Valeria Canavesi porta a Milano una ricerca sul destino delle parole nella società contemporanea. Dal 17 settembre all’11 ottobre 2026, l’Archivio Rachele Bianchi di Via Legnano 14 ospita Sono solo parole, mostra personale dell’artista comasca curata da Giorgio Uberti. L’opening è fissato per mercoledì 16 settembre alle 18.00. L’ingresso è gratuito.
Il progetto nasce da una domanda semplice e urgente: cosa rimane delle parole quando vengono consumate, abusate o svuotate di senso? Canavesi risponde con opere fisiche — manifesti di formato 50×70 cm, stampati a mano nell’atelier A14 di Milano in undici esemplari ciascuno. Ogni parola scelta dall’artista diventa protagonista di un manifesto originale: carte differenti, colori, effetti di stampa e lavorazioni manuali vengono associati semanticamente a ciascun termine, restituendogli un’identità visiva e concettuale precisa. Torchi, telai, inchiostri, rulli e cliché compongono un processo produttivo che ridà corpo e presenza alla scrittura.
Siamo sommersi di parole senza più significato. Parole vilipese, abusate, dimenticate. Eppure, tutti pensiamo con le parole. Con le parole costruiamo i nostri desideri, diamo forma a sentimenti e ragionamenti. Con questa ricerca ho voluto restituire alle parole tutta la centralità che meritano, afferma l’artista.
Il dialogo con Rachele Bianchi: corazze, reti e identità
In mostra, tre opere di Rachele Bianchi dialogano con la ricerca di Canavesi: Donna con bambino (1955, marmo bianco), La Coppia (1994, bronzo) e Figura con la rete (2005, bronzo). Il confronto non si fonda su somiglianze formali, ma su una riflessione condivisa attorno alle corazze dell’essere umano e ai processi di costruzione dell’identità.
Nelle sculture di Bianchi, la figura femminile attraversa un percorso di emancipazione da vincoli visibili e invisibili: trattenuta da manti e strutture geometriche, si libera progressivamente verso una rete sempre più aperta. Nelle opere di Canavesi, la parola si manifesta come soglia e barriera insieme — strumento di accesso che può anche trattenere o nascondere. Ed è qui che si rende evidente il punto più inedito della mostra, spiega il curatore Giorgio Uberti. Rachele Bianchi ha affidato alla materia il compito di dire ciò che la parola, da sola, non poteva trattenere. I suoi titoli ricorrenti — Figura, Personaggio, Senza Titolo — confermano questa essenzialità: non nominano, ma aprono. Non spiegano, ma indicano.
Canavesi lavora invece dentro la parola stessa, nelle sue grazie e nelle sue ambiguità. Pesante e leggero. Solidità e fragilità. Materia e parole. Bronzo, marmo, gesso. E carta. La relazione delle mie opere con le sculture di Rachele Bianchi si sostanzia nel dialogo tra gli opposti e nell’equilibrio degli estremi, scrive l’artista. Due donne, due linguaggi, una medesima urgenza espressiva.
Il workshop Parole per Rachele
Il 29 settembre, dalle 18.00 alle 20.00, Canavesi conduce all’Archivio il laboratorio Parole per Rachele. I partecipanti sono invitati a scegliere una parola ispirata alle opere di Rachele Bianchi e a trasformarla in un elaborato artistico su carta formato A3, lavorando con matite, pennarelli e pastelli a cera. Il laboratorio è gratuito e su prenotazione fino a esaurimento dei posti.
La mostra rientra nel programma Rete Aperta, giunto all’undicesima edizione, con cui l’Archivio Rachele Bianchi invita artisti contemporanei a confrontarsi con l’eredità della scultrice milanese (1925–2018), tra le voci più indipendenti della scultura del secondo Novecento. Sono solo parole si inserisce inoltre nel calendario di iniziative per il Centenario dalla nascita di Bianchi, che si concluderà entro fine anno con la pubblicazione della prima monografia aggiornata postuma sull’artista.
Informazioni pratiche
Sono solo parole è visitabile dal 17 settembre all’11 ottobre 2026 presso l’Archivio Rachele Bianchi, Via Legnano 14, Milano (MM1 Cairoli, MM2 Lanza), da martedì a domenica su prenotazione scrivendo a info@archiviorachelebianchi.it. Ingresso gratuito. Ulteriori informazioni su www.archiviorachelebianchi.it.