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Vendemmia 2026 in Sicilia: cento giorni di raccolta dall’ovest dell’isola fino all’Etna

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È già partita la vendemmia 2026 in Sicilia. Dalla Sicilia occidentale, dove si raccolgono le prime varietà precoci a bacca bianca, prende avvio un percorso di circa cento giorni che attraversa l’isola da ovest verso est, dall’entroterra all’altopiano Ibleo, fino alle pendici dell’Etna e alle isole minori. Un calendario lungo e articolato che restituisce la misura di quanto la Sicilia sia, a tutti gli effetti, un continente vitivinicolo.

Le premesse sono buone. Un inverno e una primavera più piovosi del solito hanno permesso un buon ripristino delle riserve idriche del suolo, favorendo uno sviluppo equilibrato della vite. La pressione di patogeni e insetti è rimasta contenuta, con pochi casi isolati gestiti tempestivamente. Anche i picchi di calore di luglio non hanno compromesso lo stato fitosanitario dei vigneti, grazie alla disponibilità idrica accumulata nei mesi precedenti. Ci aspettiamo una vendemmia di elevata qualità, con vini caratterizzati da un interessante corredo aromatico e da un buon equilibrio tra freschezza ed eleganza, afferma Pietro Pollara, vicepresidente di Assovini Sicilia.

Le prime uve: Pinot Nero, Chardonnay e Grillo nella Sicilia occidentale

La raccolta apre con le varietà internazionali a più alta acidità, Pinot Nero e Chardonnay, destinate sia alle basi spumante sia ai vini fermi. Nella Sicilia più occidentale è il Grillo a farsi notare per la sua capacità di resistere alle condizioni climatiche difficili. Anche Nero d’Avola e Perricone mostrano un ottimo andamento vegetativo che, grazie a una gestione agronomica tempestiva, rigorosa e improntata ai dettami dell’agricoltura sostenibile, hanno fronteggiato i principali patogeni, preservando così l’assoluta integrità di ogni singolo grappolo, racconta Giampiero Vantaggiato, agronomo di Feudo Stagnone & Cantine Birgi.

Bisogna attendere la seconda decade di agosto per i primi tagli nell’entroterra. Gianfranco Lombardo, proprietario e agronomo di Tenute Lombardo, parla di eccellenti prospettive per la vendemmia, con un Nero d’Avola ritrovato che si distingue per caratteristiche nuove e un Catarratto che si farà notare per il suo elegante fruttato.

Il Frappato del Ragusano e il Frappato di Valle dell’Acate

Nel ragusano la varietà di riferimento è il Frappato, vitigno capace di interpretare meglio di ogni altro il legame tra vino e territorio. Carlo Casavecchia e Gaetana Jacono di Valle dell’Acate descrivono uve vigorose e resistenti al caldo, che lasciano intravedere un Frappato complesso, un rosso insolito, elegante, al passo coi tempi: un vino contemporaneo in grado di affiancarsi agli abbinamenti più impensati delle calde serate estive.

Poco più a nord, a Noto, la cantina Zisola punta sulla tradizionale coltivazione ad alberello per contrastare il calore estremo. La mancanza di una struttura rende libera la circolazione delle correnti più fresche e delle brezze che arrivano dal mare, spiega il direttore tecnico Gionata Pulignami. L’annata si preannuncia capace di rimarcare ancora una volta lo stile unico di questo angolo di Sicilia.

Lo Stretto di Messina, le Eolie e Pantelleria

Le colline della DOC Faro, affacciate a nord sullo Stretto di Messina, godono di un microclima particolare: il vento dello Stretto crea condizioni favorevoli per i vitigni autoctoni Nocera e Nerello Mascalese. Le alte temperature hanno inciso marginalmente sulla qualità dei nostri vitigni, che godono di un ottimo stato fitosanitario e che garantiscono ottime premesse per la vinificazione, afferma Gianfranco Sabbatino, co-proprietario di Le Casematte. Più cauto il tono di Antonio Grasso di Feudo Solaria, nella vicina DOC Mamertino: sarà importante capire come reagirà il Nocera, un vitigno particolarmente sensibile alle alte temperature.

Alle Eolie, a Salina, le previsioni sono invece entusiasmanti. Pietro Colosi, enologo dell’azienda Colosi, parla di una stagione in perfetto equilibrio per tutte le varietà locali: la Malvasia, in particolare, porterà uno standard qualitativo di altissimo livello, e vini dalla notevole complessità aromatica e freschezza.

A Pantelleria lo Zibibbo ha retto bene al caldo. Secondo Gianfranco Giacalone, agronomo di Cantine Pellegrino, l’aumento delle temperature ha anzi favorito un rapporto zuccheri-acidi particolarmente equilibrato. La vendemmia sarà scalare, dalle zone costiere più precoci alle contrade di montagna più tardive, garantendo una gestione enologica ottimale.

L’Etna chiude il calendario: raccolta fino a novembre

Il percorso si conclude sull’Etna, dove la vendemmia inizia a metà settembre e può prolungarsi fino agli inizi di novembre. L’altitudine e le escursioni termiche sono gli elementi che definiscono lo stile di questi vini. Condizioni climatiche favorevoli e il clima continentale del vulcano più alto d’Europa consentono una vendemmia con uve di Nerello Mascalese e Carricante sane, dalla buona espressione aromatica e con un interessante bilanciamento tra maturità fenolica e acidità, afferma Salvatore Rizzuto, enologo di Gambino.

A fare da cornice a questo viaggio lungo cento giorni è Assovini Sicilia, l’associazione fondata nel 1998 che oggi riunisce 101 cantine per circa 900 etichette. Le aziende di Assovini Sicilia condividono un percorso fatto di qualità, innovazione e costante ricerca dell’eccellenza, contribuendo a dare valore ai territori e alle persone che li custodiscono, sottolinea la presidente Gabriella Favara.

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