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Gandolfo (Sirm): “Radiologo sempre più importante nei percorsi di cura”

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“All’interno del percorso di diagnosi e cura del paziente, il radiologo riveste sempre più un ruolo centrale proprio perché tutto inizia dalla diagnosi e dalle risposte diagnostiche che riusciamo a fornire, fondamentali per poi scegliere le terapie più corrette. È chiaro che questo ha rivoluzionato la professione: abbiamo un radiologo sempre più clinico, capace di collaborare e confrontarsi con i professionisti delle altre discipline, a seconda della patologia trattata”. Lo ha detto Nicoletta Gandolfo, presidente della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), aprendo i lavori del 52esimo congresso nazionale della Sirm, all’Allianz MiCo di Milano. Il convegno, dal titolo ‘Non solo diagnostica: esploriamo l’universo digitale’ proseguirà fino all’8 novembre e affronta le nuove prospettive della medicina, dalla digitalizzazione dei processi all’evoluzione delle competenze professionali.

“Si tratta, quindi, di un radiologo che deve imparare anche a saper comunicare più di un tempo. C’è quindi un’attenzione importante alla formazione, che deve essere sempre più superspecialistica del radiologo d’organo, di settore o di apparato, a 360 gradi. Ricordo, infatti, che noi gestiamo tutto l’imaging, per cui dovremmo arrivare a una presa in carico diagnostica completa, pur scontrandoci con le problematiche organizzative – spiega – Oltre a una formazione specifica e superspecialistica, serve anche una grande attenzione alla comunicazione: con il paziente, con i colleghi e verso la cittadinanza, perché se non si conosce una realtà non si può capirne l’importanza”.

“Proprio per questo ruolo centrale e per il coinvolgimento del medico radiologo nelle discussioni multidisciplinari, che poi guidano i percorsi diagnostico-terapeutici, dobbiamo pensare a modelli organizzativi differenti, anche perché la radiologia è presente in quasi tutti i percorsi, a differenza di altre discipline esclusivamente specialistiche – sottolinea Gandolfo – In questo, la tecnologia ci viene incontro: come, ad esempio, al buon uso dell’intelligenza artificiale nell’ottimizzazione delle procedure standardizzate, che può liberare tempo prezioso permettendo al radiologo di dedicarsi maggiormente alla comunicazione”. Inoltre, “da presidente di una Società scientifica, non posso che ribadire l’importanza di una formazione adeguata: oggi si supera la figura del radiologo ‘di macchina’ di un tempo, in favore del radiologo d’organo o di settore, in grado di gestire il percorso in maniera appropriata e con una qualità di risposta nettamente superiore rispetto a quella di un profilo generalista”, conclude.

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