Un silenzio che pesa quanto una risposta. Da settimane la linea di Palazzo Chigi è chiara: non replicare colpo su colpo alle uscite di Donald Trump. E anche stavolta il governo italiano sceglie il più classico dei no comment davanti all’ultimo affondo del presidente statunitense contro la premier: un meme pubblicato su Truth, il suo social network, che ritrae lui e Giorgia Meloni con una didascalia tagliente, “necessario un ordine restrittivo”.
È l’ennesima frecciata in una sequenza di critiche che si trascina da settimane. L’episodio più clamoroso resta l’intervista a “L’aria che tira” dopo il G7 francese di Evian, quando l’inquilino della Casa Bianca, lamentando uno scarso sostegno italiano nella guerra contro l’Iran, aveva descritto la presidente del Consiglio come una leader in cerca affannosa di visibilità: “Mi ha implorato, mi ha fatto pena…”. Parole a cui Meloni aveva risposto per le rime in un video sui social: “Io e l’Italia non imploriamo”.
Nel frattempo, il 2 luglio si è tenuta a Villa Taverna la tradizionale celebrazione in vista dell’Independence Day. Un appuntamento a cui la premier ha scelto di non presenziare – diversamente dall’anno scorso – ma che ha comunque visto la partecipazione di una nutrita delegazione governativa, guidata dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini: una presenza voluta come gesto di distensione dalla stessa Meloni, che aveva invitato i ministri a prendere parte alla festa nel segno di un principio più volte ribadito, quello secondo cui i legami profondi con gli Stati Uniti superano di gran lunga l’attuale frizione diplomatica.
Interpellate dall’Adnkronos, fonti di Palazzo Chigi smentiscono che dietro il nuovo attacco di ‘The Donald’ ci sia la telefonata di venerdì scorso tra la premier e il presidente turco Erdogan. Secondo alcune ricostruzioni di stampa, in quel colloquio Meloni avrebbe chiesto al leader turco di gestire i lavori affinché il summit non si trasformi nell’ennesima vetrina personale di Trump. Una ricostruzione respinta con fermezza dall’esecutivo: “È falso che si sia parlato di Trump durante la telefonata. Totalmente falso”.
Il nuovo meme spiazza ancora una volta il governo italiano, ormai avvezzo alle sortite del presidente americano. Un esponente dell’esecutivo, in forma anonima, offre all’Adnkronos una sua chiave di lettura dell’inasprimento degli attacchi: “Trump sosterrà Vannacci a mio avviso ed è il motivo della polemica”, leggendo le bordate del tycoon come parte di una strategia più ampia, volta a sostenere i movimenti dell’estrema destra per destabilizzare gli equilibri politici del Vecchio Continente.
L’ultimo affondo del capo della Casa Bianca arriva alla vigilia del summit Nato di Ankara, dove Trump si appresta a richiamare all’ordine i partner europei sul fronte delle spese per la difesa. Un vertice che si preannuncia delicato, con la curiosità diffusa di osservare come la premier si rapporterà al presidente americano dopo settimane di offensiva verbale. Martedì Meloni porterà ad Ankara l’impegno a un incremento delle spese militari dello 0,55% del Pil entro il 2028. Fonti italiane precisano che il dato complessivo presentato al tavolo sarà pari al 2,8% del Pil, di cui il 2,09% derivante dalle spese “core” per la difesa e lo 0,71% da investimenti nel nuovo perimetro della sicurezza – circa 15 miliardi di euro destinati a sicurezza energetica, cybersicurezza e protezione delle frontiere. Una quota che salirà progressivamente negli anni, senza però accelerazioni immediate verso il tetto massimo dell’1,5% previsto dal nuovo schema Nato.
Nonostante la scelta del silenzio ufficiale, alcune reazioni sono comunque arrivate da diversi esponenti dell’esecutivo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo a ‘Sky Tg24 Live In’, ha glissato sul merito del post – “Niente, non ho pensato niente, ho guardato altro” – per poi ribadire la priorità della linea atlantista: “La cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato storico come gli Stati Uniti, i rapporti sono tra Stati, le persone passano e i rapporti invece devono rimanere”. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, secondo cui “i rapporti con gli Stati Uniti sono dei rapporti incrollabili e non vengono messi in discussione neanche da queste fibrillazioni delle quali ancora non è chiara la natura”.
Più articolata la posizione del titolare della Farnesina Antonio Tajani, che ha rivendicato la scelta del silenzio come strategia coerente: “Sono dichiarazioni che si commentano da sole. Noi fin dall’inizio abbiamo detto che non avremmo risposto a dichiarazioni di questo tipo”, ricordando che “le relazioni con gli Stati Uniti sono fondamentali da tutti i punti di vista: commerciali, politici, strategici”. Taglia corto invece il vicepremier Matteo Salvini, interpellato a margine di un evento nel Vercellese: “Non commento più queste cose”.
(di Antonio Atte)