Calcio schizofrenico: storie di ordinaria follia

0
44

[oblo_image id=”1″] L’ignoranza fa girare il mondo diceva Baudelaire. Di certo può far girare qualcos’altro se sbaglia bersaglio finendo con lo scagliarsi contro protagonisti incolpevoli. La trentasettesima e penultima giornata di campionato regala due scene da teatro dell’assurdo: fastidiose ma emblematiche dell’etica – o della mancanza della stessa – tipica del nostro calcio. Stadio San Siro, è il giorno dell’addio di Paolo Maldini. Settimane a ripetere che di fronte ad un fuoriclasse di simile levatura tutti gli appassionati senza distinzione di colore o maglia non possono far altro che alzarsi e applaudire. Per poi scoprire che una contestazione parte proprio dalla curva Sud milanista. Un paio di striscioni per rispolverare una vecchia storia, un coro per delegittimare il capitano. Fuori luogo, fuori tempo massimo, fuori da ogni logica. Meglio minimizzare, ricordare come detto da Ancelotti che si tratta di una goccia in un oceano. Ma resta la sensazione di fastidio, di festa sporcata, di ingratitudine se non si di ingiustizia.

Alla stessa ora, a centocinquantachilometri di distanza si assiste ad un altro siparietto ai limiti del grottesco. Il Torino incassa una sconfitta drammatica in chiave salvezza contro un Genoa senza particolari motivazioni di classifica ed inizia la bagarre. Che la tensione salga alle stelle è comprensibile, che inizi una caccia all’avversario lo è meno. Soprattutto, quale sarebbe la grave colpa del Genoa? Semplice: di essere entrato in uno stadio di calcio e di aver effettivamente giocato. Dovrebbe essere la norma, ma per la nostra mentalità si tratta di una rivoluzione copernicana. Fare il proprio dovere con professionalità, come segno di rispetto verso il pubblico, gli avversari e soprattutto verso se stessi. E invece il Grifone sarebbe da ringraziare, sperando che abbia avviato un’educativa inversione di tendenza. A cominciare proprio dagli scontri dell’ultima settimana dove Roma e Catania saranno chiamate ad ultimare le proprie fatiche stagionali possibilmente senza fare sconti o regali.

Si dovrebbe parlare anche della strana rinascita juventina con giocatori rifioriti improvvisamente sul piano fisico e rigenerati sul piano mentale o della smemorata Inter campione d’Italia in allegra scampagnata a Cagliari. Senza voler togliere nulla ai meriti dell’ottimo Ferrara o alle performance dialettiche dello Special One Mourinho, verrebbe da chiedersi se negli ultimi tempi a Vinovo qualcuno non si sia preso una sorta di vacanza anticipata o se ad Appiano Gentile non si potesse attendere il termine del campionato per lanciarsi nei proclami di mercato. Ma la trentasettesima giornata ha lasciato in eredità fin troppi punti interrogativi, macchie e zone d’ombra. Meglio allora non disperdersi nel marasma generale, spegnere il volume delle polemiche e godersi il silenzio per riflettere. Per provare a cambiare qualcosa prima di vivere un’altra domenica così bestiale.