rendere pressoché autosufficiente, dal punto di vista energetico, un’azienda vitivinicola di grandi dimensioni.

Il progetto pilota, già in corso di realizzazione in Umbria presso la Cantina Lungarotti è finanziato dall’Ufficio Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura del Ministero delle Politiche Agricole, in accordo con il Centro di Ricerca sulle Biomasse-Università di Perugia. La lavorazione dei residui (sarmenti) di potatura, predisposti in rotoballe, consentirà di produrre circa 290 MWht all’anno di energia termica, in grado di coprire oltre il 70% del fabbisogno energetico della Lungarotti. Ciò vuol dire che l’azienda sarà pressoché autosufficiente per quanto riguarda la produzione di acqua refrigerata destinata al raffreddamento dei mosti in fase di vinificazione, la produzione di vapore utilizzato per il processo di sterilizzazione delle bottiglie, la produzione di acqua calda sanitaria e, infine, il riscaldamento e il condizionamento dei locali nel periodo estivo.

[oblo_image id=”4″]E’ giusto che anche le aziende vinicole – afferma Chiara Lungarotti, amministratore unico dell’azienda – diano un contributo alla lotta contro l’inquinamento, a favore del risparmio energetico. Nel ringraziare il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e il CRB per avere scelto la nostra azienda per il progetto pilota, ci auguriamo che esso possa aprire la strada ad altre aziende del settore per una via davvero ‘verde’ alla produzione del vino.

La prima parte del progetto è stata avviata nel 2006 e consiste nell’accumulo di circa 100 tonnellate di sostanza secca (le biomasse residuali della potatura dei vigneti, i sarmenti).

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