Vent’anni di festival si festeggiano con un cartellone che guarda lontano. Barezzi Festival torna dal 10 al 13 dicembre a Parma e provincia per la sua ventesima edizione, con Peter Hook and The Light e Arab Strap nelle loro uniche date italiane, John Grant, Sébastien Tellier, Sleaford Mods e un commosso omaggio a Glen Hansard, il cantautore irlandese scomparso quest’anno che avrebbe dovuto essere tra gli ospiti.
Ideato e diretto da Giovanni Sparano, organizzato dall’Associazione culturale Luce in coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, il festival prende il nome da Antonio Barezzi, il mecenate ottocentesco che sostenne i primi passi di Giuseppe Verdi. Quella vocazione alla scoperta e al sostegno del talento rimane il filo conduttore di una rassegna che in due decenni ha ospitato Philip Glass, Herbie Hancock, Michael Kiwanuka, Fontaines D.C. e centinaia di altri nomi del panorama internazionale.
Il programma: quattro giorni, tre città
Il festival apre giovedì 10 dicembre a Busseto, al Teatro Giuseppe Verdi, con John Grant. Il cantautore di Denver, ex frontman degli Czar, porta sul palco una discografia solista che va dall’esordio Queen of Denmark del 2010 fino al recente The Art of The Lie: un equilibrio raro tra ironia e intimismo, folk e elettronica, con quel timbro baritonale inconfondibile che lo ha reso uno degli autori più amati della sua generazione. Ad aprire la serata sarà il vincitore di Barezzi Lab, il contest per giovani talenti che quest’anno si svolge in collaborazione con il Festival Verdi di Parma e prevede selezioni al Teatro Regio di Parma il 20 ottobre, al Teatro dei Filodrammatici di Milano il 3 dicembre e la finalissima proprio a Busseto il mattino del 10 dicembre.
Venerdì 11 dicembre il festival si sposta a Parma. Nel pomeriggio, alle 15, la Sala concerti della Casa della Musica ospita la proiezione gratuita di Once, il film del 2007 in cui Hansard recita e firma le musiche, tra cui Falling Slowly, vincitrice del Premio Oscar come Migliore Canzone Originale. Alle 18 il palco del Teatro Regio accoglie Beyond All Return – A Tribute to Glen Hansard, produzione originale in cui canzoni, immagini, poesia e testimonianze si fondono in un omaggio all’artista e all’uomo. Alle 21.30 tocca agli Sleaford Mods, che presentano The Demise of Planet X: un disco sull’apocalisse lenta, fatta di apatia sociale ed entropia culturale, costruito con l’elettronica minimale e la lucidità tagliente che ha reso il duo britannico un punto di riferimento per un’intera generazione. La serata si chiude a The Hub con Davide Ambrogio, polistrumentista calabrese che presenta Mater Nullius, quattordici brani scritti quasi tutti in dialetto che esplorano la disconnessione dell’uomo contemporaneo dalla natura.
Sabato 12 dicembre il Teatro Regio apre alle 18 con Sébastien Tellier. Il musicista francese, figura chiave della french touch, porta il suo settimo album Kiss The Beast, uscito a gennaio 2026: un lavoro massimalista che ripercorre l’intero spettro sonoro della sua carriera proiettandolo verso territori nuovi. Nel pomeriggio, alle 15 alla Casa della Musica, Marco Pipitone e Luca Frazzi conducono Shadowplay, incontro gratuito dedicato al mondo dei Joy Division, ideale introduzione al concerto serale. Alle 21.30 arriva l’unica data italiana di Peter Hook and The Light: il bassista fondatore dei Joy Division e dei New Order ripercorre dal vivo l’intero catalogo delle due band, e il live a Barezzi è dedicato ai venticinque anni di Get Ready, settimo album dei New Order. Chiude la notte a The Hub Lamante, con il suo secondo album Non dico addio, scrittura libera e autobiografica che attraversa il dolore senza spiegarlo.
Domenica 13 dicembre il festival si divide tra due città. Alle 17 al Teatro Magnani di Fidenza arriva l’unica data italiana degli Arab Strap: il duo scozzese, tra le realtà più singolari emerse dall’indie degli anni Novanta, porta Half-Told Tales, uscito a trent’anni esatti dal loro primo singolo. Alle 21 a Borgo Santa Brigida a Parma chiude il festival Gaia Banfi, cantautrice, produttrice e polistrumentista che con La Maccaia ha costruito un linguaggio personale in cui convivono canzone d’autore, pop e sperimentazione elettronica. Il suo lavoro sta raccogliendo attenzione anche all’estero, con concerti in tutta Europa e un’esibizione per la radio americana KEXP.
Barezzi Way, Barezzi Snug e gli altri appuntamenti
Il festival non si esaurisce nei concerti serali. Barezzi Way, il format di anteprime itineranti, ha già portato gli Einstürzende Neubauten a Reggio Emilia il 12 settembre con un concerto sold out, e il 1° novembre arriva per la prima volta a Londra, all’Earth Hall, con gli Almamegretta che celebrano i trent’anni di Indubb: il disco del 1996 in cui il gruppo napoletano mescolava tradizione partenopea, reggae, jungle e drum’n’bass, con la collaborazione di Adrian Sherwood e Bill Laswell.
Tornano anche Barezzi Snug, il percorso enogastronomico nelle osterie del centro storico di Parma, e Fuori rotta, gli incontri letterari al Caffè del Prato curati dalla libreria Diari di bordo. Quest’anno Graziano Graziani e Giuseppina Borghese indagano il ruolo dei mecenati nell’arte, partendo proprio dalla figura di Antonio Barezzi. Alla terza edizione arriva anche Quadreria, rassegna di mostre al Caffè del Prato della Casa della Musica con opere di Alessandro Baronciani, Isabella Bersellini e Manuele Altieri, tra illustrazione, pittura e disegno.
I biglietti sono disponibili su Posto Riservato. Tutte le informazioni sul sito www.barezzifestival.it.