Lo storico Giordano Bruno Guerri, volto di ‘Italia mia, benché’ negli Anni 90, dopo molti anni lontano dal piccolo schermo torna in tv con la rubrica ‘Lezioni di storia’ nella quinta stagione di ‘BellaMa’, il programma di Pierluigi Diaco in onda su Rai2 alle 15:25 dal 7 settembre. “Faccio volentieri televisione e sono molto contento di ricominciare da una trasmissione importante come ‘BellaMa’, una delle più seguite del pomeriggio, piena di stimoli e con un pubblico vario e interessante. Sono grato all’amico Pierluigi Diaco che mi ha offerto questa possibilità in un programma che ha un pubblico giovane, ma anche maturo e attento”, racconta Guerri all’Adnkronos. In onda ogni due martedì dal 15 settembre, la rubrica – dedicata a personaggi reali o immaginari – è stata costruita su misura per Guerri: “È tagliata molto su di me. Io sono uno storico specializzato in biografie. Conosco molto bene e amo i personaggi che racconterò, per motivi diversi”. La prima puntata sarà dedicata a ‘Pinocchio’: “Un personaggio che ha ucciso il suo autore: tutti lo conoscono, è il libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia, con 207 traduzioni. Ma Collodi non lo conosce nessuno, ed è invece un personaggio di estremo interesse: volontario nelle guerre d’indipendenza, polemista eccelso, una specie di Montanelli dell’epoca, autore di opere importanti nell’800 e aviatore della letturatura per l’infanzia anche prima di ‘Pinocchio’“, spiega lo storico.
Tra i protagonisti delle ‘lezioni di storia’ ci saranno anche Gengis Khan e Curzio Malaparte: “Uno scrittore che è stato a lungo cancellato per i suoi rapporti con il fascismo, ma ‘Kaputt’ e ‘La pelle’ restano libri tradotti in tutto il mondo, tra i più importanti sulla Seconda guerra mondiale. Anche lui ha una vita fascinosissima”. Il filo rosso della rubrica, spiega, sarà “presentare personaggi sui quali si ha un’opinione diffusa e farli vedere da un’altra prospettiva, rinnovando l’idea che si ha di loro e dandone, a mio parere, una più veritiera”. Alla domanda su cosa si aspetta da questa avventura televisiva, non ha dubbi: “Dei buoni minuti di trasmissione”. Secondo Guerri, il pubblico “ha voglia e sente il bisogno di questi spazi in cui si parla di storia. La storia affascina tutti. È essenziale: se non si conosce la storia, non si capisce il presente e non si può progettare il futuro. Per capire veramente le cose – sottolinea lo storico – bisogna sapere come sono nate e come si sono evolute. La fine non basta. E come vedere un film negli ultimi 10 minuti”.
Inevitabile il ricordo di ‘Italia mia, benché’, il programma cult che conduceva su Rai3 con Cinzia Tani a metà Anni 90: “Era un programma che ha rotto gli schemi. All’epoca si poteva parlare di cultura solo in cravatta: io mi presentavo scalzo, in maglietta, mi arrampicavo sui televisori, mi sdraiavo davanti agli intervistati, anche illustri”. E ricorda l’intervista a Sergio Mattarella, allora ministro della Pubblica istruzione, “gli chiesti ‘Scusi, perché è democristiano?’. In molti, dice, “portano nel cuore quel programma”. E ammette che gli piacerebbe riproporlo in tv: “Magari mi offrissero qualcosa del genere”. Guardando alla tv di oggi, Guerri osserva che “è diventata più varia, più sciolta, più fantasiosa. In particolare la Rai è molto migliorata, sia come qualità sia come contenuti”. Negli ultimi anni, riflette, “è stato fatto un lavoro interessante e mi auguro che ci siano buone prospettive”. Alla domanda sul suo sogno televisivo, sorride: “Condurre il Festival di Sanremo, mi incuriosisce. Lo vedo da quando ero piccolo ed è davvero il contatto con il Paese. Credo che non riuscirò mai a presentarlo, però potrei ideare qualcosa di buono”, conclude.