Mentre il mondo guarda i Mondiali, chi il calcio italiano lo costruisce ogni pomeriggio nei campi di provincia lancia un messaggio chiaro: il problema non è la Nazionale, nasce prima. Un allenatore su due nel calcio dilettantistico ha almeno 45 anni, le donne restano una minoranza netta tra lo staff tecnico e le società chiedono più formazione, più risorse e un ricambio generazionale che tarda ad arrivare. È il quadro che emerge dall’analisi condotta da Golee, la principale piattaforma italiana di gestione digitale per le associazioni sportive dilettantistiche, su oltre 23 mila figure tecniche registrate nel proprio sistema.
I numeri parlano chiaro. Il 48,6% dei tecnici ha almeno 45 anni, con la fascia 45-54 anni che rappresenta da sola il 25,4% del totale. L’età media complessiva si attesta a 42,9 anni. Gli under 25 sono appena il 13,6% del totale. Un sistema fondato sull’esperienza, dunque, ma che mostra segnali di invecchiamento strutturale.
La presenza femminile cresce tra i giovani
Le donne sono ancora solo il 12,3% dello staff tecnico nel calcio dilettantistico. Un dato basso, ma che nasconde una tendenza che vale la pena osservare: nella fascia 18-24 anni la presenza femminile sale al 27%, quasi il doppio rispetto alla media generale. L’età media delle tecniche è di 34,5 anni, contro i 44,1 degli uomini.
Questi dati non vanno interpretati in maniera negativa, spiega Tommaso Guerra, CEO e fondatore di Golee. L’esperienza di chi da anni tiene in piedi il calcio dilettantistico è uno dei patrimoni più importanti del movimento. Tecnici, dirigenti e volontari garantiscono continuità, competenza, presenza sul territorio e trasmissione di conoscenze. Questa esperienza oggi deve essere affiancata da nuove energie: servono più giovani che scelgano di fare gli allenatori, i dirigenti, i formatori, e c’è bisogno di figure senior capaci di formarli e metterli nelle condizioni di crescere.
Guerra sottolinea anche il valore della componente femminile: Più donne negli staff significa più modelli per bambine e ragazze, più pluralità nei percorsi educativi, maggiori possibilità di allargare la base di chi sceglie di vivere il calcio non solo da atleta, ma anche da allenatrice, dirigente o formatrice.
L’esclusione dai Mondiali vista dal basso
Accanto all’analisi dei dati, Golee ha condotto un sondaggio tra allenatori e dirigenti delle associazioni sportive dilettantistiche. Il 58,3% degli intervistati ritiene che l’assenza dell’Italia dai Mondiali sia il sintomo di un problema strutturale più profondo, non un incidente di percorso. Solo l’8,3% lo considera principalmente un danno d’immagine.
Le cause della crisi, secondo chi lavora ogni giorno sul campo, vanno cercate nella scarsa qualità della formazione giovanile, nella mancanza di organizzazione del sistema e nelle criticità del modello calcistico italiano. I risultati del calcio professionistico vengono citati solo in seconda battuta.
Quasi 7 intervistati su 10 — il 69,5% — ritengono che le associazioni sportive abbiano un ruolo concreto nel rilancio del calcio italiano. Il 27,8% sostiene che il cambiamento parta proprio dalle ASD, mentre il 41,7% crede che queste realtà possano fare la propria parte, a patto di avere gli strumenti per farlo.
Risorse, formazione e meno burocrazia
Le principali criticità segnalate dagli operatori sono tre: la carenza di risorse economiche (33,1%), la necessità di maggiore formazione per dirigenti e allenatori (31,2%) e la mancanza di strumenti tecnologici adeguati per gestire le società (19,4%). Nelle risposte aperte emergono anche la richiesta di migliorare gli impianti sportivi, ridurre la pressione sul risultato nelle categorie giovanili e semplificare la gestione amministrativa.
Quando si parla della crisi del calcio italiano si guarda quasi sempre all’ultimo anello della catena, la Nazionale, aggiunge Guerra. I nostri dati raccontano invece che il futuro del movimento si costruisce molto prima, nelle migliaia di ASD che ogni giorno formano giovani atleti spesso con risorse limitate. Se vogliamo tornare competitivi, dobbiamo investire su organizzazione, formazione e strumenti che permettano alle società sportive di dedicare più tempo ai ragazzi e meno alla burocrazia.
L’analisi di Golee ha preso in esame 23.426 figure tecniche e di staff del calcio dilettantistico italiano. La piattaforma supporta oggi oltre 20.000 club e più di due milioni tra atleti, famiglie e dirigenti in tutta Italia.