Fabio Izzo

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L’ultima vera opera di Oscar Wilde arriva dal carcere di Reading, dove è ormai rinchiuso per l’accusa di sodomia. In quella che è considerata la lettera più lunga mai registrata (un volume alto come “la fattoria degli animali” di Orwell), Wilde rivela la sua vera anima, al di la dell’estetismo e cinismo portati all’estremo; si rivela come una persona umana e che ha saputo amare, come chiunque altro. La lettera è infatti rivolta al suo amante Sir Alfred Douglas, al quale propone la sua riflessione e, di fatto, la sua autobiografia. Questa lo porta a molte conclusioni che sembrerebbero proprio non appartenere allo scrittore inglese, come quella che rivaluta l’amore come una grande forma di poesia, e l’odio come qualcosa di gretto e poco poetico, e, di conseguenza, lui stesso è tenuto a non portare fuori dalla prigione l’amarezza, perché corrisponderebbe a logorare se stesso. Assieme alle riflessioni, ovviamente, troviamo, dettagliatamente narrate, sia la sua travagliata storia con Sir Alfred Douglas, persona dalla dubbia moralità e sanità mentale, sia il padre dello stesso Douglas, proveniente –e ciò risulta indicativo- da una dinastia di suicidi. Viene spiegato anche come Wilde sia stato trattato, ora come arma, ora come difesa, da padre e figlio, nella loro lotta, fino ad arrivare al momento in cui Sir Alfred chiese a Wilde di rivolgersi alle forze dell’ordine, per via delle scenate del padre in luoghi pubblici, che stavano lentamente rovinando l’immagine pubblica dello stesso Wilde, con l’unico risultato di farlo incarcerare per diversi anni in carcere. Questa pietra miliare della letteratura inglese, rappresenta come nient’altro la vita di Wilde, e l’ambiente degradante dell’aristocrazia inglese che ha influenzato la sua concezione del mondo, cosa che (purtroppo), non gli ha impedito di fare bancarotta ed essere incarcerato per sodomia, per colpa di un amore sbagliato.

Risulta incredibile pensare quanto una persona che spesso propone idee che ci fanno veramente sentire lontani da lui, sia capace di smentirci con la poesia delle sue parole ed il suo genio, ancora una volta, forse l’ultima, con un po’ di tristezza, pensando che, in fondo, è morto meno di dieci anni dopo, povero e solo, in un albergo economico, solo per aver dimostrato al mondo di non essere quel cinico che voleva far credere, solo per seguire la “retta via”, solo per amore…