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Mercato Cloud italiano a 9,48 miliardi nel 2026: l’AI traina la crescita, ma il 92% del mercato europeo resta in mano americana

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Il Cloud italiano vale quasi 9,5 miliardi di euro e cresce a ritmo sostenuto. Ma dietro i numeri si apre una questione strategica che l’Europa fatica ancora ad affrontare: il 92% del mercato continentale è controllato da provider statunitensi, e le imprese italiane sembrano non averne ancora piena consapevolezza.

Sono i dati principali della ricerca dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno Cloud & Sovereignty: l’ecosistema digitale europeo tra ambizioni e realtà. Nel 2026 la spesa Cloud delle organizzazioni italiane raggiunge 9,48 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto all’anno precedente. A trainare l’espansione sono soprattutto gli investimenti in Intelligenza Artificiale e in cybersecurity.

Public e Private Cloud: entrambi in accelerazione

La componente principale del mercato è il Public & Hybrid Cloud, che raggiunge 6,8 miliardi di euro con una crescita del 17%. Al suo interno, l’Infrastructure as a Service (IaaS) si conferma la voce più pesante: circa 3 miliardi di euro, pari al 44% della spesa complessiva del segmento, sostenuta dai servizi di Business Continuity, Disaster Recovery e Virtual Machine.

Il Software as a Service (SaaS) registra la crescita più elevata tra le componenti del Public Cloud, con 2,6 miliardi di euro e un incremento del 20%. A spingere la domanda sono le soluzioni di IT Security — anche in risposta agli obblighi introdotti dalla normativa NIS2 — e le applicazioni di Intelligenza Artificiale pronte all’uso. Il Platform as a Service (PaaS) cresce del 16%, a 1,2 miliardi, grazie ai servizi di AI e Analytics basati su API.

Accelera anche il Private Cloud, che segna un +19%. Le imprese scelgono infrastrutture proprie per due ragioni convergenti: mantenere il controllo diretto su dati e carichi di lavoro critici — anche in risposta a NIS2 e DORA — e governare i costi dell’AI. Per alcuni workload, il modello a consumo del Public Cloud genera spese difficili da prevedere, rendendo più conveniente il ricorso a infrastrutture private.

Europa: mercato da 131 miliardi, ma dominato dagli hyperscaler americani

Il quadro europeo amplifica le dimensioni del fenomeno. Nel 2026 il fatturato dei provider Cloud in Europa raggiunge 131,4 miliardi di dollari, con una crescita del 29% rispetto all’anno precedente. I tre principali hyperscaler — AWS, Microsoft e Google — rappresentano da soli il 68% del totale. Considerando l’insieme dei provider statunitensi, la quota sale al 92%.

Gli hyperscaler stanno rispondendo alle crescenti richieste di sovranità con aperture di data center sul territorio europeo, partnership con operatori locali e offerte dedicate. AWS, ad esempio, ha annunciato un investimento da 7,8 miliardi di euro per la propria iniziativa European Sovereign Cloud. Nel frattempo, l’Unione Europea cerca di rafforzare la propria autonomia attraverso politiche industriali su Cloud, AI, semiconduttori e Open Source.

La sfida è resa più complessa dagli squilibri negli investimenti globali. L’analisi dell’Osservatorio su 47 grandi operatori della filiera digitale mostra che oltre 105 miliardi di dollari si concentrano nell’AI e che oltre il 90% del capitale investito dagli operatori nordamericani rimane in Nord America.

Le imprese italiane si muovono, ma la sovranità resta un concetto parziale

Il 78% della spesa in servizi IaaS e PaaS delle grandi imprese italiane analizzate è assorbito da operatori americani. Nelle grandissime imprese la concentrazione sale all’86%, contro il 74% delle grandi.

Qualcosa si muove sul fronte delle strategie. Il 63% delle grandissime imprese dichiara di aver già avviato azioni per rafforzare la propria autonomia: privilegiare provider europei per nuovi progetti, progettare applicazioni più facilmente trasferibili tra fornitori diversi. Anche il 55% delle grandi imprese ha intrapreso iniziative simili, ricorrendo in alcuni casi alle offerte di Cloud sovrano degli stessi provider extraeuropei.

La consapevolezza, però, resta parziale. Per il 70% delle organizzazioni intervistate, la sovranità digitale coincide quasi esclusivamente con la localizzazione fisica dei dati. Restano in secondo piano il controllo logico delle informazioni, la giurisdizione applicabile ai fornitori e la continuità operativa in scenari geopolitici avversi. L’Open Source come scelta strategica prioritaria è adottato solo dal 2% delle grandissime imprese e dal 7% delle grandi: a frenarne la diffusione sono la difficoltà di trovare fornitori con adeguato supporto enterprise e la carenza di competenze interne.

AI e Cloud: cambiano le architetture, crescono i rischi

L’Intelligenza Artificiale sta ridisegnando anche le modalità di utilizzo dei servizi Cloud. Il modello più diffuso per introdurre applicazioni AI rimane il SaaS, adottato dal 52% delle grandi imprese e dal 46% delle grandissime. Le soluzioni pronte all’uso accelerano la sperimentazione, ma espongono le organizzazioni al rischio di Shadow AI — strumenti non governati che proliferano fuori dal controllo IT — e a costi difficili da prevedere.

Le grandissime imprese stanno adottando approcci più strutturati. Il 21% utilizza piattaforme PaaS per sviluppare applicazioni personalizzate, mentre il 9% adotta architetture ibride che combinano Public Cloud e infrastrutture private. Sviluppare un’applicazione AI sul Cloud pubblico per poi eseguirla su infrastrutture proprie consente, in alcuni casi, di mantenere un maggiore controllo sia sui costi computazionali sia sui dati utilizzati.

La crescente complessità delle architetture rende sempre più urgente per le organizzazioni sviluppare competenze interne, valutare le alternative tecnologiche disponibili e costruire strategie di sourcing flessibili, capaci di rispondere insieme alle esigenze di innovazione e ai rischi economici e geopolitici.

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