Lo tiro io: autoeleggersi rigorista e sbagliare

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[oblo_image id=”1″] Se avesse segnato probabilmente tifosi e critici si sarebbero spellati le mani per applaudirne personalità e carisma. Ma visto che nel calcio il senno di poi conta ancora parecchio, l’errore dal dischetto col Siena ha condotto Marco Materazzi sul banco degli imputati. Gli viene rinfacciata una sorta di mania di protagonismo, il voler essere sempre al centro dell’attenzione anteponendo gli interessi personali a quelli della squadra. Stando all’accusa, Matrix voleva ritagliarsi la copertina sullo scudetto dell’Inter segnando il gol decisivo ben sapendo che il periodo migliore dei nerazzurri in questa stagione è coinciso con il suo infortunio. E così Macellazzi (perchè anche i soprannomi cambiano a seconda di come gira il vento) ha disatteso le gerarchie che vedevano Cruz come rigorista designato tradendo l’Inter nel momento più delicato. Un linciaggio mediatico eccessivo per chi alla maglia nerazzurra ha dato anche nei periodi più difficili e che rischia di creare un capro espiatorio per tutti i mali del Biscione. Forse si dovrebbe trovare un equilibrio essendo più indulgenti per un errore tecnico – per quanto grave – e molto più severi per alcuni comportamenti del difensore. Soprattutto, deve essere chiaro che l’essere stato uno degli eroi di Berlino con tanto di gol nella finale mondiale vale la gratitudine di una nazione ma non la licenza per commettere allegramente interventi che di calcistico hanno ben poco come quelli comminati a Pandev in Coppa Italia e a Locatelli in campionato. Altrimenti si rischia di far riaffiorare altre “prodezze” poco edificanti come il pugno sferrato a Bruno Cirillo o il parapiglia negli spogliatoi dell’Olimpico il fatidico 5 Maggio 2002.

Se può consolare. Materazzi non è comunque il primo ad autoeleggersi rigorista per poi fallire. Ne sa qualcosa Pierre Wome che provocò l’eliminazione del Camerun nelle qualificazioni per i mondiali assumendosi la responsabilità di andare dal dischetto togliendo il pallone dalle mani di Samuel E’too. Il tiro del terzino si infranse sul palo, i compagni non lo difesero e i tifosi gli devastarono casa. E pensare che di quella nazionale, Wome era il capitano… C’è poi un altro caso da antologia, anche se con dinamiche diverse. Appena arrivato alla Juve dalla Fiorentina, Roberto Baggio si rifiuto di calciare un rigore contro la sua ex squadra. Anche in quel caso, il “cambio” del tiratore risultò nefasto e l’errore di De Agostini provocò l’ira del tifo bianconero nei confronti del Divin Codino. Lo stesso fuoriclasse ebbe poi modo di rifarsi e nei mondiali ’98 trasformò con successo il rigore contro la Francia scacciando i fantasmi per il fatale penalty tirato alle stelle con il Brasile quattro anni prima. Per poi glissare con la frase più abusata e ricorrente sull’argomento: “Un rigore può essere sbagliato solo da chi ha il coraggio di tirarlo”. Indiscutibile, ma visti i precedenti si sconsiglia caldamente chi non è designato di avvicinarsi al dischetto. Sarà pur vero che battere la mano sul petto e dire “lo tiro io” è segno di coraggio, ma non sempre la sorte arride agli audaci…