Emma Bonino era una “europeista forte”, molto “competente”, “impegnata” e di “alti principi”, ma anche assai “pratica”, orientata al fare e non solo al dire. Era una “voce potente” sulle questioni umanitarie, non solo in Europa ma “in tutto il mondo”. Lo dice all’Adnkronos Erkki Liikanen, oggi presidente del board del think tank Bruegel a Bruxelles.
Ai tempi della Commissione Santer (dal 1995 al 1999) servì insieme alla politica radicale, scomparsa oggi, come commissario al Bilancio: Bonino aveva le deleghe agli Aiuti Umanitari, alle Politiche per i consumatori e alla Pesca.
“Siamo stati ottimi amici per molti anni”, sottolinea il politico finlandese, che aveva con Bonino un rapporto “molto buono. Era – ricorda – un personaggio molto colorito, una donna forte sui principi”. Liikanen rievoca che “quando è arrivata in Commissione, al primo incontro, era in ritardo. La Norvegia era ancora al tavolo (Oslo decise di non aderire all’Ue in seguito ad un referendum popolare tenutosi nel novembre 1994, ndr)”.
E Thorvald Stoltenberg, il padre dell’ex segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, “era alla riunione”, come commissario designato dalla Norvegia (partecipò alle riunioni preparatorie, ma non si insediò mai a causa della vittoria del ‘no’ nel referendum popolare, ndr).
“Emma – continua Liikanen – era in ritardo, quindi tutti i portafogli erano quasi distribuiti: a lei furono assegnate solo le Politiche dei consumatori (a Stoltenberg era stata assegnata la Pesca, fondamentale per la Norvegia, ndr), e non ne fu affatto contenta. Poi, quando la Norvegia non accettò l’adesione all’Ue, il gioco ricominciò, e ad Emma furono assegnate le politiche della Pesca. La aggiunse alle Politiche dei consumatori. E poi, naturalmente, era molto forte nella Echo, che era l’ufficio per gli aiuti umanitari del commissario”.
In quella posizione, sottolinea l’ex governatore della Banca di Finlandia, Bonino fece un “grande” lavoro. “Andavamo sempre – rievoca – nelle crisi umanitarie. In tutto il mondo, lei era una voce potente e una collega molto solida ed esperta. Abbiamo avuto anche la cosiddetta crisi della Commissione, durante la Commissione Santer (costretta alle dimissioni in blocco nel marzo 1999, ndr). La Storia giudicherà. Ma lei era sempre competente, impegnata”.
Emma Bonino “era una persona di alti principi, ma anche molto orientata alla pratica. E’ un modo di operare: a volte le persone parlano di grandi principi, ma non sono operativamente pratiche. Lei era entrambe le cose. Avevo un altissimo rispetto” per lei.
Dopo la Commissione Santer, racconta ancora Liikanen, “abbiamo continuato con Mario Monti in Commissione. Mario aveva invitato Emma Bonino a cena a casa loro, a Bruxelles. Le disse: ‘Puoi invitare chi vuoi con te’. Ed Emma disse: ‘Vorrei avere Erkki con me a cena’. È un ricordo meraviglioso, perché abbiamo cenato”, con il cibo “preparato da Elsa Monti e Mario Monti, a casa loro, Emma Bonino ed io”.
“La stimavo molto – continua Liikanen – e con molto affetto. È stata una delle migliori colleghe di tutti i tempi che abbia avuto. Io mi occupavo del Bilancio, e dovevo fare anche i controlli di bilancio. Lei aveva dei problemi, perché gli aiuti umanitari in aree critiche non erano sempre facili”.
C’erano, ovviamente, “molte richieste di spesa e anche sfide per il controllo. Ma, tra noi, il rapporto è stato sempre molto buono. Condividevamo molti degli stessi principi: io dovevo, naturalmente, rispettare le cifre del bilancio. Non era difficile. Ho ricordi molto, molto buoni di lei. Sono stato davvero felice di aver avuto l’opportunità di trascorrere questo tempo con Emma“.
Sulle questioni europee, rimarca infine il presidente di Bruegel, “Emma era molto, molto convinta e molto radicata. Conosceva molto bene il progetto europeo e la sua storia: era un’europeista forte e ben informata. Era – conclude – un pilastro importante”.