
Sono stati presentati presso il Centro Congressi Torino Incontra, i risultati dell’indagine “L’industria della moda in Piemonte tra creatività e innovazione” realizzata per Unioncamere Piemonte dalla società di ricerca Step srl e dal Centro Studi CSS-EBLA. Lo studio fotografa lo stato dell’arte della moda piemontese, italiana e internazionale nel 2012, individuando i possibili asset di sviluppo del settore. Dopo i saluti del Segretario Generale di Unioncamere Piemonte Paolo Bertolino e dell’Assessore al Commercio e Artigianato della Regione Piemonte Agostino Ghiglia, Giuseppe Russo, Socio fondatore di Step Ricerche Srl, e Filippo Chiesa, Project manager di Step Ricerche Srl, hannoi illustrato i risultati dell’indagine sul sistema della moda in Piemonte. Paola Borrione, Direttore CSS-EBLA, e Vittorio Falletti, Ricercatore CSS-EBLA e membro ICOM, sono poi intervenuti su “Moda e creatività in Piemonte”. A seguire, hanno preso parte alla tavola rotonda moderata da Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24 Ore: l’imprenditore Carlo Callieri; Giuseppe Miroglio, Presidente Gruppo Miroglio; Michelangelo Pistoletto, Direttore artistico della Fondazione Pistoletto; Pegi Limone, Presidente Associazione MAT – Moda d’Autore Torino. Le conclusioni saranno affidate ad Andrea Fortolan, Presidente della Camera di commercio di Biella.
“L’industria della moda non può prescindere da una territorio ricco di creatività, eccellenze e cultura come il nostro. Per questo occorre che tutti gli attori pubblici e il Sistema Camerale in primis, si impegnino per venire incontro alle esigenze delle aziende del settore. Occorre soprattutto sostenere quelle imprese che si affacciano o vogliono consolidare la propria presenza sui mercati esteri, vero motore dell’attuale economia, e mettere in atto strategie di marketing territoriale in grado di costruire quell’identità collettiva e quella reputazione internazionale che ancora mancano alla nostra filiera della moda” commenta Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere Piemonte.
L’Italia è uno dei Paesi di maggior rilievo al mondo per la concezione e realizzazione di capi, tessuti, scarpe, accessori e idee legate alla moda. A livello europeo, si posiziona al primo posto precedendo Paesi come Francia, Inghilterra, Spagna e Germania.
Il fatturato della filiera moda nazionale, nel 2012, si attesta fra i 60,3 e gli 83,2 miliardi di euro, a seconda che si prendano in considerazione solo produzioni tessili, abbigliamento, pelletteria e calzature, o che si allarghi l’osservazione anche alla concia, agli occhiali, all’oreficeria e alla gioielleria. Le 110.897 imprese nazionali (il 18,3% del manifatturiero) occupano 834.507 addetti (pari al 16,4% del totale del settore industriale) e sono riuscite a esportare 43 miliardi di merci e servizi, pari a circa il 12% delle esportazioni manifatturiere nazionali.
All’interno della regione vi sono alcuni distretti in cui sono concentrate specificità produttive ed eccellenze storiche: su tutti emerge quello di Biella (che comprende anche parte del vercellese), specializzato nella lavorazione della lana. Per numerosità (assoluta e relativa) degli occupati, il distretto tessile biellese si colloca al terzo posto in Italia (dopo Prato e Busto Arsizio). Altri distretti del tessile sono presenti in provincia di Novara, a Chieri e a Cocconato d’Asti. Torino vanta, invece, un’alta concentrazione di imprese legate all’abbigliamento.
Per capire meglio le caratteristiche e le dinamiche di un settore così importante, nel mese di gennaio 2013 è stata condotta un’analisi campionaria presso le imprese regionali della moda specializzate nei 4 settori di indagine: tessile, articoli di abbigliamento, articoli in pelle e pelliccia, e design di moda per la manifattura.
La selezione dei 458 intervistati ha permesso di ottenere un campione rappresentativo dei mestieri presenti nella filiera piemontese, dei territori provinciali con i loro cluster locali, delle dimensioni e delle forme giuridiche in cui sono organizzate le imprese della moda regionale.
Le dimensioni medie del campione riflettono quelle della filiera: il 66,2% è rappresentato da micro imprese, il 21,6% da piccole imprese (con un massimo di 50 occupati e 10 milioni di euro di fatturato), il 10,9% da medie imprese (con un massimo di 250 occupati/50 milioni di euro di fatturato); ci sono poi 6 grandi imprese (l’1,3%), con diverse centinaia di occupati e milioni di euro di giro d’affari.
Una peculiarità della filiera piemontese è quella di essere caratterizzata da solidi legami, commerciali e non, fra le imprese: circa il 70% degli intervistati ha almeno un fornitore attivo all’interno della regione.
Le imprese del campione che nel corso del 2012 sono riuscite a vendere i propri prodotti o servizi all’estero sono 191, pari al 42% del campione; fra le società di capitale, la quota degli esportatori supera il 68% e fra le imprese medio-grandi quella del 70%.
Su 100 euro fatturati dalla filiera piemontese, 44 provengono dall’estero. Questa percentuale sale al 53,4% se si prendono in considerazione solamente le imprese che esportano.
La maggior parte delle imprese del campione ha subìto un calo del proprio fatturato nel 2012 rispetto al 2011; 102 imprese (circa 1 rispondente su 4) hanno stabilizzato i propri ricavi sugli stessi livelli del 2011, mentre 91 imprese hanno segnato una crescita, che complessivamente è stata dell’11,4%.
Le risposte delle 91 imprese che riescono a crescere anche nel 2012 forniscono diverse indicazioni sui fattori che facilitano il successi produttivi e commerciali. La dimensione e la strutturazione delle società non sono fattori sufficienti, ma aiutano: il 60% di queste 91 imprese è infatti una società di capitale. I mercati maggiormente premianti sono quelli di gamma medio-alta e le piazze estere: infatti, il 61,5% di queste 91 imprese esporta; parallelamente, fra coloro che si rivolgono a un mercato medio-alto, meglio ancora se del lusso, è cresciuta 1 azienda su 3.
Si rivela premiante, inoltre, la maggiore attenzione alla spesa in R&S (il 56% di questo sotto campione conduce attività formalizzate nel campo, contro il 42,8% del totale degli intervistati) e alle innovazioni come quelle relative ai materiali.
LE RICHIESTE ALLA POLITICA
La principale richiesta delle imprese ai decisori pubblici si concentra sulla riduzione dei costi (lo chiede il 60% degli intervistati): da quelli legati alla tassazione, anche sul lavoro, agli interessi sui debiti, ai costi dell’energia.
La riduzione degli ordini e l’allungamento dei tempi di pagamento delle fatture determinano ulteriori criticità, come la mancanza di liquidità e la difficoltà di autofinanziamento, spingendo la richiesta di un più semplice accesso al credito, anche per poter investire in nuovi prodotti e processi e nella rete commerciale nazionale ed estera. Altre esigenze segnalate riguardano il supporto sui mercati internazionali e alla rete distributiva, oltre che una maggiore attenzione alla formazione.
L’EXPORT DEL COMPARTO MODA PIEMONTESE NEL I SEMESTRE 2013
Nel I semestre del 2013, l’export complessivo italiano ha subìto un leggero rallentamento rispetto allo stesso periodo del 2012 (-0,4%). È andata meglio al Piemonte, che ha visto una crescita del 2,1%.
I prodotti della filiera moda piemontese hanno registrato una performance ancora migliore, con un export del +2,4%, sfiorando la quota di 1,6 miliardi di euro. All’interno della filiera, il comparto tessile regionale è in controtendenza (-1,4%), mentre registrano performance i prodotti legati all’abbigliamento (+7,5%) e agli articoli in pelle (+7,2%).