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Gioco, non gioco, anzi sì. E vinco pure…

[oblo_image id=”1″] Ormai siamo abituati a vedere squadre di calcio fallire per problemi finanziari. Di solito però tutto avviene durante un’estate rovente. Più strano che una formazione minacci di abbandonare nel bel mezzo del campionato lasciando sconcertati tifosi, dirigenti federali e anche avversari. Perchè ovviamente non si può ripescare cammin facendo e se una compagine si ritira crea un “buco” nel calendario ed un inevitabile incidente tecnico. Sarà incredibile, ma era quello che stava per accadere al Pescara, club fondato nel lontano 1936 con trascorsi importanti anche in serie A. La protesta dei biancazzurri era rivolta alla società, rea di non elargire da tempo gli stipendi. L’avversaria di settimana – la Juve Stabia – era stata allertata: inutile presentarsi allo stadio Adriatico, non ci sarebbe stata nessuna partita. Ma a meno di 24 dall’incontro, l’improvviso dietrofront. Nessuna soluzione per i problemi dirigenziali nè alcuna assicurazione da parte degli organi cittadini. Il Pescara, però, non alza bandiera bianca e decide di proseguire la propria avventura in  C1. Perchè il calcio è sempre calcio e giocare a pallone rimane un piacere senza prezzo. Così sotto la guida di Giuseppe Galderisi, la squadra si ricompatta e la partita inizia regolarmente. Poco importa che i biancazzurri abbiano avuto altre preoccupazioni nella vigilia e non si siano concentrati su schemi o marcature degli avversari. La tattica conta, le motivazioni di più. E se si decide di giocare, vale la pena di farlo fino in fondo. Risultato: Pescara – Juve Stabia 3-1. Mattatore dell’incontro Ilyas Zeytulaev, ex scuola Juve, Ma soprattutto lo stesso attaccante che nel turno precedente era stato costretto a pagarsi la stanza d’albergo perchè la società non era neanche più in grado di provvedere alle spese di vitto dei giocatori. E ora? Sulla squadra rimane un punto interrogativo. La sicurezza finanziara è ancora lontanissima, ma in classifica gli abruzzesi si sono issati nelle zone di vertice. Chi lo ha detto che la strada verso il fallimento debba essere necessariamente triste?

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