HomeSpettacoloMusicaA tutto rock con il nuovo tour dei Marlene Kuntz

A tutto rock con il nuovo tour dei Marlene Kuntz

[oblo_image id=”3″] Musicisti completi ed eclettici i Marlene Kuntz, in grado di passare agilmente da un tour semiacustico nei teatri (Uno Live in Love dell’anno scorso) alle sonorità più propriamente rock- indie, distorte e potenti proposte nei club, contesti nei quali la band cuneese si è fatta conoscere ed apprezzare in quasi vent’anni di carriera (il gruppo si è formato nel 1990).

Sabato all’Hiroshima Mon Amour di Torino la band guidata da Cristiano Godano ha tenuto il primo concerto italiano del nuovo tour, preceduto dalla “prima” londinese al prestigioso Dingwalls.

Sul palco di via Bossoli 83 i Marlene hanno proposto principalmente i brani contenuti nell’ultimo disco, il Best of , uscito ad inizio anno ed all’interno del quale gli MK hanno inserito alcuni dei brani più famosi e di successo dei loro precedenti undici lavori, come Nuotando nell’aria, il tutto arricchito da due cover.

La prima, Impressioni di settembre della PFM, convince parecchio sia nella versione del disco che in quella live, ricca di virtuosismi tecnici, mentre La libertà di Giorgio Gaber può apparire esperimento più ardito perché più lontana dalle corde autoriali e musicali dei Marlene.

Tra le altre novità proposte all’Hiroshima un nuovo inedito, Canzone in prigione che farà parte della colonna sonora del film di Davide Ferrario, Tutta colpa di Giuda, nelle sale dal 10 aprile. Non è prima volta che la musica dei Marlene viene scelta dal cinema, basti pensare a pellicole di successo a metà anni ’90 come Jack Frusciante è uscito dal gruppo e Tutti giù per terra.

Ad accompagnare sul palco del locale torinese il terzetto storico composto da Cristiano Godano (voce e chitarre), Riccardo Tesio (chitarre) e Luca Bergia (batteria) sono stati scelti Davide Arneodo, polistrumentista che si alterna tra percussioni, tastiere e violino, e Luca Lagash Saporiti al basso.

Convincente e prezioso soprattutto il contributo offerto dal primo, abile a passare dai suoni dolci del violino a corredo delle ballate più lente del repertorio MK per poi aggiungere potenza alla batteria di Luca Bergia nelle canzoni “più arrabbiate”, veloci e propriamente rock come Festa Mesta o Ape Regina.

Il risultato complessivo delle due ore circa di concerto dimostra la maturità raggiunta dai Marlene, band che si può tranquillamente considerare tra le migliori del panorama italiano, capace di buon equilibrio tra la resa dei dischi e quella dei live, potendo oramai disporre di una vasta scelta di canzoni di livello per i concerti e grazie ad un sound particolarmente forte, coerente e compatto.

Un contesto come quello dell’Hiroshima, un club piuttosto raccolto con il pubblico accalcato, vivace e vociante ben più di quanto possa avvenire in un teatro esalta ancor di più la predisposizione rock del gruppo cuneese, che infatti non ha risparmiato una goccia di sudore, vivendo con grande trasporto fisico l’esecuzione dei brani così come ha fatto del resto la gente presente in sala.

Come sempre Cristiano Godano ha ridotto al minimo le parole ed i discorsi tra un pezzo e l’altro, preferendo comunicare con il proprio pubblico quasi esclusivamente attraverso la musica ed i suoi testi.

L’impressione avendo io visto i Marlene dal vivo più volte ed in situazioni ben differenti (da una cava dismessa in Salento alla spiaggia di Riccione sino al concerto del 25 aprile dell’anno scorso in Piazza Castello a Torino) è che proprio il club fumoso e buio, nella più classica tradizione rock, sia il miglior habitat possibile per sprigionare la potenza del suono MK, con le sue chitarre distorte e lanciate da Godano e Tesio verso costanti sperimentazioni.

RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Most Popular

Recent Comments