[oblo_image id=”3″]Nessuna domanda sul perché, sul come o sul chi. Niente interviste ad amministratori o a politici, né chiarimenti virgolettati di esperti. Nemmeno opinioni di cittadini. Stessa cosa per dati, stime, cifre a sostegno di questa o quell’altra tesi: non ce ne sono.
Al contrario, ci sono queste foto. E molte altre sono in una cartella di un pc per via del loro numero (circa un centinaio). E anche perché, in fondo, parlano tutte della stessa cosa: di mondezza e di bellezza. Pericolosamente insieme. Di micro discariche abusive ovunque e di una natura ancora, e per fortuna, resistente. Di colpevoli apatie urbane e di forti colori. Di ampi spazi. Di una visione generale d’insieme ancora rassicurante per l’equilibrio e le proporzioni che vengono da un tempo lontano. E del pericolo che tutto questo possa essere compromesso per sempre e molto prima di quanto si pensi.
[oblo_image id=”4″]Dove? Alle falde del Pollino, la più grande area protetta d’Italia, tra Calabria e Basilicata. Protagoniste, le strade e le contrade del comune più importante del versante calabrese del parco: Castrovillari.
Quando? Domenica 2 dicembre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.30. Ma non è la prima volta. L’idea di andare in giro, secondo un percorso già sperimentato, a catturare l’immagine del cassonetto-discarica in pieno centro, della cascata di rifiuti sotto uno dei posti più panoramici del centro storico, del water abbandonato sul ciglio della strada o del rottame di lavatrice in bella mostra, si è concretizzata poco alla volta nel corso degli ultimi anni. E a fotografarla di continuo – cancellando e ricostituendo cartelle e sub-cartelle – ci si rende conto che la spazzatura vince sempre. Perché è sempre lì; cresce o, nella migliore delle ipotesi, resta la stessa.
[oblo_image id=”5″]Non c’è altro da dire. Solo questo, ma è un’opinione personale. Come si vede nelle foto, è possibile mantenere un punto di vista distaccato e tranquillo, scattando solo le foto che ci piacciono. Solo quelle che fissano in memoria un’inquadratura ampia e armonica. Senza macchia. Oppure si può zoomare tra gli anfratti nascosti di scoscesi dirupi nei dintorni della città o, a piacere, tra le stesse strade della città.
Per ultimo, una terza di possibilità: cercare di scattare entrambe le tipologie di foto. E poi di compararle, per vedere il bello e il brutto. Per dubitare qualche volta del primo e per riconoscere meglio e più di frequente il secondo che gli è dentro.