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Alzheimer, Lorenzin (Pd): “Urge linea Ue su prevenzione accesso a cure e supporto”

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“Abbiamo assoluto bisogno di una linea di azione europea che permetta, da un lato, di strutturare la prevenzione, aumentare i centri per le demenze a livello europeo, potenziare le reti di diagnostica precoce con i biomarcatori e garantire l’accesso ai farmaci”, dato che “oggi abbiamo una prima linea di terapie e, speriamo, nel prossimo futuro altre. Dall’altro lato, è fondamentale sostenere la parte sociale: assistenza, supporto ai caregiver, luoghi idonei dove poter vivere e modi diversi di affrontare la malattia”. Lo ha detto la senatrice Beatrice Lorenzin, co-presidente dell’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer, all’incontro ‘Alzheimer: bisogno sociale, responsabilità collettiva’, ospitato dalla Santa Sede, presso il Palazzo della Cancelleria Vaticana, per fare il punto sulle prospettive della presa in carico delle persone colpite dalla malattia.

La senatrice ha posto l’accento sui “numeri dell’invecchiamento della popolazione europea e dell’inverno demografico” che rendono “ineludibile il fatto che il tema delle demenze e dellAlzheimer diventi una questione europea, da affrontare con una strategia comune, così come è stato fatto in passato per il cancro: inserire l’oncologia tra gli obiettivi europei ha permesso a Paesi che non avevano accesso all’innovazione, alla ricerca e alle infrastrutture, di strutturare al proprio interno, anche attraverso linee guida condivise, opzioni di terapia, di cura e di diagnosi per milioni di persone”, ha puntualizzato.

“Oggi il tema delle demenze e dellAlzheimer diventa ancora più importante perché ci troviamo di fronte a un doppio scenario – ha osservato – se da un lato abbiamo la fortuna di vivere tutti molto più a lungo, affrontando quindi il tema della longevità, dall’altro sappiamo già esattamente quante saranno le persone molto anziane e i grandi anziani nel 2050″, equanti soffriranno di Alzheimer. “Oggi, tra gli over 65, abbiamo quasi 600mila persone con l’Alzheimer e 900mila con demenza. Per il 2050 parliamo di numeri più che raddoppiati”. Ma se i numeri sono importanti, “dietro i numeri ci sono le persone”, ha sottolineato. “Persone che si troveranno sole ad affrontare una patologia molto pesante, caratterizzata dalla perdita della cognizione. Anche le dinamiche familiari cambieranno, anzi, sono già cambiate, e ricordiamo che oggi è proprio la famiglia a prendersi cura delle persone con Alzheimer”, ha concluso.

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