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La rinascita del Teatro Valle: la fondazione Teatro Roma disegna la mappa culturale della Capitale

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La restituzione alla città del Teatro Valle segna un momento di svolta nella cronaca culturale della capitale. Dopo sedici anni di inattività e al termine di un articolato cantiere di restauro promosso da Roma Capitale e curato dalla Sovrintendenza Capitolina con il Ministero della Cultura, la storica sala settecentesca riapre le proprie porte. Inaugurato nel gennaio del 1727 e intitolato nel 2021 alla memoria di Franca Valeri, il Valle costituisce la struttura teatrale all’italiana ancora attiva più antica d’Europa. La sua riapertura supera la dimensione della semplice ricorrenza e configura un preciso progetto di rigenerazione urbana e artistica. Lo spazio, che nel corso dei secoli ha tenuto a battesimo capolavori di Rossini, Donizetti e Goldoni, acquisisce la missione strategica di “Casa della Drammaturgia Contemporanea”, diventando un centro dedicato alla scrittura scenica del presente e al confronto con le nuove generazioni.

La ripartenza del Teatro Valle s’inserisce in un ampio disegno promosso dalla Fondazione Teatro di Roma. La stagione si sviluppa attorno al tema guida “Il teatro è VITA”, acrostico formato dalle iniziali dei quattro palcoscenici che compongono l’architettura della rete cittadina: Valle, India, Torlonia e Argentina. Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco e la collaborazione della direttrice Lea Giamattei, il teatro pubblico romano ricompone la propria identità in una visione organica e policentrica.

La programmazione si avvia nel mese di ottobre con appuntamenti che riflettono la nuova vocazione drammaturgica dello spazio. La stagione inaugura con il lavoro di Francesco Piccolo intitolato “La sera della prima”, seguito dal progetto della compagnia “La casa d’argilla” guidato da Lisa Ferlazzo Natoli per il testo “Escaped Alone” della drammaturga britannica Caryl Churchill. Nei mesi successivi la sala ospita allestimenti tratti dalle opere di autrici della scena internazionale come Annie Ernaux e Han Kang, confermando l’impegno per una ricerca scenica radicata nelle grandi questioni del tempo presente.

Parallelamente, il Teatro Argentina consolida il proprio ruolo di palcoscenico centrale della grande prosa con il debutto dell’Otello firmato dallo stesso Luca De Fusco, in scena dal 4 al 29 novembre. L’adattamento del testo shakespeariano sposta l’ambientazione della tragedia in un immaginario Sud coloniale del Novecento, mettendo in risalto le dinamiche del pregiudizio razziale e il meccanismo manipolatorio orchestrato dalla figura di Jago. La scelta di collocare il dramma in un contesto storico contrassegnato dalle tensioni del secolo scorso permette di esplorare l’ambiguità morale dei personaggi e la violenza dei rapporti di potere con un linguaggio di forte impatto civile.

L’integrazione delle quattro sale restituisce a ciascun palcoscenico un’identità specifica all’interno di un’unica mappa istituzionale. Se il Teatro India continua a essere il presidio della sperimentazione performativa e il Teatro Torlonia custodisce la dimensione intima delle arti e del teatro ragazzi, la riapertura del Valle completa una geografia urbana che restituisce valore ai luoghi storici della città. Inserire il teatro più antico d’Europa al centro della drammaturgia odierna dimostra come la conservazione del patrimonio architettonico e la ricerca contemporanea possano fondersi in una concreta prassi di cittadinanza culturale.

Articolo a cura di Veronica Di Mauro ( tratto dal blog ©Cronache Creative
https://cronachecreative.wordpress.com )

 

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