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Il dolce tocco di Richard Wright

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[oblo_image id=”2″]Ci sono musicisti che in vita accompagnano la loro arte creandosi personaggi che in qualche modo possano far parlare di loro. Hanno una presenza forte, che si impone… difficile in qualche modo non sentirne la mancanza. Poi ce ne sono alcuni che la scena la lasciano agli altri, fanno del silenzio e della riservatezza uno stile di vita.

La loro grandezza è tutta in quello che ci lasciano e il ricordo è più forte perché la loro normalità ce li fa sentire più vicini. Apparteneva sicuramente a questi ultimi Richard Wright, tastierista di uno dei gruppi più famosi e influenti della musica rock.

Fin dai tempi di Syd Barrett era il musicista che maggiormente riusciva a seguire il genio spesso incontrollabile del primo leader dei Pink Floyd e il suo Farfisa dai tratti orientaleggianti dava forma e respiro alla psichedelia “lisergica” della band.

Sebbene non abbia mai avuto una personalità tale da imporsi agli altri componenti del gruppo, la sua mano delicata e gentile ha determinato e caratterizzato assieme alla straordinaria chitarra di David Gilmour un suono che ha fatto epoca emozionando milioni di fans. Nonostante una matrice jazzistica, Wright è riuscito ad addentrarsi in ambito psichedelico con una sensibilità e un tocco davvero impareggiabili. Suo è il tappeto sonoro attraverso cui i ricami e le melodie del chitarrista sono diventati leggenda.

Non sarebbero mai stati i Pink Floyd senza le atmosfere nostalgiche e rarefatte di Wright, che ha tra l’altro firmato alcuni fra i brani più belli, come “Us & Them”, l’incredibile “The great gig in the sky”, le troppo dimenticate “Summer 68” e ”Remember a day” (recentemente riproposta da Gilmour & band, tutti rigorosamente vestiti di nero in memoria dell’amico appena scomparso, allo show britannico “Later with…Joos Holland”: il brano non era mai stato eseguito dal vivo prima d’ora) o l’articolata “Sysyphus”.

Coautore in altri capolavori del gruppo come “Shine on You crazy diamond”o “A saucerful of secrets”, è con la leggendaria “Echoes” che lascia un marchio indelebile: la sua voce fragile e sofferta si fonde magnificamente con quella di David Gilmour segnando uno dei picchi artistici che ha fatto epoca.

[oblo_image id=”3″]Le sue vicissitudini con i Pink Floyd sono note ai più, ma Wright oltre ad aver realizzato anche due album da solista (“Wet dream” e “Broken China”, oltre al progetto Zee con Dave Harris), ha suonato nell’ultima tournée dell’amico di una vita Gilmour, che lo ha ricordato con queste parole:“Nessuno può sostituire Richard Wright, era mio compagno musicale e mio amico. Nella confusione delle discussioni su chi e cosa fossero i Pink Floyd, l’enorme contributo di Rick è stato spesso dimenticato. Era gentile, modesto e riservato ma la sua voce e il suo modo di suonare così pieni di sentimento erano componenti vitali, magiche del nostro più noto ‘Pink Floyd sound’. Non ho mai suonato con nessuno come lui. L’amalgama della sua e della mia voce e della nostra telepatia musicale sbocciarono per la prima volta nel 1971 con ‘Echoes’.

[oblo_image id=”4″]Dal mio punto di vista tutti i migliori momenti dei Pink Floyd sono stati quelli in cui Rick era al suo massimo. Dopotutto, senza ‘Us & Them” e ‘The great gig in the sky’ che lui ha scritto, cosa sarebbe stato ‘Dark side of the moon’? Senza il suo tocco gentile l’album ‘Wish You were here’ non avrebbe funzionato. A metà del nostro cammino per molte ragioni perse la strada per un po’, ma nei primi anni Novanta con ‘The division bell’ la sua vitalità, il suo lume ed il suo humor ricomparvero e le reazioni del pubblico alle sue apparizioni durante i miei concerti del 2006 furono enormemente incoraggianti ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovations lo cogliessero così di sorpresa (sebbene non sorprendessero noi altri). Come Rick, non mi risulta facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma gli volevo bene e mi mancherà enormemente”.

Attivo artisticamente fino all’ ultimo e con in cantiere un nuovo album solista, è possibile ascoltare le sue ultime performance nelle recenti uscite a nome David Gilmour, “On an Island”, “Remember that night” e il freschissimo “Live in Gdansk”.

Con Richard Wright vola via il sogno della “swinging London”di una intera generazione e ogni possibilità di reunion dei Pink Floyd.

Ma gli “echoes” della sua arte e della sua mano delicata si odono ancora e faranno parte per sempre di chiunque ami la buona musica…

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