Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 301
Prezzo: 15,00 €
Codice ISBN: 979-8328835602
«Nessuno è veramente vecchio, quando si sente addosso la vita, pesante come un sacco di patate rotto che lascia uscire via via il suo contenuto lungo la strada. È difficile tenere quel sacco pieno ed integro, ma in realtà non è un guaio il fatto che si svuoti; anzi, il guaio è proprio temere quello svuotamento: credere che ogni patata che rotola lungo la discesa sia un’occasione perduta, o, peggio, un pezzo di vita che si perde. No, non è proprio così: la verità è che poi tutte le patate le ritrovi in cima alla salita»: nel romanzo “Il ciottoloso enigma”, Marco Biagetti sceglie deliberatamente una dimensione visionaria e frammentaria, trasformando il percorso del protagonista Beniamino in un’esperienza percettiva e simbolica.
Beniamino, voce narrante dell’opera, è un uomo apparentemente ordinario che riflette sulla sua miserevole condizione e che, progressivamente, perde ogni riferimento stabile all’interno di una città anonima e alienante. Ciò che emerge è infatti una sensazione di spaesamento radicale: le stazioni ferroviarie e le grigie periferie, così come la massa di gente che si muove nei contesti urbani, vengono descritti dal protagonista come ingranaggi impersonali di una realtà meccanica e soffocante. L’individuo appare intrappolato dentro automatismi sociali che cancellano identità, desideri e libertà personale.
È in ragione di tali riflessioni che Beniamino decide di lasciare indietro questa follia; la causa scatenante è l’incontro con una ragazza che lo incanta con i suoi capelli e i suoi modi misteriosi: dopo che lei gli ruba il portafoglio, il protagonista si mette sulle sue tracce entrando in una dimensione dove memoria, immaginazione e percezione sensoriale si sovrappongono continuamente. E più si allontana dalla città immergendosi nella campagna, e più l’uomo si spoglia dei suoi averi – dall’orologio alle scarpe – cominciando a camminare sul greto di un fiume, incurante anche dei ciottoli aguzzi che feriscono le piante dei piedi.
E mentre avviene una dissoluzione della realtà oggettiva, anche l’identità di Beniamino si sfalda e si ricompone, come in un processo alchemico che mira alla purezza; rinunciando gradualmente agli oggetti simbolo della propria identità sociale, infatti, egli abbraccia una sorta di necessaria destrutturazione dell’io. Questa dinamica richiama chiaramente i modelli psicologici e filosofici legati alla crisi dell’identità moderna, ma anche le suggestioni junghiane, soprattutto nella rappresentazione della ragazza misteriosa come figura prossima all’“anima”, cioè alla componente profonda e irrazionale della psiche.
Nel corso del romanzo, Beniamino incontra personaggi marginali, eccentrici o simbolici: pittori, mendicanti, figure sospese tra follia e saggezza; ognuna di queste relazioni contribuisce a incrinare ulteriormente le convenzioni attraverso cui il protagonista interpretava la realtà. E mentre viaggia verso la foce del fiume – metafora del fluire della coscienza e del mutamento continuo – il protagonista ci mostra un modo diverso di vivere, di sentire, e di manifestare la propria libertà.
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