La celiachia non è uguale a tutte le età. Dalla diagnosi pediatrica alla gestione nell’anziano, passando per le insidie dell’adolescenza e le comorbidità più frequenti nella donna: il 14° Convegno Annuale di AIC – Associazione Italiana Celiachia, svoltosi oggi a Milano, ha messo a fuoco la complessità di una malattia che in Italia riguarda circa 600.000 persone, quasi 400.000 delle quali ancora senza diagnosi.
Il titolo scelto per l’edizione 2026, Navigare tra età, espressioni cliniche e storia naturale della celiachia, riassume bene l’approccio del convegno: non una fotografia statica della malattia, ma un percorso attraverso le sue manifestazioni lungo tutto l’arco della vita. Spazio anche ai nuovi orizzonti terapeutici, con un’attenzione crescente agli approcci farmacologici che potrebbero affiancare la dieta senza glutine.
Celiachia pediatrica e screening precoce
Ad aprire i lavori scientifici è stata Elena Lionetti, pediatra all’Università Politecnica delle Marche, che ha inquadrato la celiachia come malattia immunomediata determinata dall’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali, primo tra tutti il glutine. I principali geni coinvolti sono HLA-DQ2 e HLA-DQ8, ma la loro presenza non implica necessariamente lo sviluppo della malattia. In questo contesto, lo screening pediatrico previsto dalla legge 130/2023 rappresenta uno strumento concreto per anticipare la diagnosi e prevenire le complicanze.
Il passaggio dall’età pediatrica a quella adulta è stato al centro degli interventi di Renata Auricchio, dell’Università Federico II di Napoli, e di Carolina Ciacci, dell’Università di Salerno. L’adolescenza è la fase più critica: cresce l’autonomia del paziente, aumentano le occasioni di mangiare fuori casa e si allentano i controlli. I relatori hanno sottolineato la necessità di percorsi condivisi tra i servizi pediatrici e quelli dell’adulto, con strumenti pratici per individuare chi ha bisogno di maggiore supporto.
Comorbidità, mancata risposta alla dieta e celiachia nell’anziano
Umberto Volta dell’Università di Bologna ha illustrato le comorbidità più frequenti: anemia, alterazioni della sfera riproduttiva, metabolismo osseo compromesso e patologie autoimmuni associate, tutte con prevalenza più elevata nella popolazione femminile. La diagnosi precoce di queste condizioni, ha ricordato Volta, consente di avviare terapie specifiche prima che le patologie associate evolvano negativamente.
Ruggiero Francavilla, gastroenterologo pediatrico al Policlinico Giovanni XXIII di Bari, ha presentato i dati sul monitoraggio della malattia: la sierologia si negativizza nell’80% dei pazienti aderenti alla dieta entro 6-12 mesi, in oltre il 90% dopo cinque anni. La guarigione istologica completa si osserva in circa l’85% dei casi dopo cinque anni di dieta rigorosa.
Non sempre, però, la dieta basta. Gino Roberto Corazza del Policlinico San Matteo di Pavia ha affrontato il tema della mancata risposta alla dieta aglutinata, che può riguardare circa un terzo dei pazienti a seconda del contesto clinico. Il primo passo è distinguere tra la persistenza dei sintomi — la cosiddetta malattia celiaca non responsiva — e la mancata risposta sia dei sintomi sia delle lesioni, che configura invece la celiachia refrattaria. Un inquadramento che richiede tempi medio-lunghi e attenzione clinica.
Nell’anziano la celiachia si nasconde spesso dietro sintomi comuni all’età avanzata. Marco Lenti, anch’egli del Policlinico San Matteo di Pavia, ha elencato i segnali d’allarme: stanchezza, anemia, perdita di peso, osteoporosi, alterazioni epatiche e disturbi neurologici. Una celiachia non trattata in questa fascia d’età può compromettere la massa muscolare, la salute ossea e l’autonomia del paziente, aumentando il rischio di fratture. La gestione richiede una dieta senza glutine personalizzata e controlli regolari dello stato nutrizionale.
Nuove terapie farmacologiche all’orizzonte
Circa il 22% delle persone celiache presenta ancora sintomi nonostante la dieta senza glutine, in un terzo dei casi a causa di esposizioni involontarie al glutine. Lo ha ricordato Fabiana Zingone, dell’Università di Padova, citando una recente metanalisi pubblicata sul Journal of Gastroenterology and Hepatology. Da qui la spinta verso terapie farmacologiche complementari, pensate per proteggere i pazienti dalle contaminazioni accidentali e migliorare la qualità di vita di chi, pur seguendo correttamente la dieta, continua ad avere sintomi e danni alla mucosa intestinale.
La complessità della celiachia richiede un’attenzione che vada oltre la gestione della dieta senza glutine e tenga conto delle esigenze di ogni persona nelle diverse fasi della vita, ha commentato Marco Silano, Direttore Scientifico del Convegno e Direttore del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. Il confronto tra specialisti e la condivisione delle conoscenze sono essenziali per sviluppare percorsi di cura sempre più mirati e personalizzati.
Il 3 dicembre un webinar gratuito per pazienti e famiglie
I contenuti del convegno non resteranno confinati alla comunità scientifica. Il 3 dicembre alle 18 si tiene un webinar gratuito aperto a tutti, in cui gli esperti del Board scientifico AIC presenteranno le principali novità emerse con un linguaggio accessibile a pazienti e familiari. La registrazione è obbligatoria.
Perché ogni aggiornamento scientifico possa tradursi in una maggiore consapevolezza e in azioni concrete capaci di contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone celiache, è fondamentale avvicinare la ricerca ai pazienti attraverso un’informazione chiara e divulgativa, ha sottolineato Rossella Valmarana, presidente di AIC.
Per iscriversi al webinar: congressiconvegni.it. Informazioni sul convegno su convegnoscientificoaic.celiachia.it.