HomeUltima OraConti pubblici: Italia resiliente, obiettivo taglio tasse in manovra d'autunno

Conti pubblici: Italia resiliente, obiettivo taglio tasse in manovra d’autunno

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Il nuovo taglio delle tasse al ceto medio è l’obiettivo della manovra d’autunno del governo Meloni in vista dell’anno elettorale. Accanto a questo intervento, il menù della Legge di Bilancio conterrebbe, tra le altre, un pacchetto ‘Lavoro’, le misure contro il caro-energia e la difesa da finanziare con la flessibilità Ue. Seppur prematuro, a quanto apprende l’Adnkronos, la maggioranza sta già facendo le prime valutazioni ma il dibattito entrerà nel vivo solo dopo la pausa estiva.

La data da cerchiare in rosso è il 22 settembre quando l’Istat pubblicherà i conti economici nazionali 2025 con l’aggiornamento del deficit, dove un’eventuale revisione al ribasso del 3,1% stimato a marzo – a causa delle anomalie sul superbonus – aprirebbe la strada allo stop alla procedura Ue, con relativo nuovo margine di flessibilità. Il 5 ottobre invece arriveranno le previsioni macro dell’istituto per il 2026. Stime che saranno alla base della nuova Nadef, il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), da presentare a fine settembre e poi del Documento programmatico di Bilancio (Dpb) da trasmettere al Parlamento e alla Commissione europea entro il 15 ottobre. Qui saranno indicate le principali misure e stanziamenti della manovra, a stretto giro di posta arriverebbe l’articolato e da lì la partenza della sessione di Bilancio del Parlamento da chiudere entro il 31 dicembre.

L’Italia si presenta all’appuntamento del nuovo Bilancio con i compiti a casa fatti: a dispetto delle previsioni più avverse, come riconosciuto dai più autorevoli istituti, la gestione prudente dei conti da parte del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha assicurato la resilienza necessaria ad affrontare lo shock energetico della guerra in Medio Oriente. Il che ha ripagato in termini di fiducia dei mercati e quindi di calo dello spread. Ha tenuto anche la crescita: seppur bassa, è stata rivista lievemente al rialzo oggi dalla Banca d’Italia a +0,6% per quest’anno.

Il paese è quindi in equilibrio nonostante l’alto debito pubblico appesantito dal superbonus dei precedenti governi (al 138,6% del pil secondo i Dfp del 22 aprile del governo) e fattori esogeni contrari come le tensioni geopolitiche che pesano ancora di più a causa della dipendenza energetica italiana. Ad ogni modo il margine di manovra è già stretto ma, risorse permettendo, l’obiettivo del governo per il 2027 è estendere l’aliquota Irpef al 33% – prevista attualmente per i redditi fino a 50mila euro – ai redditi fino a 60mila euro. In tal caso la fascia tra i 50 e i 60mila, oggi tassata al 43%, beneficerebbe di 10 punti di aliquota in meno, con un risparmio fiscale aggiuntivo massimo di 1.000 euro annui, secondo le simulazioni delle associazioni. Costo dell’operazione 3 miliardi di euro circa. Questo intervento sarebbe in linea con la riforma fiscale varata dal governo che ha già ridotto il peso fiscale e contributivo per i ceti più bassi, poi per medi fino a 50mila lo scorso anno ed adesso punta alla platea dei redditi medio-alti fino a 60mila euro appunto. Le risorse potrebbero essere reperite nel taglio delle tax expenditures, mission di ogni governo del presente e del passato poi riposta sempre in soffitta per l’alta impopolarità di mettere mano alle centinaia di agevolazioni-deduzioni. Ma alcune coperture potrebbero arrivare dal boom delle entrate fiscali (9,35 mld in più quest’anno rispetto alle attese), anche sulla scia del record di occupazione che ha aumentato le entrate contributive allargando la base imponbile, dalla pace fiscale e magari da qualche sorpresa sul deficit.

Per la manovra è in programma un pacchetto occupazione con misure strutturali, come ha anticipato nei giorni scorsi il ministro del Lavoro, Marina Calderone. Tra gli obiettivi anche la riconferma delle agevolazioni su premi di produttività e fringe benefit, tra le altre, nonchè la possibile estensione dei principali bonus in scadenza a fine dicembre in base al decreto del Primo Maggio. In attesa anche le misure per l’autonomia energetica – no combustibili e dunque no tagli accise sui carburanti – da finanziare con la flessibilità Ue, partita questa sostenuta e vinta dal governo a Bruxelles. L’Italia potrà infatti beneficiare di un margine di manovra sul deficit per gli investimenti legati all’energia pari all’0,3% del pil l’anno (6,8 miliardi di euro) per il triennio 2026-28 ma con un tetto massimo dello 0,6% nel triennio, poco sopra 13,6 miliardi. Si tratterebbe, nelle ipotesi, di misure per l’efficienza energetica, di incentivi all’acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, investimenti nelle reti elettriche e nelle fonti rinnovabili. Nei piani anche gli investimenti per la Difesa ammessi dalla flessibilità Ue a beneficio, ove possibile, dei player nazionali come Leonardo e Fincantieri. (Luana Cimino)

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