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Cor Veleno e 25 anni di ‘Rock’n’Roll’: “I rapper un cattivo esempio? I testi dei politici sono più pericolosi”

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Ci sono dischi che invecchiano, e dischi che continuano a parlare al presente. ‘Rock’n’Roll’, l’album d’esordio dei Cor Veleno uscito nel 2001, appartiene decisamente alla seconda categoria. A 25 anni di distanza, la storica formazione hip hop romana celebra quel traguardo con ‘Rock ‘n’ roll – Cassaforte Edition’, una riedizione curata nei minimi dettagli. “Questi 25 anni sono volati, non li ho sentiti. Mi sento come se fosse ieri”, racconta Giorgio Cinini, in arte Grandi Numeri, ospite del vodcast dell’Adnkronos (disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube). Voce e anima di un gruppo che non ha mai smesso di guardare il mondo “dal basso”, il rapper dice la sua sulle recenti proteste dei giovani contro il carovita: “Non banalizziamole”. E a chi accusa i testi rap di non essere un buon esempio, risponde senza mezzi termini: “Sono più pericolosi i testi dei politici”.

La nuova veste sonora dell’album porta l’immancabile firma di Squarta (“il nostro angelo custode”) e il pensiero va inevitabilmente a chi ha contribuito a fondare questo mito e oggi non c’è più: Primo Brown, all’anagrafe David Belardi, scomparso esattamente dieci anni fa. “Primo ha fatto con me il 60-70% del lavoro di gavetta”, ricorda Grandi Numeri. “Mi dispiace che non sia riuscito a vederlo, perché è venuto a mancare proprio nel momento in cui l’hip hop è stato sdoganato definitivamente. Sarebbe rimasto a bocca aperta”. ‘Rock ‘n’ roll – Cassaforte Edition’ vanta tre collaborazioni, nate non da logiche di mercato, ma da stima e amicizia profonda: ‘Tigre tigre’ feat. Gemitaiz, ‘Trastevere’ feat. Masito e ‘Nelle mani’ feat. Claver Gold. “Noi lavoriamo con le persone che amiamo”, sottolinea Giorgio, rivendicando una distanza netta dalle logiche matematiche dello streaming odierno. “Non nascerà mai niente da un algoritmo. L’algoritmo è funzionale al sistema, riesce ad arrivare ovunque, ma c’ha un problema: non suda, non sanguina. Noi usciamo da quei diagrammi, andiamo oltre, dove ci sono le emozioni”. In Tigre Tigre, Gemitaiz canta: ‘Ci trovate in piazza, non all’Ariston’. Un manifesto di intenti per chi, pur riconoscendo l’apertura del Festival di Sanremo al rap, continua a preferire la strada e la visione “dal basso”.

E a proposito di piazze, anche Grandi Numeri dice la sua sulle proteste: “I giovani di oggi si accorgono a 15 o 18 anni che non hanno niente. E il non avere niente può portare anche a voler avere tutto. Questa cosa va interpretata, capita, non schematizzata”. In questo contesto, l’artista non deve ergersi a maestro o politico, ma fungere da “antidoto sociale”. “L’artista deve vivere possibilmente in un bosco fatto di dubbi, non deve avere mai delle certezze di tipo politico da non mettere in discussione”, spiega. E quando esplodono disagi giovanili, si torna a parlare dei testi del rap e della trap, accusati di essere un cattivo esempio: “Tra i testi dei rapper e i testi politici, io penserei molto di più a questi ultimi. Abbiamo politici che campano politicamente sulle disgrazie delle persone, sui problemi sociali ed economici. Lasciate fare ai musicisti anche degli errori, ma voi che siete lo Stato e rappresentate i cittadini avete una grossa responsabilità. Non perdete tempo con queste cavolate”. Infine, un appello ai giovani: “Fidatevi della vostra insoddisfazione, del vostro disagio, di quello che sentite che alla fine non vi corrisponde. Sarà sicuramente anche fonte di errori, ma sarà la vostra strada, non quella che vi hanno detto di fare”. Oltre al tour del documentario dedicato a Primo Brown, che rappresenta uno “spaccato generazionale molto forte dell’Italia di quegli anni”, i Cor Veleno non si fermano. Mentre proseguono i live (pensati per “stimolare il pubblico, non solo accarezzarlo”), il gruppo è già al lavoro su materiale inedito. “Stiamo lavorando al nuovo album che dovrebbe uscire nel 2027 ed è bellissimo, una cosa diversissima da tutto quello che abbiamo fatto”, conclude il rapper. (di Loredana Errico)

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