In un’epoca in cui la musica è sempre più prodotta al computer, “c’è bisogno di trovarsi, di trovare spazi per potersi esprimere, per dire e per capire chi siamo e da dove veniamo”. Mentre nelle sale spopola il film ‘Je so’ pazzo’ dedicato a suo padre Pino Daniele – su cui preferisce mantenere un garbato ma irremovibile “no comment” – Alessandro Daniele sceglie di far parlare solo la musica, quella vera e suonata dal vivo. A parlare all’Adnkronos è proprio il figlio dell’indimenticabile cantautore napoletano, alla vigilia delle fasi finali della seconda edizione di ‘Musicante Awards – Premio Pino Daniele’: “Questo è un progetto per i ragazzi che amano fare la musica dal vivo, suonarla insieme. È anche educativo, perché ormai questi giovani non sono più abituati né ad ascoltarsi né ad ascoltare gli altri”. L’evento, ideato dalla Fondazione Pino Daniele, di cui Alessandro è presidente, andrà in scena domani, giovedì 5, e sabato 7 novembre alle 21, in diretta su Rai Radio 2 e in streaming su Rai Play dagli Studi Rai di via Asiago a Roma, con la conduzione di Gino Castaldo e Martina Di Florio. Oltre 50 giovani musicisti si alterneranno sul palco in due serate interamente suonate dal vivo. L’obiettivo del progetto è chiaro: allontanarsi dalla logica del “mordi e fuggi” e della musica di consumo, per tornare allo studio e all’identità artistica. “Studiare la musica non ti rende schiavo della tecnica o degli schemi – spiega Alessandro Daniele – Mio padre studiava tutto il giorno per poi annullare questa tecnica e sentirsi libero di dare spazio alla propria anima. Ed è la stessa cosa che vogliamo fare noi: li portiamo in conservatorio a Milano per studiare armonia e musica d’insieme, per sentirsi liberi e mettere la loro identità nei pezzi”.
Una ricerca di autenticità che passa anche per una rigida selezione dal vivo, senza scorciatoie tecnologiche: “Quando canti dal vivo non puoi portare l’autotune, si sente. Ascoltiamo le proposte e capiamo se c’è realmente conoscenza o se c’è qualche trucchetto sotto. Non puoi bluffare”. Un approccio rigoroso che ha convinto anche le grandi case discografiche Warner e Universal a investire nel progetto. “Avremo le major che faranno delle proposte ed è importante perché le case discografiche intendono investire sulla musica suonata, di qualità, non di consumo. Mostrare in diretta radio e tv che una major è interessata a questo tipo di musica e di artisti è un messaggio che bisogna dare”. Domani sera si esibiranno otto nuove proposte (Berlina, Chiara Tegas, Fancy, Ilaria, Lauryyn, Lorr, Martina Ravetta, Morena Chiara), da cui usciranno i quattro finalisti che si aggiungeranno al cast degli artisti già invitati dalla Fondazione: Andrea Radice, Arabella Rustico, Casadilego, Groove at Home, Pierdavide Carone, Roberta Gentile e Vincenzo Viscardi. Non si tratta di una vera e propria competizione: “Ognuno prenderà una serie di premi e riconoscimenti pensati per mettere in luce identità, scrittura, interpretazione, ricerca sonora, capacità live e visione artistica”, precisa Alessandro. Tra i riconoscimenti sarà consegnato il Musicante Award – Premio Pino Daniele, al quale sarà destinato un contributo economico a sostegno dello sviluppo dell’attività artistica dell’artista premiato.
La serata di sabato 7 novembre sarà arricchita da un incontro intergenerazionale unico. I giovani talenti eseguiranno medley di Pino Daniele affiancati da giganti della musica e virtuosi del proprio strumento: Daniele Bonaviri, Fabrizio Bosso, Gonzalo Rubalcaba, Hamilton de Holanda, Lino Cannavacciuolo, Rosario Giuliani e Tony Esposito. “La Fondazione li ha invitati a fare un po’ come faceva mio padre – racconta Alessandro – Più sono grandi e più sono umili. Mi ricordo mio padre: andammo un giorno a Genova per gli Mtv Live e lui fece il chitarrista di J-Ax per tutto il concerto, improvvisando. Questo è il concetto: questi grandi virtuosi vengono alla jam session, si buttano e danno spazio a questi ragazzi”. E se alcuni brani di Pino restano “intoccabili” (verranno eseguiti in “virtuale” con la voce e la chitarra originali del cantautore napoletano), sugli altri Alessandro Daniele invita i giovani a osare: “Dico ai ragazzi di non avere timore reverenziale. Sentitevi liberi di reinterpretare. Non voglio sentire cosa avrebbe fatto mio padre, voglio sentire una cosa nuova che vi appartiene. Il pezzo di mio padre deve diventare matrice di qualcosa di nuovo”. Infine, tornando al “no comment” sul film ‘Je so’ pazzo’ (diretto da Nicola Prosatore e con Massimiliano Caiazzo nei panni di Pino Daniele), liberamente ispirato alla biografia scritta proprio dallo stesso Alessandro, quest’ultimo chiarisce meglio la sua posizione chiudendo il cerchio: “È ovvio che l’ho visto. Però non è un progetto della Fondazione, non è una cosa che ho seguito in prima persona. Ne ho parlato a lungo col regista, ci sentiamo, ma non mi sento di dire la mia. Non basterebbe un commento, preferisco stare nel mio, restare totalmente estraneo e continuare a fare le mie cose”. Una scelta netta, che riporta l’attenzione sull’unico vero protagonista che conta per lui e per la Fondazione: la musica suonata e condivisa.