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Golia vince su David nella Valle di Elah

Nella Valle di Elah èun film che incute rispetto, suscita commozione e forse lascia anche un pò d’amaro in bocca. E’ in Italia da qualche giorno, ma credo che rimarrà nella memoria di tutti coloro che l’hanno visto e che vogliono capire un po’dell’America dei reduci dell’Iraq, arrabbiarsi per l’inutilità della violenza, di qualsiasi genere, che azzera i cervelli, deturpa i corpi e massacra gli animi.

Credo che rimarrà nella memoria di chi per fanatismo o banale ideologia non crede all’esitenza del rovescio della medaglia, ovvero all’America dei non eroi, dello smarrimento, dei disvalori, della bruttura.

Il film, ultimo lavoro dell’osannato, Paul Haggis, premio oscar per Crash e sceneggiatore del capolavoro di Clint Estwood: Million Dollars Baby, narra il disfacimento dei valori nazionalistici in cui crede una famiglia americana.

Il soldato Mike, dopo 18 mesi di Iraq, tornato alla base in America, scompare dopo una notte di bagordi con dei commilitoni.

Il padre, un militare in pensione, reduce del Vietnam, interpretato da un perfetto, misurato e straordinariamente “americano”, Tommy Lee Jones, si mette alla ricerca del figlio scomparso.

Grazie all’aiuto di un’ inizialmente riluttante e in seguito sempre più coinvolta, ispettrice della polizia locale, resa convincente dalla splendida Charlize Theron, si verranno a svelare verità nascoste, debolezze, paure e brutalità del mondo idealizzato dei ragazziche hanno combattuto la guerra in Iraq.

Eroi che di eroico poco hanno, e che sono piuttosto sopravvissuti a situazioni più grandi di loro, che plasmano i caratteri e imbestialiscono gli animi.

Senzaentrare tropponegli sviluppi della storia, lasciati allo spettatore;“il soldato Mike” verrà trovato morto, dopo essere stato brutalmente accoltellato, fatto a brandelli e infine bruciato.

La scena finale, che tutto spiega, sembra quasi voler fare il verso ai tanti film tipici della filmografia nazionalista americana: una bandiera degli Stati Uniti che sventola al contrario, con le stelle rivolte verso il basso, che come spiega Lee Jones, prima che cali il sipario, nell’esercito simboleggia un segnale di pericolo.

Le recensioni al film sono state diverse e varie, ma sicuramente il disincanto e ladecostruzione a valori che forse si perdono nella bestialità della guerra, hanno resoi critici più o meno concordi sul fatto che si tratti di una delle migliori pellicole degli ultimi anni. Questo piccolo capolavoro suggella la creatività e la professionalità di un regista che ci ha dato molto e che sicuramente ha ancora molto da dare, senza superficiali retoriche, effetti speciali e attraverso una sceneggiatura che disarma e fa riflettere.

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