Le sirene con la coda di pesce, il Cavallo di Troia nell’Odissea, Ulisse esploratore per vocazione. Sono solo alcuni dei clamorosi errori che oltre il 70% degli italiani commette quando si parla del capolavoro di Omero. A fotografare la situazione è un’indagine di Libreriamo, media digitale dedicato alla cultura, che ha analizzato circa 1.500 conversazioni spontanee online per misurare quanto gli italiani conoscano davvero l’epica classica.
Il risultato è impietoso. Il 52% degli intervistati attribuisce l’Odissea a Virgilio, poeta romano vissuto sette secoli dopo Omero. Il 91% è convinto che le Sirene siano bellissime fanciulle con la coda di pesce, confondendo le mostruose creature metà donna e metà uccello della mitologia greca con l’immaginario disneyano. Il 76% colloca il Cavallo di Troia al centro dell’Odissea o dell’Iliade, ignorando che l’episodio è narrato per esteso nell’Eneide di Virgilio.
Ulisse esploratore? Colpa di Dante
Tra gli errori più diffusi spicca quello sulle motivazioni del protagonista. Il 79% degli italiani è convinto che Ulisse navigasse spinto dalla curiosità di scoprire nuovi mondi e superare i limiti umani. È il ritratto dantesco del Canto XXVI dell’Inferno, non quello omerico: nell’Odissea l’eroe itacese vuole soltanto tornare a casa, a Itaca, dalla moglie Penelope.
Altrettanto diffusa è la confusione sulla durata del viaggio. Il 72% crede che Ulisse abbia trascorso vent’anni in mare a combattere mostri. In realtà i dieci anni di navigazione si sommano ai dieci di guerra a Troia, e di quei dieci anni di viaggio ben otto li passa praticamente fermo: sette sull’isola di Calipso, uno su quella di Circe.
Penelope non è da meno. Il 64% degli italiani la immagina con i ferri da maglia in mano, intenta a sferruzzare. Peccato che i ferri da maglia fossero una tecnica medievale, sconosciuta nell’antica Grecia: Penelope lavora a un telaio, tessendo e disfacendo il sudario del suocero Laerte per tenere a bada i Proci.
Telemaco bambino, Scilla e Cariddi maghe: il catalogo degli abbagli
L’indagine ha censito dieci errori ricorrenti. Il 71% considera Telemaco un bambino indifeso per tutta la durata della storia, mentre nell’Odissea è un ventenne che compie da solo un viaggio a Pilo e Sparta e combatte al fianco del padre contro i Proci nel palazzo di Itaca. Il 63% trasforma Scilla e Cariddi, i due mostri marini dello Stretto di Messina, in isole rocciose o in due maghe rivali. Il 68% confonde le azioni di Circe, che tramuta in maiali l’equipaggio di Ulisse, con quelle di Calipso, che tiene prigioniero l’eroe per sette anni.
Chiude il catalogo l’episodio di Polifemo. Il 58% degli italiani ritiene che l’inganno del Nessuno rappresenti il trionfo definitivo di Ulisse sul Ciclope. Dimentica però il seguito: subito dopo, l’eroe urla il proprio vero nome per rivendicare la vittoria, e quella superbia gli costa cara. Polifemo invoca la vendetta del padre Poseidone, che perseguiterà Ulisse per tutto il resto del viaggio.
La cultura pop ha cannibalizzato Omero
La ricerca è stata condotta con la metodologia SWOA (Web Opinion Analysis), esaminando conversazioni spontanee su social network, forum, blog e community online. L’obiettivo era misurare la reale familiarità degli italiani con l’eredità classica e individuare i falsi miti più resistenti.
Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo, commenta così i dati: In Italia abbiamo la fortuna di avere radici scolastiche e culturali profondamente legate all’epica classica, ma per assurdo siamo i primi a non ricordare a sufficienza i nostri testi fondativi. Il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop. La classicità non è solo polvere da biblioteca, ma un luogo identitario che ha forgiato il nostro modo di raccontare le storie.
Trovato individua nella scuola il punto di partenza per invertire la rotta: La drammatica percentuale di risposte errate dimostra che abbiamo un urgente bisogno di riavvicinare i cittadini alla lettura dei grandi classici, stimolando la memoria attiva e sconfiggendo la pigrizia intellettuale che ci porta a confondere il viaggio di Ulisse raccontato da Dante con quello originale di Omero. Occorrerebbe riprendere in mano i testi senza preconcetti, un’abitudine che le scuole dovrebbero rinnovare per creare una confidenza narrativa permanente con i capolavori assoluti.
L’indagine arriva in un momento in cui l’Odissea è tornata al centro dell’attenzione grazie all’adattamento cinematografico di Christopher Nolan. Evidentemente, però, il film ha riacceso la curiosità senza correggere i luoghi comuni. Sette italiani su dieci, a quanto pare, avrebbero bisogno di rileggere l’originale.