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Joe Schievano trasforma l’acqua del Veneto in musica: esce «Anguane, songlines of water»

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Joe Schievano ha registrato sorgenti, grotte, turbine idroelettriche e sassi di fiume prima ancora di scrivere una nota. Il risultato è Anguane, songlines of water, album in uscita il 3 novembre che è anche la colonna sonora originale di Anguane, le voci dell’acqua, documentario scritto e diretto da Giovanni Pellegrini e prodotto da Ginko Film. Nessuno strumento tradizionale: l’intera partitura nasce dai suoni registrati sul territorio veneto, dalle Dolomiti alla Laguna di Venezia.

Il progetto arriva in un momento preciso. Gli ultimi rilevamenti ISPRA sul bilancio idrologico nazionale confermano una disponibilità di risorsa idrica rinnovabile stabilmente inferiore alle medie storiche — oltre il 7% in meno sul lungo periodo — e una contrazione che prosegue da oltre settant’anni. In Veneto, territorio nel quale il film nasce e si sviluppa, i monitoraggi ARPAV segnalano nella pianura e nelle foci la pressione costante dell’impatto antropico, con la presenza rilevata di fitofarmaci, mercurio e PFAS.

Un disco senza strumenti, costruito sul paesaggio

La scelta di rinunciare agli strumenti classici non è un gesto estetico ma una conseguenza del metodo. Schievano ha raccolto sul campo il suono delle cascate, il gocciolio nelle cavità sotterranee, il verso degli anfibi, il battito di due sassi di fiume. Ha registrato anche il rombo delle turbine di una centrale idroelettrica e le frequenze prodotte dalle infrastrutture. Su questi campionamenti ambientali intervengono synth bass, droni e il lavoro vocale di Maria Roveran, attrice e performer protagonista del film.

Il confine tra composizione musicale, field recording e sound design si assottiglia fino quasi a scomparire. L’acqua diventa ritmo, la pietra percussione, una turbina frequenza, una grotta una cassa di risonanza. La voce umana viene spinta fino al punto in cui deve provare a smettere di sembrarlo.

Sono partito dai luoghi prima ancora che dagli strumenti: dalle sorgenti, dalle cascate, dalle grotte, dai sassi, dagli animali, ma anche dalle turbine e dai suoni prodotti dall’intervento umano, racconta Schievano. Per me non è sperimentazione fine a se stessa, ma un altro modo di concepire la composizione: accorgersi che la musica può cominciare anche da ciò che abbiamo intorno, se torniamo ad ascoltarlo.

Le Anguane: voci arcaiche, non ninfe folkloristiche

A Roveran è stato affidato il compito di immaginare quale voce potrebbero avere le Anguane, figure femminili legate da secoli alle acque della tradizione alpina e veneta. Nel racconto popolare abitano sorgenti, torrenti e grotte, possono assumere sembianze animali e custodire le acque. Nel testo di Pellegrini appartengono a un tempo in cui esseri umani e creature della natura vivevano in simbiosi, prima che l’uomo si convincesse di poter dominare l’ambiente.

Schievano e Roveran spogliano il mito da ogni trappola folkloristica. Lontane dall’immagine della sirena o della ninfa protettrice, le Anguane nel disco sono entità arcaiche che osservano la trasformazione del paesaggio e trasformano il proprio canto in un atto di denuncia. La ricerca vocale procede attraverso vocalizzi privi di testo intellegibile, emissioni nude, stratificazioni atonali, cori, respiri, lamenti e urla. Con Roveran interviene un gruppo di giovani voci dell’Hybrid Music di Venezia.

Il voice-over scritto da Pellegrini racchiude la chiave di lettura dell’intera opera. Un’Anguana avverte un re che vuole impossessarsi del fiume: il fiume non potrà mai appartenerti e, se l’uomo arriverà a considerarsi superiore alle forze della natura, le conseguenze ricadranno sul suo stesso regno. Più avanti, un’altra sentenza: L’acqua comincerà a scarseggiare, e quella che resterà porterà i segni del tuo passaggio. Allora, forse, capirai: non sarai tu a pagare, ma i figli dei nostri figli.

Il percorso del disco: dal ghiaccio alla pietra

Le venti tracce seguono un arco che non è una semplice opposizione tra natura buona e uomo cattivo. La prima parte appartiene ancora a un’acqua elementare: il ghiaccio, la sorgente, il torrente, la luce che attraversa il fondale. Poi qualcosa cambia.

Arrivano Turbine Elegy, composta anche sulle frequenze di una centrale idroelettrica; Cataclasis, con la frattura violenta della roccia e il cedimento di una diga; Deluge, massa d’acqua che occupa progressivamente tutto lo spazio; Conurbation, con il paesaggio sostituito dalla continuità di cemento e asfalto; Anoxia, che prende il nome dalla mancanza di ossigeno negli ambienti acquatici. Due tracce, Anura e Herpetofauna, sono dedicate agli anfibi e agli ecosistemi ai quali appartengono. L’evidenza che i due sistemi — naturale e antropico — sono ormai impossibili da separare attraversa l’intero disco.

L’ultima traccia si intitola Lithophone. Due sassi di fiume battuti l’uno contro l’altro generano la pulsazione del tema principale del film. I droni scompaiono lentamente. Rimane quel ritmo elementare e, con esso, la memoria dell’acqua impressa nella roccia.

Il documentario: festival, sale e incontri con gli autori

Anguane, le voci dell’acqua è stato presentato in prima assoluta nel giugno 2026 a CinemAmbiente di Torino, all’interno della sezione Made in Italy. Nei mesi successivi ha vinto il premio del pubblico sia al Film Festival della Lessinia sia all’Euganea Film Festival, dove Pellegrini e Roveran hanno partecipato all’incontro L’acqua zè morta? insieme a Marco Paolini. Il film è passato anche da Adrikà, festival del cinema archeologico di Adria e Delta del Po.

Dall’8 novembre il documentario entra nelle sale del Veneto con una serie di proiezioni e incontri con gli autori. Si parte l’8 novembre al Cinema Rossini di Venezia (ore 20.30) con Pellegrini, Roveran e Schievano in sala, e il 9 novembre al Cinema Edera di Treviso (ore 21.00), in collaborazione con Legambiente Treviso. Il 10 novembre è la volta del Cinema Multiastra di Padova (ore 21.00), l’11 novembre del Cinema Odeon di Vicenza. Il 14 novembre la proiezione si sposta al Cinema Italia Eden di Montebelluna (ore 17.30). Dal 16 al 18 novembre il film è al Cinema Candiani di Mestre — con Pellegrini in sala il 18 alle 21.00 — e al Cinema Don Bosco di San Donà di Piave. Il 16 novembre doppia proiezione all’OffiCinema di Feltre (ore 18.30 e 20.00), il 17 novembre al Cinema Metropolis di Bassano del Grappa, dove Pellegrini dialogherà con il giornalista Alessandro Comin. Dal 16 al 17 novembre anche al Cinema Verdi di Vittorio Veneto, con il regista ospite il 17 alle 19.30.

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