Alberto Gianfreda porta a Bologna tre grandi installazioni scultoree in ceramica che il visitatore può modificare con le proprie mani. Dal 6 novembre 2026 al 15 maggio 2027, lo Spazio Arte al venticinquesimo piano della Torre Unipol ospita Ancora una volta, una volta ancora, personale dell’artista curata da Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli per CUBO, archivio e museo d’impresa del Gruppo Unipol.
Il progetto nasce da una riflessione sulla condizione contemporanea: riconoscersi imperfetti come premessa per incontrare l’altro senza subordinarlo. Oggetti domestici — piatti, vasi, ceramiche — vengono frammentati e ricostruiti su maglie metalliche mobili, restituendo alla materia la possibilità di trasformarsi. Il titolo non evoca ripetizione ma resilienza: una volta ancora è adattamento, nuova forma, apertura al futuro.
Un percorso che cresce dall’orizzontale al verticale
La mostra si apre con un intervento sul ledwall: un breve video pubblicato da Gianfreda sul proprio profilo Instagram mostra una mano che solleva e lascia ricadere i frammenti di tre vasi bianchi senza ricomporli. Il gesto ha generato migliaia di commenti online, nei quali gli utenti hanno riconosciuto metafore di fragilità, perdita e ricostruzione. Tre teche affiancano il video riportando nello spazio fisico i vasi originali, il suono del loro movimento e una selezione di quei commenti. La soglia tra reale e virtuale introduce così i temi dell’intera esposizione.
La prima scultura è Materia comune (2025), un grande tappeto ceramico composto da frammenti di piatti bianchi collegati da una maglia metallica e sospeso su 11 piedistalli museali. Il pubblico può sedersi sull’opera, instaurando un rapporto diretto con la ceramica: i piedistalli sorreggono il corpo dell’opera così come sostengono il corpo della persona. Una metafora di reciprocità in cui il visitatore non completa la scultura, ma il suo significato.
Segue Nothing as it seems (2026), una costellazione di vasi frammentati e ricomposti su catene metalliche, collocati su 12 basamenti bianchi. Qui l’interazione è diretta: il pubblico può modificare la forma dei vasi, generando configurazioni sempre nuove e attivando la dimensione sonora dell’opera. Il movimento delle catene produce suoni che si sovrappongono alle tracce audio presenti in mostra, costruendo un paesaggio acustico discreto che accompagna l’intero percorso.
La scultura verticale che chiude il percorso
Il percorso si conclude con Ancora una volta (2026), la grande scultura verticale che dà il titolo alla mostra. Un corpo ceramico di circa 250 centimetri si adagia sulla parete raccogliendo molteplici frammenti in una forma comune. Dopo le opere che invitano all’interazione, questa è contemplativa: elementi differenti trovano un equilibrio provvisorio nel quale ogni identità trova compimento nella relazione con l’altra.
La dimensione sonora attraversa l’intera esposizione. Il movimento delle sculture genera il suono della ceramica che vibra e si sposta, mentre tracce audio richiamano la frattura e la trasformazione della materia. Il frammento non solo si vede e si muove: risuona.
Il catalogo della mostra, realizzato da CUBO, raccoglie i testi critici delle curatrici Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli.
Informazioni pratiche
Ancora una volta, una volta ancora è visitabile fino al 15 maggio 2027 presso CUBO in Torre Unipol, Spazio Arte al 25° piano, in via Larga 8 a Bologna. L’ingresso è libero. Gli orari: lunedì 14-19, martedì-venerdì 9:30-20, sabato 9:30-14:30. La domenica è chiuso. Informazioni su cubounipol.it.